Considerato che, nel moderno giornalismo, va di moda fare notizia tramite i post personali di Facebook, abbiamo pensato bene di utilizzare la stessa bassezza, solo per questo caso.

Però, a differenza di un noto giornale on-line viterbese, abbiamo alzato il telefono chiedendo l’autorizzazione alla pubblicazione del post che segue.

Ovviamente, sempre a differenza del citato giornale, lo riportiamo integralmente senza travisamenti, estrapolazioni ed interpretazioni personali che a volte possono distorcere il messaggio che una persona vorrebbe trasmettere.

Per ultimo vogliamo anche dire che la libertà di pensiero è un sacrosanto diritto, Immanuel Kant riteneva che la libera circolazione delle idee fosse il fondamento della conoscenza e dell’emancipazione dell’uomo.

Ecco esattamente emancipazione, ma purtroppo ci si rende sempre più conto che l’uomo invece di emancipare si sta sempre più abituando al brutto come se fosse normalità.

Si ringrazia Andrea Redi per la gentile concessione o meglio autorizzazione.

Caro signor Lucio Matteucci, mi perdoni l’utilizzo di questa pagina per esprimerLe il profondo malumore che ha generato in me leggere un articolo su un quotidiano online di Viterbo.
In esso si evidenzia il suo passaggio su posizioni di esasperato fascismo, cosa che mi ha stupito.
Tutto credevo, ma questo – da Lei – no…
Poi, però, mi è sorto un dubbio.
Sa, come quando si conosce sufficientemente bene qualcuno e vengono a dirLe che tale persona ha fatto e detto cose che non possono esserle attribuite.
Che so, come quando le dicono che un vegetariano è stato ospite alla sagra della porchetta di Ariccia.
Ho letto ieri mattina il tuo post, caro Lucio.
Due volte.
Poi, dopo l’articolo uscito sul quotidiano locale, altre dieci volte.
Sai bene che il movimento politico fascista è lontano anni luce dalle mie simpatie politiche.
La storia della mia famiglia, i miei morti, potrebbero bastare a conferma di ciò.
Ma l’uso del termine “fascista” con un tono di intolleranza razziale mi infastidisce.
“Non condivido le tue idee, ma mi batterò fino alla morte affinché tu possa esprimerle”, sosteneva Miss Evelyn Beatrice Hall, amica di Voltaire ma non così intima da essere confusa con lui.
Anche i fascisti erano italiani.
Come e quanto noi.
La Storia ha giudicato poi se i loro ideali erano validi o meno.
E non finisce qui.
Perché stabilito che chiunque può ancora liberamente essere -ista (fascista, comunista, garantista, frugifero igienista, romanista…), certo aggettivo fascista non può esserti assegnato se si vede ciò che hai fatto per Viterbo.
Forse hai fatto poco.
Anzi, quasi niente?
Se però ci si adopera per realizzare cose positive a vantaggio della propria città, ossia per fare del bene ad essa ed i suoi cittadini, diciamo fare buona politica, se tutto ciò è giusto, tu di cose ne hai fatte.
Per te parlano i fatti.
Che, purtroppo, non ti identificano come fascista.
Facendo sempre salvi, lo ripeto, i suddetti tali.
Infine, e questa è la peggior cosa, quando si legge il post su un profilo personale social, a lato di decidere se criticarlo o meno sulle pagine di un quotidiano (non sono così sicuro che si possa pubblicare una eventuale inclinazione ideologica personale di un soggetto senza almeno informarlo, e credo che si tratti anche di un discorso di rispetto della privacy), quando si legge un post, dicevo, bisogna saperlo leggere.
E saper leggere significa non riconoscere le singole lettere e metterle insieme perché dalla bocca esca una parola di senso compiuto.
Leggere significa capire.
Capire l’idea ed il paradosso.
L’iperbole.
La similitudine portata all’esasperazione.
A questo punto, non so più se chi non interpreta ciò che legge, i toni e gli eccessi dello scritto, sia meno colpevole di te che mi vuoi usare toni dissacrante e sarcastici.
Viterbo non è ancora pronta per queste cose, Lucio.
Non esagerare con il pretendere che chi legge capisca.
… a meno che queste cose dovevano essere scritte da altri, per essere condivisibili?
Buon pranzo.
A chi non è venuto il voltastomaco.

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