Colossi della digitalizzazione che per strani algoritmi penalizzano la libertà di informazione.

“Siamo una RadioTelevisione italiana con concessioni e licenze pubbliche rilasciate dal Ministero dello Sviluppo Economico e dall’Autortà per le Garanzie delle Comunicazioni; le stesse Autorità pubbliche vigilano per legge sui contenuti da noi diffusi.

Sul nostro canale YouTube pubblichiamo video estratti dalle trasmissioni in diretta delle nostre testate giornalistiche radiotelevisive e che, ovviamente, giammai hanno diffuso – né potrebbero farlo – contenuti che violano le vostre norme.

Le vostre comunicazioni e l’oscuramento del canale sono pertanto fantasiose ovvero nella fattispecie palesemente calunniose; la censura subita si inquadra inoltre in abuso della vostra posizione dominante. Per quanto sopra vi diffidiamo: al ripristino immediato del canale; al ritiro di ogni calunnia verso i nostri riguardi; al risarcimento del danno cagionato. Seguiranno comunicazioni formali del nostro ufficio legale”.

 

 

Questa la nostra risposta a YouTube, nei limiti dei ristrettissimi 1000 caratteri concessi per difenderci e chiedere la riapertura del nostro canale Radio Radio Tv, con 190 mila iscritti e più di 2000 video al momento della chiusura.

Dopo il danno, c’è stata anche la beffa: l’accusa di pubblicare file video contenenti “minorenni in situazioni sessualmente allusive” non è solo un insulto alla nostra intelligenza, ma anche a tutti gli iscritti che abitualmente fruiscono della nostra piattaforma, testimoni della calunnia senza fondamento.

Perché agire in questo modo censorio e diffamatorio in modo univoco e senza possibilità di una reale replica?

Tutta la verità spiegata dal nostro editore Fabio Duranti.

Vi consigliamo di seguire attentamente il video nell’articolo al seguente link.

FONTE: Radio Radio Tv

Considerata l’assurdità della motivazione, vine sinceramente il dubbio che strani meccanismi, messi in piedi da soggetti che non amano la libertà di pensiero, tentano la censura ingannando algoritmi che, giustamente, controllano la qualità dei contenuti pubblicati.

Ci auguriamo che tale incresciosa circostanza trovi subito una equa soluzione e incentivi questi colossi della digitalizzazione a ben valutare eventuali segnalazioni prima di prendere drastici provvedimenti.

Il tutto ad onere della libertà di pensiero ed informazione.

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