L’Italia, tra prestiti e sovvenzioni, sarebbe il primo beneficiario con 173 miliardi. Il saldo tra quanto riceve in grants e quanto contribuisce al bilancio non sarebbe però così favorevole

Nei grandi numeri il piano di Recovery Fund presentato dalla Commissione è ambizioso e non tradisce, almeno nello spirito, la proposta franco-tedesca che di questo piano è la grande fonte di ispirazione, sul piano tecnico, istituzionale e politico. Settecentocinquanta miliardi di euro, ai quali si aggiungono i 1.100 miliardi del quadro finanziario pluriennale 2021-2027.

Ovviamente la cifra del fondo di ricostruzione comprende una quota di sovvenzioni e una di prestiti e bisognerà vedere nel dettaglio i criteri di attribuzione tra le due diverse modalità di erogazione delle risorse, durata e condizioni della componente creditizia.

La strategia Merkel-Macron

L’obiettivo dell’iniziativa di Angela Merkel ed Emmanuel Macron era quello di non far salire ulteriormente il debito nei Paesi, come Italia e Spagna, più colpiti dalla pandemia, sia sotto il profilo sanitario sia sotto quello economico e sociale. Dare ossigeno, insomma, ai Paesi che non avevano margine di manovra sul piano delle politiche di bilancio per affrontare una crisi (il Covid-19) simmetrica nella sua manifestazione, ma profondamente asimmetrica nei suoi effetti.

L’idea franco-tedesca era, è, la base per non creare un ulteriore spread nell’eurozona oltre a quello certificato quotidianamente dai mercati e del quale, per fortuna, si occupa quotidianamente la Banca centrale europea con acquisti massicci di titoli di Stato, italiani in particolare, ma anche francesi. E’ lo spread di una divergenza che rischia di essere irreversibile in materia del debito, con l’Italia proiettata a raggiungere il 155-160% del Pil entro l’anno.

Il futuro incerto del mercato unico

Con tali differenze è difficile immaginare la tenuta del mercato unico e della moneta unica, cosa della quale è ben consapevole la cancelliera tedesca, alla guida del Paese che più di tutti ha saputo beneficiare (è un merito non una colpa) di entrambi sul piano economico e finanziario.

Quella della Commissione è ovviamente solo una proposta, l’inizio di un lungo viaggio, di un negoziato durissimo tra i ministri delle Finanze e alla fine tra i capi di Stato e di Governo in sede di Consiglio europeo. Secondo primi calcoli approssimativi il rapporto prestiti/sovvenzioni non sembra però essere particolarmente favorevole al nostro Paese.

La quota italiana

Proiezioni ancora da confermare danno all’Italia una quota di sovvenzioni pari a 82 miliardi e di prestiti a 91 miliardi, in tutto 173 miliardi: la più importante in termini assoluti tra i Paesi europei. La cifra alla quale bisogna guardare è però il saldo tra contributi ricevuti a fondo perduto e i versamenti al bilancio. Se il contributo del nostro Paese, sulla base della crescita registrata negli ultimi dieci anni, dovesse essere di 56 miliardi, ecco che il trasferimento netto sarebbe di 26 miliardi, circa l’1,5% del Pil.

Secondo lo stesso schema il trasferimento netto alla Spagna sarebbe di 34 miliardi e perfino quello della Polonia sarebbe superiore al saldo italiano, cioè 27 miliardi di euro.

Il negoziato tra gli Stati

Qualcosa ovviamente dovrà cambiare se davvero, al di là dei numeroni e della bandiera del piano che va sotto il nome di “Next Generation EU”, si vorrà rispettare lo spirito della svolta franco-tedesca e non perdere per strada il senso di un piano che non solo pensa al salvataggio post-Covid, ma a gettare le basi di una nuova politica industriale e di sviluppo per l’Europa. Con enfasi sul green, il digitale, la sovranità sanitaria e in generale la sovranità dei settori ritenuti strategici, dall’auto all’aerospaziale all’energia e ai trasporti.

Il piano della Commissione è tutto fuorché definitivo. E’ una base di lavoro dove il negoziato non dovrà essere fatto di slogan e pugni sul tavolo da parte di chi non si sente soddisfatto, siano essi i quattro frugali (Olanda, Austria, Danimarca e Svezia), gli ancor più ostici Paesi dell’Est (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca) o la stessa Italia. Molte cose restano da chiarire.

Le prime cifre su sovvenzioni e crediti sono un prendere o lasciare oppure il mix delle due componenti è a discrezione del Paese? Si possono rifiutare i prestiti e se si rifiutano può aumentare la quota di contributi a fondo perduto? Quali saranno le condizioni dei prestiti, tassi d’interesse e durata? Come pensa di dotarsi l’Unione europea delle cosiddette risorse proprie, cioè nuove forme di tassazione comune?

Per ora mancano risposte essenziali a domande importanti per dare un giudizio qualitativo al progetto. Sul piano quantitativo, al di là dello sguardo d’insieme, del “big picture”, l’aspetto importante, anche per l’Italia è il cosiddetto front loading. La possibilità, cioè, di poter concentrare la potenza di fuoco della combinazione prestiti+sovvenzioni nell’arco dei prossimi tre anni. Ciò significa per il nostro Paese uno stimolo fiscale aggiuntivo, ogni anno, per il periodo 2021-2023, pari al 3% del Prodotto interno lordo.

di Attilio Geroni

FONTE: IlSole24Ore.com

 

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