Alessandro Plebani, professore ordinario di Pediatria alla Statale e direttore della Pediatria dell’Ospedale dei Bambini ha curato i piccoli pazienti: per diciotto una grave forma infiammatoria

«Sono 32 i bambini che hanno contratto il Coronavirus e sono stati ricoverati da noi, in Pediatria. I sintomi? Tosse, febbre, rinite, polmonite interstiziale ma anche vomito, diarrea. L’infezione ha però avuto un’evoluzione benigna in tutti i casi». A spiegarlo è Alessandro Plebani, professore ordinario di Pediatria dell’Università di Brescia e dal 2006 Direttore della Pediatria dell’Ospedale dei Bambini.
Ma alcuni sono finiti in Rianimazione?
«I 32 bambini sono tutti guariti, ma due di loro presentavano un quadro respiratorio più importante degli altri. Per questo si è ricorso alla Terapia intensiva e comunque anche loro hanno avuto un’evoluzione favorevole».
Che evidenze cliniche avete osservato sul Covid? È vero che i bambini sarebbero più “protetti” degli adulti?
«In un primo periodo (da metà marzo a metà aprile), l’andamento clinico è risultato sovrapponibile a quello dell’adulto ma molto più lieve. In una seconda fase però si è manifestata una forma clinica “post-Covid”, che somiglia alla malattia di Kawasaki e che ha comportato un quadro clinico più severo (febbre alta, interessamento cardiaco). Ancora non si sa perché i bambini spesso vadano incontro ad una forma più lieve dell’infezione rispetto agli adulti. Alcuni ipotizzano che i più piccoli abbiano sulle cellule una minor espressione del recettore per il virus e quindi contraggano una forma più lieve».
Vuol dire che il Covid-19 avrebbe minori possibilità di «agganciare» la cellula e infettarla?
«Sì, ma è un’ipotesi. Un’altra è che i bambini siano più protetti perché molto vaccinati. Siamo solo nel campo delle ipotesi. In realtà, il vero meccanismo non si conosce ancora».
Dopo metà aprile che tipo di sintomi avete osservato?
«Come i colleghi inglesi e quelli della Pediatria di Bergamo, anche qui al Civile sono arrivati una ventina di bambini con caratteristiche cliniche del tutto diverse da quelli ricoverati a marzo. I piccoli presentavano sintomi simili a quelli della malattia di Kawasaki».
Di che patologia parliamo?
«È una malattia infiammatoria importante. I sintomi sono febbre alta e persistente, eritema cutaneo, labbra secche e arrossate, congiuntivite, dolori addominali, diarrea. C’è poi anche un interessamento cardiaco che preoccupa. Ma i pediatri conoscono i loro bambini e sono in grado di riconoscere la malattia».
Per via dei sintomi?
«Sì. La cosa particolare è che alcuni di questi bimbi erano positivi al tampone, ma la maggior parte risultavano negativi. Tutti, però, avevano una storia famigliare tale per cui c’erano stati dei contatti con famigliari affetti da Covid».
Ma è il Covid-19 che scatena la malattia di Kawasaki oppure ci vuole una predisposizione?
«Non è ancora stato dimostrato con certezza che esista una correlazione tra il Coronavirus e questa forma simil-Kawasaki, ma è probabile sulla base della storia famigliare, della presenza in questi bambini di anticorpi anti SARS-CoV-2 positivi e della loro provenienza da zone ad alta endemia di malattia (Brescia e Bergamo). Tutti questi elementi indicano che l’infezione da Covid possa giocare un ruolo nel far emergere questa malattia che è simile a quella di Kawasaki».
Ci sono fattori predisponenti all’infezione?
«Ancora non si sa. Ma queste malattie infiammatorie sono forme rare, non dimentichiamolo».
Ci sono stati dei decessi tra i 50 ricoverati?
«Nessuno, nemmeno tra quelli affetti da Kawasaki. Ma dipende anche dal fatto che siamo intervenuti in modo adeguato: certo la terapia in quest’ultimo caso era diversa».
I bambini possono trasmettere il Covid più di altri?
«Non più di altri. Chiunque ospiti il virus può agire da trasmettitore. Ma certo serve prudenza. E questo vuol dire osservare le misure di prevenzione».

Fonte: https://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/20_maggio_29/civile-curati-32-bimbi-covidadesso-stanno-tutti-bene-83a10b30-a17b-11ea-972c-41555f8ee621.shtml

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