Due giorni fa, il 10 giugno, ricorreva l’80esimo anniversario dell’entrata in guerra da parte dell’Italia.

E come tutti sappiamo, Benito Mussolini, il duce, si affacciava al balcone di Palazzo Venezia per arringare la folla e proclamare ciò che sarebbe accaduto.

Non fu certo una novità, dato che non ci si prepara alla guerra in un giorno.

L’enorme piazza capitolina era stracolma di italiani corsi, o come dice qualcuno obbligati, ad ascoltare le parole del grande oratore.

Mussolini assunse una delle posizioni che lo resero celebre: gambe leggermente divaricate e ben piantate a terra, che facilitavano l’uscita della voce. Mani appoggiate alla cintura e pollici aggrappati ai passanti, che facevano in modo che le braccia stessero in posizione arcuata.

Busto eretto, sguardo duro e accigliato. Il duce pronunciò, secondo quanto ci hanno raccontato gli storici, uno dei suoi peggior discorsi. La considerazione non venne rilevata sui contenuti ovviamente belligeranti, ma sui toni, che non risultarono essere convincenti.

Del resto, si sa, la storia la scrive chi vince.

Ma oggi, a otto decenni di distanza, non ci interessano le critiche, ai proclami fascisti, positive o negative che siano, così come non vogliamo parlare della figura di quello che è, volenti o nolenti, un personaggio storico.

La discussione, invece, si vuole spostare su  un altro fronte, ossia se sia possibile o meno sbattere in prima pagina, con tanto di nome e foto, il pensiero di un libero cittadino riguardo un fatto storico, una ricorrenza celebrata da tutti i mezzi di informazione.

Questo il pensiero (accompagnato da una foto dell’epoca che riportiamo a fondo articolo)

“Guardate un po’ come erano dispiaciuti gli italiani a piazza Venezia quel 10 giugno del 1940.
Il pazzo fascista del tempo, almeno ci portava in guerra contro gli stranieri x avere vantaggi economici (sto idiota visionario) mentre al contrario i fascisti al governo di oggi .. ci stanno mettendo gli uni contro gli altri, solo per i propri fini elettorali ed economici… per questo lo griderò sempre a gran voce..
IPOCRITI .. IPOCRITI.. IPOCRITI … ALL’ENNESIMA POTENZA! Riferito a voi che vi riempite tanto la bocca con l’antifascismo di allora , senza guardare cosa siete diventati voi oggi!!”

Non ci poniamo neanche il problema di sviscerare ciò che ha scritto, dato che, a una prima lettura, non ci sembra si sia configurato alcun reato di apologia del fascismo.

E qualora il reato ci fosse, il cittadino stesso sarebbe citato in giudizio.

Quindi, cosciente di tutto ciò, l’autore del post, perché di questo stiamo parlando, lo avrebbe scritto a suo rischio e pericolo.

Ma qualcuno, ha pensato bene di aprirci un caso, di portare alla ribalta una frase colorita scritta durante una pausa di lavoro e accompagnata da una foto che rappresentava proprio quella piazza romana citata all’inizio.

Lo straordinario risiede in colui o coloro a cui il pensiero è passato per la mente, dato che appartiene o appartengono alla testata più blasonata del panorama della Città dei Papi (evitiamo di scriverne il nome, non ha bisogno di farsi ulteriormente pubblicità).

Così, chi siede nell’Olimpo dell’informazione viterbese, evidentemente affezionato a Facebook, il social network più popolare tra noi gente di mezz’età, ha prodotto un breve e incisivo articolo in cui esprime giudizi del tutto arbitrari come quello che segue.

 “Sul profilo di Lucio Matteucci, molto attivo sui social e organizzatore del redivivo carnevale a Viterbo, ieri è comparso un post che mette a paragone la guerra di allora, con quella di oggi… Il “fascista di un tempo” con i “fascisti al governo di oggi”. Elogiando quelli di allora. E facendo un paragone dir poco assurdo e tragico
[…]Matteucci apprezza quei fascisti che portarono l’Italia alla dittatura, alla guerra, alla disastrosa sconfitta e alla fame, e dà dei fascisti a chi oggi governa l’Italia, che non approva.”

Ai lettori questa dura presa di posizione, perché questo è ciò che è giunto al pubblico, non è piaciuta per nulla. Ne danno dimostrazione i numerosissimi commenti contro la testata in oggetto e le altrettante dimostrazioni di solidarietà arrivate, sia in forma pubblica che privata, al protagonista della giornata.

Insomma, ciò che voleva essere un attacco, si è rivoltato contro colui che ha sferrato il colpo.

Beh, si sa, chi di spada ferisce, di spada perisce.

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