A pesare è stata anche la mancanza di un numero sufficiente di dispositivi di protezione, riscontrata nel 77% delle strutture

Dall’inizio dell’epidemia di Coronavirus sono morte 9.154 persone nelle Rsa italiane. Quasi la metà sarebbe riconducibile al contagio di Covid-19, con il picco registrato tra il 16 e il 31 marzo. A dirlo è il report finale dell’Istituto superiore della Sanità nell’indagine nazionale sul contagio nelle strutture residenziali e sociosanitarie, svolto in collaborazione col Garante nazionale delle persone private della libertà personale.

Nel corso dell’indagine sono state raccolte le risposte di 1.356 strutture, pari al 41,3% di tutte le Rsa contattate. Secondo il rapporto, solo il 7,4% dei decessi nel corso del periodo preso in esame, dal 1 febbraio al 30 aprile, può essere legato con certezza al Coronavirus, essendoci stato riscontro con tampone, mentre il 33,8% dei casi riguarda decessi di persone che avevano sintomi simili all’influenza, alle quali però non è stato possibile effettuare un test.

Le 1.356 strutture consultate avevano un totale di 97.521 residenti alla data del 1/o febbraio 2020, con una media di 72 per struttura. I decessi totali sono stati 9.154, di questi 680 positivi al tampone e 3.092 con manifestazioni simil-influenzali senza tampone. Ma l’indagine ha anche preso in considerazione le difficoltà riscontrate dalle strutture, a partire dalla mancanza di dispositivi di protezione, confermata nel 77,2% dei casi.

Circa il 20% dei referenti ha evidenziato la scarsità di informazioni ricevute circa le procedure da svolgere per contenere l’infezione. Inoltre, il 10% circa delle strutture segnala mancanza di farmaci, un terzo lamenta l’assenza di personale sanitario e 12,5% difficoltà nel trasferire i residenti affetti da Covid-19 in strutture ospedaliere. Infine, circa 1 struttura su 4 dichiara di aver avuto difficoltà nell’isolamento dei residenti affetti dal virus.

Fonte: https://www.open.online/2020/06/17/coronavirus-report-iss-rsa-strage-nelle-case-di-riposo/

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