“Ah, finché avete la vostra giovinezza fate di essa una realtà. Non sprecate l’oro delle vostre giornate ad ascoltare gente noiosa, a cercar di emandare insuccessi senza speranza, a regalar la vostra vita a gente ignorante, ordinaria, volgare: sono queste le aspirazioni morbose, i falsi ideali del nostro tempo. Vivete! Vivete la vita prodigiosa che è in voi! Fate che per voi nulla vada perduto. Siate sempre in cerca di sensazioni nuove, non abbiate paura di niente…”

Così si legge nel romanzo “Il ritratto di Dorian Gray”.

Non so quanti di noi abbiano mai sognato di possedere un ritratto che invecchi al posto nostro, ma è quello che succede a Dorian Gray, il protagonista de “Il ritratto di Dorian Gray”, il più celebre romanzo di Oscar Wilde, un libro intriso di intensi dialoghi, che racconta la storia di un uomo ricco di bellezza,
di fascino e di grazia, che temeva l’invecchiamento e la morte.

È lo stesso Wilde che scrisse a un corrispondente rivelando: “Basil Hallward è quello che credo di essere, Henry Wotton è come il mondo mi dipinge e Dorian Gray è quello che mi piacerebbe essere”.

Il romanzo è ambientato nella Londra vittoriana del XIX secolo, all’epoca pervasa da una mentalità tipicamente borghese.

Narra di un giovane di bell’aspetto, di nome Dorian Gray, che arriverà a fare della sua bellezza un rito.

Basil Hallward, un pittore suo amico, gli regala un ritratto da lui dipinto, che lo riproduce nel pieno della gioventù e della bellezza. Come si sa, i ritratti non invecchiano e, guardandoli, ricordano come eravamo nel momento in cui vengono dipinti.

Lord Henry Wotton però influenza negativamente Dorian, che comincia a guardare la giovinezza come qualcosa di veramente importante, tanto da provare invidia verso il suo stesso ritratto, che sarà eternamente bello e giovane mentre lui invecchierà.

Colpito dal panico, Dorian arriva a stipulare una sorta di “patto col demonio”: egli rimarrà eternamente giovane e bello, mentre il quadro mostrerà i segni dell’invecchiamento, della decadenza fisica e della corruzione morale del personaggio.

Dopo una tormentata storia d’amore con un’attrice , Sybil Vane, che finisce col suicidio della ragazza, Dorian, vedendo che la sua figura nel quadro invecchia e assume spaventose espressioni tutte le volte che egli commette un atto feroce e ingiusto, come se fosse la rappresentazione della sua coscienza, nasconde il quadro in soffitta e si dà a una vita all’insegna del piacere, sicuro che il quadro patirà le miserie volute dal destino al suo posto.

Non ne rivelerà a nessuno l’esistenza, se non a Hallward, che poi ucciderà in preda alla follia. fomentata dalle critiche del pittore.

Ogni tanto, però, la sua curiosità lo spinge a recarsi segretamente nella soffitta per controllare e anche schernire il suo ritratto che invecchia giorno dopo giorno, ma che gli crea anche tanti rimorsi, finché, stanco della sua vita superficiale e malvagia, lacera il quadro con lo stesso coltello con cui aveva ucciso Hallward.

Alla fine i servi trovano Dorian morto con un pugnale nel cuore, irriconoscibile e precocemente invecchiato e avvizzito, ai piedi del ritratto, che è invece ritornato meravigliosamente giovane e bello.

Vissuto nella metà del diciannovesimo secolo, Wilde è stato, forse, il maggior esponente dell’estetismo letterario, provando a fare della sua stessa vita un’opera d’arte, nonostante avesse anche diverse usanze stravaganti.

Aveva tendenze omossesuali, pur essendo sposato e avendo due figli.

“Il ritratto di Dorian Gray ” si configura come un eccellente capolavoro della letteratura inglese e come una celebrazione della bellezza, che Wilde tende a perseguire nell’arco della sua intera esistenza, sia attraverso la sua produzione artistica sia per mezzo della sua condotta decisamente anti-conformista, molto lontana dai canoni della morale borghese.

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