L’Enoteca Giovanni di Montecatini Terme è un luogo di vino ma anche ristorante di tradizione. Ed è una delle tante (praticamente tutte) realtà colpite dalla crisi di coronavirus e dall’incapacità del governo di mettere un freno e poi dare la spinta per ripartire.

Stanno così i commercianti, in attesa di non si sa cosa, mentre le tasse sono da pagare e le perdite non si fermano più. Il Tempo ha intervistato Giovanni Rotti, il patron dell’Enoteca Giovanni, che dice parole che potrebbero risuonare in qualsiasi altra attività come la sua. Tutti testimoni di una crisi economica profonda che sta attraversando il nostro Paese. “Io ho 78 anni già compiuti, da 35 anni con mia moglie gestisco questo ristorante ed al Governo chiedo un po’ di riconoscenza, per il lavoro svolto con passione quotidiana, e chiedo anche un po’ di aiuto”.

 

Ecco l’aiuto. “Io ho 9 dipendenti – dice Giovanni a Il Tempo – abbiamo riaperto il locale il 18 maggio dopo i mesi di chiusura causa lockdown. In questi giorni, con il lavoro che stenta, per i miei dipendenti ho organizzato delle turnazioni. Manca il turismo straniero a Montecatini Terme, come manca in tutta Italia, ed il nostro fatturato è calato di circa l’80%. Vengono alcuni italiani ma noi viaggiamo di giorno su due o tre coperti e la sera tra i dieci ed i quindici. Un calo di clientela che ci costringe a turnare sul lavoro”.

Cosa dovrebbero fare il governo, le regioni ed i comuni? “Servirebbe sulle tasse un semestre bianco, una tregua fino al 2021. Prenda le tasse per il suolo pubblico sui tavolini all’aperto, rinviarle non basta. Andrebbero abbuonate almeno fino a gennaio dell’anno prossimo. E poi anche i nostri politici dovrebbero dare il buon esempio”.
Conclude Giovanni, amareggiato: “Si tagliassero lo stipendio i nostri governanti ed i nostri politici, per i prossimi mesi, e dessero un segnale di condivisione alla gente, agli italiani e alle italiane, che in queste settimane soffrono per le loro difficoltà economiche e per la mancanza di una prospettiva di futuro”.

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