ROMA – Il Napoli vince la Coppa Italia e centinaia di persone festeggiano abbracciati, accalcati per strada.

Anzi, assembrati si usa dire in questi tempi di Covid. Già, e le misure anticovid? Le distanze, le mascherine, il droplet e i loro congiunti servono solo quando parliamo con un amico o facciamo la spesa?

Va bene la voglia di calcio, va bene la voglia di festeggiare: è normale lasciarsi andare in tempi normali, figuriamoci dopo mesi di reclusione forzata, mesi di paure e nuove fobie.

Tutti abbiamo fatto sacrifici, tutti abbiamo rinunciato a porzioni di libertà individuale. Ma l’obiettivo era “alto”: un sacrificio individuale per il bene collettivo.

E ora? E’ vero, i contagi sono diminuiti. Qualcuno parla (forse a ragione) di virus depotenziato.

Eppure, non può che sorgere spontanea la domanda: era necessario tutto questo per una Coppa Italia?

Anzi, riformuliamo la domanda: dove sono quelli che multavano i genitori che abbracciavano i figli e quelli che agitavano lanciafiamme contro laureandi festaioli?

Anzi, ancora, facciamocene un’altra di domanda: a che servono gli stadi vuoti se poi fuori dagli stadi ci si continua ad abbracciare, sudati, accalcati e accaldati? 

Se va accettato questo (bellissimo) delirio collettivo del tifo che riporta nelle strade un senso di comunità, tanto vale restituire allo spettacolo il suo pubblico (dal vivo).

Napoli, i festeggiamenti per la Coppa Italia

Scatta subito al rigore vincente di Milik la festa a Napoli per la vittoria della Coppa Italia. Nei vicoli dei Quartieri Spagnoli, alla Sanità, nella zona di Piazza Dante i tifosi si sono affacciati ai balconi per festeggiare, sparando fuochi d’artificio e urlando cori, mentre i ragazzi sugli scooter hanno dato il via ai caroselli. La festa è proseguita alla fontana del carciofo in Piazza Trieste e Trento, luogo tradizionale delle feste azzurre.

Circa 5000 persone si sono raccolte in Piazza Trieste e Trento. I giovani si sono subito lanciati nell’acqua della fontana, cantando cori per Mertens, Insigne e contro la Juventus, tradizionale avversario dei partenopei. Fuochi d’artificio e fumogeni rossi hanno accompagnato la festa mentre centinaia di ragazzi in scooter girano per le vie circostanti suonando i clacson.

Cori anche per Maradona e un canto anche per Ciro Esposito, il tifoso napoletano ucciso a Roma in occasione dell’ultima finale vinta dal Napoli, quella della Coppa Italia 2014. Tra i cori il più gettonato è stato il “chi non salta è juventino” che accompagna la rivalità sportiva con i bianconeri.

Oms: “Tifosi sciagurati”

“Sciagurati! In questo momento non ce lo possiamo permettere, per fortuna è accaduto a Napoli, dove governatore e sindaco hanno messo in atto misure rigide e l’incidenza del virus è più bassa che altrove”.

Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), intervistato durante la trasmissione Agorà su Rai 3, commenta così i festeggiamenti dei tifosi in piazza.

“Fa male vedere queste immagini”, ha detto l’esperto. “Ricordo – ha aggiunto Guerra – quanto ha contato la partita dell’Atalanta all’inizio dell’epidemia in Lombardia nella diffusione dei contagi. Non vorrei che si ripetesse proprio ora, che il Comitato Tecnico Scientifico ha cercato di accogliere le proposte del Figc per non limitare del tutto il gioco del calcio, come da scienza e coscienza medica sarebbe suggerito”. (Fonti: Ansa e  Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev).

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