La lunga vita di Marianna Ucrìa è un romanzo storico, ambientato in Sicilia, nella prima metà del Settecento. L’autrice è Dacia Maraini. Fu pubblicato nel 1990 e, nello stesso anno, l’opera vinse il Premio Campiello.

La Sicilia del tempo, fra Palermo e Bagheria, calma e immobile è sapientemente descritta nel romanzo, che ne trasmette i colori, le atmosfere, i sapori, i profumi, la pigrizia.

Una terra affascinante sicuramente, ammaliante e coinvolgente; in questo romanzo riusciamo ad assaporarla pienamente, ad amarla, nonostante i problemi e le contraddizioni.

La storia è ispirata alla vita dell’antenata materna dell’autrice, la principessa Marianna Alliata Valguarnera d’Ucrìa, andata in sposa – per volere paterno – allo zio Pietro Valguarnera, fratello minore del padre, al fine di non disperdere il patrimonio familiare in assenza di eredi maschi diretti.
Marianna, sordomuta, nasce in una grande famiglia palermitana: riesce a comunicare per mezzo di bigliettini ed in parte è guidata dagli altri sensi, che ha sviluppato notevolmente; fra lei e il padre, il duca Signoretto Ucrìa di Fontanasalsa, sembra esserci una tenera complicità, mentre con la madre il rapporto è improntato a diffidenza.

Ha cinque fratelli: Signoretto, il più grande, freddo e formale, dovrà ereditare tutte le proprietà; Agata, promessa sposa; Fiammetta meno bella e destinata al convento; Carlo e Geraldo, tanto simili da sembrare gemelli, entreranno uno in convento, l’altro nell’esercito.

A tredici anni Marianna, nonostante la sua opposizione, viene data in sposa allo zio, Pietro Ucrìa di Campo Spagnolo, fratello della madre. Dopo quattro anni di matrimonio, ha già tre figlie (Felice, Giuseppa e Manina), ma il marito aspetta con trepidazione quel figlio maschio che, quando finalmente arriverà, ai diciannove anni della sposa, sarà chiamato Mariano.

Marianna si ritira per sua volontà nella villa di Bagheria, da cui non esce quasi mai
Trascorre le sue giornate leggendo e a scrivendo, nonostante il marito sia contrario.

Muore la madre e, poco dopo, anche il padre, le cui disposizioni testamentarie suscitano un forte sdegno nei figli maschi perché la maggior parte dei beni viene destinata alle figlie.

Intanto, Agata si è sposata ed è madre di numerosi figli fino allo sfinimento, indifferente ai tradimenti del marito Diego. Fiammetta è diventata monaca. Signoretto ha fatto carriera e aspira alla carica di senatore; Carlo si dedica alla letteratura; Geraldo, che è ufficiale, muore in un alterco per strada.

La vita continuerà a riservare a Marianna, che era diventata muta a causa di una violenza sessuale, subita dallo zio orco, che era diventato suo marito, gioie e dolori, descritti sapientemente dall’autrice.

Il romanzo è attuale, perché racconta una storia di sottomissione, sofferenza e di violenza, ma anche di riscatto e determinazione.

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