È meglio leggere il libro e poi vedere il film o sarebbe preferibile fare il contrario per evitare magari di rimanere delusi dall’uno o dall’altro?

Nel caso di “Quel che resta del giorno” l’ interpretazione magistrale di Anthony Hopkins e di Emma Thompson fa onore al romanzo di Kazuo Ishiguro. Nel testo, la scrittura raffinata ondeggia su una malinconia di fondo.

“Quel che resta del giorno ” (The Remains of the Day) è il terzo romanzo dello scrittore nippo-britannico Kazuo Ishiguro, pubblicato nel 1989. Vinse il premio Booker lo stesso anno e fu un grande successo di vendite.

Il protagonista del racconto è Stevens, un maggiordomo con un lungo trascorso in servizio a Darlington Hall, una maestosa magione di campagna vicino a Oxford, in Inghilterra.

Nel 1956, egli rievoca gli avvenimenti ormai lontani degli anni Venti e Trenta che hanno avuto luogo nella grande casa. Attraverso i ricordi, arriva una grande forza emotiva capace di conquistare il lettore.

Un viaggio in auto nella campagna inglese si trasforma, per l’anziano maggiordomo protagonista del libro, in un viaggio dentro se stesso e dentro ognuno di noi, profondo e doloroso.
Andare a ritroso nei ricordi serve talvolta a scardinare convinzioni e scoprire, amaramente, di aver sacrificato la propria felicità a un ideale astratto e sterile.

Stevens è affetto da una sorta di “autismo” sentimentale: una patologia che riesce a riconoscere solo nel crepuscolo della sua vita, dopo aver abbandonato, anche se per poco, i panni dell’irreprensibile maggiordomo.

Sullo sfondo di questo viaggio nella memoria, c’è un’Europa in cui si addensano le nubi della Seconda Guerra Mondiale.
Un libro che emoziona e fa riflettere.

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