CAGLIARI. Un trapianto eccezionale, il primo in Europa, grazie a un gesto di solidarietà straordinario che arriva dalla Sardegna. Sono di Davide Trudu i polmoni che hanno salvato la vita a un diciottenne operato al Policlinico di Milano: quelli di Francesco (così è stato chiamato il giovanissimo, anche se non è il suo vero nome) erano stati “bruciati” dal Covid e le sue condizioni erano disperate.

Il suo destino ha incrociato quello di Davide, trentenne di Samassi: il 17 maggio è morto nel reparto di Rianimazione del Brotzu dopo essere caduto dal trattore guidato da un amico. Un dramma. Per la sua famiglia, per la sua compagna Simona, per l’intera comunità samassese.

Ma la  madre, pur sconvolta dal dolore, ha deciso: ha detto sì all’espianto  degli organi di quel figlio perso troppo presto. Altri avrebbero vissuto grazie a lui. Il fegato è stato donato a un paziente gravissimo in Emilia Romagna. Il cuore batte ancora nel corpo di una giovane donna sarda. E i reni sono stati destinati a due sardi che potrebbero liberarsi dalla schiavitù della dialisi (QUI LA NOTIZIA). Lo stesso giorno, nel riserbo che contraddistingue questo settore, un’equipe di specialisti è atterrata a Cagliari da Milano: l’espianto di polmoni non è una pratica ordinaria in Sardegna. E in Lombardia c’era una vita che bisognava cercare di salvare.

Quella di Francesco, diciott’anni compiuti due settimane prima che in Italia esplodesse l’epidemia. Era giovane e sano, fino a quando il virus il 2 marzo non è entrato nel suo corpo. Prima la febbre. Poi  il  6 marzo il ricovero  nella terapia intensiva realizzata alla tensostruttura dell’Ospedale San Raffaele di Milano per l’aggravarsi delle sue condizioni. Solo due giorni dopo viene  intubato. Le sue condizioni precipitano. Il 23 marzo i medici dell’Unità di Terapia Intensiva cardiochirurgica del San Raffaele lo devono collegare alla macchina Ecmo per la circolazione extracorporea: i polmoni non funzionano più.  Le speranze sono poche. Si riaccendono quando i medici del San Raffaele discutono del caso con i colleghi della Chirurgia Toracica e Trapianti di Polmone del Policlinico di Milano, diretti da Mario Nosotti. Viene ipotizzato il trapianto dei polmoni: mai tentato prima.

Viene coinvolto il centro nazionale trapianti, che attiva la rete dei centri regionali. E dopo una prima segnalazione che si rivela purtroppo inutile, perché gli organi non sono compatibili, il 18 maggio arriva la chiamata della Sardegna. Il cuore di Davide Trudu aveva smesso di battere al Brotzu e la madre aveva dato l’autorizzazione all’espianto. Non c’è tempo da perdere. La macchina si attiva. Gli organi volano verso la sala operatoria. L’intervento è lungo e difficile, ma ha successo: i polmoni di Davide danno ossigeno a Francesco. Grazie a un intervento mai tentato prima in Europa. E grazie a chi ha reso possibile tutto questo: i familiari di un trentenne che non c’è più.

Ora, si legge sul sito del Policlinico di Milano, “Francesco è sveglio, collaborante, segue la fisioterapia e viene lentamente svezzato dal respiratore. Ci vorrà ancora del tempo perché possa tornare a una vita il più possibile normale, ma forse il peggio è passato. Ora dovrà seguire una lunga riabilitazione, non tanto per l’infezione da coronavirus (dalla quale ormai è guarito), quanto per i 58 giorni che ha passato bloccato a letto, intubato e assistito dalle macchine”.

Fonte: https://www.youtg.net/top-news/26117-dalla-sardegna-a-milano-i-polmoni-di-davide-salvano-un-ragazzo-in-fin-di-vita-per-il-covid

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