Se c’è un aspetto particolarmente odioso della linea di comunicazione adottata dal governo Conte, è quel costante rimarcare i successi ottenuti in maniera pomposa senza, che in realtà, ci sia ancora niente di concreto.

Annunci dati in pompa magna davanti alle telecamere che si trasformano poi, nel giro di pochi giorni, in attese estenuanti, rabbia, delusioni. Un macroinsieme al quale si iscrive ora anche l’attesa sanatoria voluta a tutti i costi dal ministro Teresa Bellanova, che dopo aver minacciato di far cadere l’esecutivo se non fosse stata ascoltata si era addirittura commossa nell’annunciare il risultato conseguito. Peccato che, a giudicare dai numeri, le belle parole sembrano ancora una volta rimaste tali.

Quello che nelle intenzioni giallorosse doveva essere un colpo schiacciante al caporalato e al lavoro in nero si sta infatti rivelando l’ennesimo flop di un governo che continua a collezionare figuracce una appresso all’altra: la sanatoria offriva infatti a partire dal 1 giugno la possibilità, per datori di lavoro e lavoratori, di presentare domanda e iniziare sin dal giorno dopo a lavorare. Al momento non sono stati ancora diffusi i primi dati concreti, per i quali bisognerà attendere fino al 15 giugno prossimo, ma a giudicare dalle parole rilasciate a La Verità da Romano Magrini di Coldiretti i risultati fin qui raccolti sono stati tutt’altro che lusinghieri.

Una partenza flop che ha visto arrivare soltanto qualche centinaia di domande per la regolarizzazione, niente di più. Dimensioni ben diverse da quelle, rivoluzionarie, che la Bellanova attribuiva al suo progetto. “A livello nazionale i numeri sono veramente esigui – ha spiegato Magrini – parliamo di un centinaio di domande o poco più in tutta Italia”. Numeri che sembrano confermare i dubbi espressi dalle stesse associazioni di categoria, che avevano storto il naso di fronte al progetto mettendone fin da subito in dubbio la reale utilità.

Dietro i risultati negativi di prime queste ore si nascondono, poi, altre riflessioni. I numeri dicono infatti che la norma potrebbe avere un impatto molto più utile per colf e badanti, piuttosto che per il settore dell’agricoltura. Con il dubbio che, a questo punto, la direzione delle operazioni sarebbe dovuta spettare piuttosto al ministero delle Attività Produttive piuttosto che a quello delle Politiche Agricole. Una confusione di fondo che non fa che rendere ancora più amaro l’ennesimo passaggio a vuoto di queste delicate settimane.

Fonte: https://www.ilparagone.it/attualita/ci-sarebbe-da-piangere-davvero-la-sanatoria-della-bellanova-e-un-flop/

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