Ecco tutti i controlli del Fisco sui conti correnti. L’Agenzia delle entrate vanta un potere illimitato sul controllo dei nostri conti. Risparmiometro, superanagrafe e Isee contro la libertà degli italiani.

No, non siamo in un romanzo distopico. Anche se George Orwell, nel suo capolavoro “1984”, aveva anticipato tutto di almeno 30 anni. Il racconto fantastico di Orwell raffigura un mondo in cui lo Stato assume un controllo totale sulla vita degli individui. Qualcosa che sintetizza concretamente le modalità con cui, nella realtà, il potere politico può crescere senza limiti. L’indottrinamento fin dalla tenera età, la paura, la violazione di ogni privacy e di ogni spazio di riservatezza.

Queste le colonne su cui si poggia il potere totalitario. Il nostro Paese, l’Italia, ha inquadrato nell’evasore fiscale il nemico pubblico numero uno. Guarda indisturbato nei conti correnti dei lavoratori. Nelle loro tasche. “Se pagate troppe tasse, è solo perché c’è qualcuno che non le paga”, spiega il governo. “Le tasse sono una cosa bellissima”, fanno sapere dal Palazzo. Il grande fratello fiscale sa che il suo occhio deve vedere tutto, sempre, ovunque. Deve esplorare ogni anfratto, ogni spazio privato, ogni movimento vitale. “Chi non ha nulla da nascondere non ha nulla da temere”, ripetono come un mantra. Ed è ovviamente il sorvegliato speciale a dover spiegare, giustificare, motivare al suo oppressore cosa fa e perché: colpevole fino a prova contraria. A lui spetta l’onere della prova.

Secondo quanto dichiarato recentemente dal grande Grover Norquist, presidente dell’Americans for Tax Reform – storico think tank di Washington che da anni svolge efficace azione di pressione sul Congresso federale statunitense per impegnare deputati e senatori a non alzare spesa pubblica e tasse – questo sarebbe un errore grave. Preoccupa quindi molto il fatto che all’Agenzia delle entrate venga affidato un potere di indagine e accertamento quasi illimitato. Basato, tra l’altro, su dati che potrebbero anche essere errati, o comunque viziati da errori originati dai software di controllo che stileranno le liste dei sospetti evasori fiscali. Con il rischio che per effetto di queste misure e delle lacune e inesattezze contenute nell’anagrafe tributaria, la scure del fisco si abbatta solo in minima parte su chi evade realmente le imposte.

I nostri conti correnti sono spiati

Lotta all’evasione fiscale senza esclusione di colpi, quindi. Questo è il tormentone che risuona dalla politica del governo Monti in poi. E questa è anche la linea attuata dai giallorossi in questi mesi di pandemia. Se lo Stato si mostra inefficiente nell’elargire bonus, allo stesso tempo è agilissimo nel chiedere qualcosa in cambio, con la precisione di un orologiaio. Per debellare il male cronico che affligge l’Italia basta spiare. Il gettito di tributi sottratti alle casse dello Stato supera ogni anno i 100 miliardi di euro (un record a livello europeo). È il nero che avanza. E così, con la manovra di bilancio 2020, sono state affidate all’amministrazione finanziaria e alla guardia di finanza pieni poteri di indagine su ogni contribuente. Vale a dire, che ognuno di noi sarà sottoposto a uno screening accurato di tutte le attività commerciali, finanziarie, pagamenti, versamenti e chi più ne ha più ne metta.

Le parole del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, nella sua premessa al Def 2020, approvato dal Cdm il 24 aprile, sono significative: “I sacrifici che gli italiani stanno sostenendo a causa della pandemia sono elevatissimi. Le perdite umane assai dolorose, l’impegno di finanza pubblica senza precedenti. Verranno sicuramente tempi migliori e l’Italia dovrà allora cogliere appieno le opportunità della ripresa mondiale con tutta la maturità, coesione, generosità e inventiva che ha mostrato in queste difficili settimane”. Il documento si concentra sul potenziamento delle attività di contrasto all’evasione, attraverso le analisi del rischio, partendo dal patrimonio informativo che l’amministrazione finanziaria ha a disposizione. Si attende un aumento del gettito di circa 0,4 miliardi nel biennio 2020-2021.

