Docente dell’Università Statale di Milano aveva 75 anni. Si impegnò per far conoscere al grande pubblico i risultati della ricerca più avanzata. Ma amava anche i fumetti

Filosofo della scienza, difensore convinto della libertà umana in tutte le sue forme. Così innanzitutto deve essere ricordato Giulio Giorello, scomparso oggi a Milano. La salute lo ha tradito all’età di 75 anni, nonostante fosse appena riuscito a superare l’infezione da Covid-19 dopo un ricovero in ospedale durato quasi due mesi (qui la sua testimonianza dello scorso 4 giugno). Aveva ancora dentro tanto entusiasmo. Il suo ritorno a casa aveva portato subito alla ripresa della collaborazione con il «Corriere» e «la Lettura» (qui la conversazione con Sergio Harari ed Elliot Ackerman, a cura di Annachiara Sacchi). E il 12 giugno Giulio aveva sposato la compagna, Roberta Pelachin.

Molti erano gli aspetti della biografia di Giorello che ne facevano un intellettuale dal profilo spiccato e originale. Accanto allo studioso di vaglia capace anche di essere polemico, sia pure sempre con garbo, accanto all’ex presidente della Società italiana di logica e filosofia della scienza, c’era l’appassionato di fumetti, l’amante della verde Irlanda e delle sue leggende, una personalità aperta al confronto con chiunque, un uomo immensamente curioso rispetto a tutto quello che si muoveva nella società.

Basta scorrere i titoli della collana Scienza e Idee, che dirigeva per l’editore Raffaello Cortina, e si ha subito un quadro impressionante di quanto vasti e articolati fossero i suoi interessi. Docente di Filosofia della scienza all’Università Statale di Milano dopo aver insegnato in diversi altri atenei, attento conoscitore della produzione accademica internazionale, Giorello aveva dato un contributo notevole ad aprire il dibattito pubblico italiano rispetto a tematiche lasciate un po’ troppo ai margini, considerate spesso un terreno di caccia riservato agli «addetti ai lavori»: le neuroscienze, la paleontologia, la psicologia evolutiva, la fisica delle particelle, ma anche la mitologia, la ricerca filosofica, la bioetica. Praticava nei fatti, con il suo lavoro di indirizzo culturale, il superamento delle barriere tra pensiero umanistico e scientifico.

Inoltre Giorello era profondamente persuaso che anche argomenti complessi potessero essere affrontati in forma divulgativa per coinvolgere il lettore non specialista, secondo l’insegnamento della migliore tradizione anglosassone. Aveva fatto da battistrada all’interesse per il sapere scientifico che si manifesta oggi nelle più diverse iniziative, dai festival alle collane editoriali. Per il «Corriere della Sera» sin dal 1985 e poi per la nuova serie de «la Lettura», Giorello era stato una figura di riferimento prezioso. Per la competenza con cui sapeva intervenire su problemi complessi riguardanti l’astronomia, la filosofia, la matematica, il destino dell’uomo. Ma anche per la disponibilità con cui si prestava a dialogare con personaggi della musica e dell’intrattenimento, soprattutto se giovani. In fondo era sempre rimasto nello spirito un eterno ragazzo, desideroso di fare nuove esperienze intellettuali. Si trattava di uno dei suoi tratti umani salienti, assieme alla generosità assoluta e alla cordialità sincera. Era impossibile non provare simpatia per lui.

Nato a Milano il 14 maggio 1945, Giorello si era laureato prima in Filosofia nel 1968, poi in Matematica nel 1971, allievo del marxista Ludovico Geymonat, un ex partigiano che a sua volta molto si era impegnato per far conoscere in Italia le acquisizioni della moderna epistemologia. Un maestro al cui ricordo Giorello era rimasto sempre affezionato, ma da cui si era distaccato negli anni Ottanta, addebitandogli tra l’altro una scarsa attenzione alle libertà individuali tipica della visione comunista.

Fonte: https://www.corriere.it/cultura/20_giugno_15/morto-giulio-giorello-filosofo-scienza-difensore-liberta-91f3b350-af26-11ea-a957-8b82646448cc.shtml

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