Ma soffermiamoci sui conti correnti. Sono molti i modi con cui il fisco può tenere sotto controllo entrate e uscite dei contribuenti. Gli strumenti di cui l’Agenzia delle entrate dispone sono però essenzialmente tre: risparmiometrosuperanagrafe e Isee. Il risparmiometro è un algoritmo. Un modello matematico pensato per verificare entrate e uscite dei conti correnti. Nel momento in cui vengono rilevate incongruenze tra quanto presente sul conto e quanto sostenuto nella dichiarazione dei redditi, scattano i controlli dello Stato. L’algoritmo si avvale dell’aiuto della superanagrafe, una sorta di database costituito dai dati di Agenzia delle entrate e guardia di finanza.

Grazie al risparmiometro e alla superanagrafe il fisco riesce a effettuare controlli sui conti correnti non solo delle persone fisiche, ma anche delle società. Il controllo da parte dell’Agenzia delle entrate scatta se dall’analisi di questi dati dovesse risultare uno scostamento del 20% tra entrate e uscite sul conto. È ritenuto sospetto anche l’atteggiamento di coloro che accumulano denaro sul conto corrente, ma non prelevano nulla. In questo caso, infatti, si presume che la sussistenza venga garantita dal contante ricevuto da lavoro in nero. Generalmente a far scattare l’allarme saranno quelle operazioni che muovono importi superiori ai 5mila euro, come ad esempio i bonifici effettuati per l’acquisto di auto e immobili, così come per il trasferimento di denaro all’estero.

Per i prelievi in contanti, invece, non ci sono controlli. È per questo che il Conte bis ha avviato un vero e proprio attacco alle banconote. La soglia dei contanti, dal primo luglio prossimo, viene ridotta a 1.999,99 euro. La legge di Bilancio per il 2020 abbassa quindi il tetto per i pagamenti. Soglia che fino ad ora ammonta a 3mila euro, come stabilito nel 2016 dal governo Renzi. Questa prima stretta all’uso del contante partirà dal primo luglio 2020, mentre da gennaio 2022 il limite scenderà ulteriormente a quota 999,99 euro. L’obiettivo è incentivare la tracciabilità dei pagamenti. Un vero e proprio attacco dello Stato contro l’evasione fiscale. Ciò comporterà una riduzione progressiva, anno dopo anno, del denaro circolante. Qualunque cessione di soldi superiore ai 2mila e, poi ai mille euro, dovrà avvenire tramite canali tracciabili, cioè bancomat o carte di debito, assegni bancari e circolari, altri sistemi di pagamento tracciabili come, ad esempio, i bonifici. Chi eluderà il tetto andrà incontro a una sanzione amministrativa che può andare dai 3mila euro ai 50mila.

Per quanto riguarda la superanagrafe, potremmo riassumerla come un database in cui sono contenuti sia i dati dell’Agenzia delle entrate sia quelli della guardia di finanza. Il risultato è quindi la messa a disposizione del fisco di un’enorme mole di numeri: saldo del conto corrente a inizio e fine anno, movimenti di entrata e uscita, giacenza media. Con questo tipo di informazione a disposizione, risulta estremamente semplice confrontare gli scostamenti tra entrate e uscite. L’occhio del fisco va anche oltre. Non controlla solo i conti correnti, ma anche: deposito titoli, conti deposito, buoni fruttiferi postali, conto terzi, investimenti in società di gestione collettiva del risparmio, prodotti assicurativi, carte di credito. In caso di movimenti sospetti il contribuente dovrà fornire le dovute giustificazioni di fronte alle autorità. Dovrà quindi essere in possesso di tutta la documentazione necessaria per dimostrare che non sono avvenute attività illecite. L’onere della prova, quindi, grava su di lui.

Infine, il terzo strumento nelle mani del fisco: il modello Isee. Dal primo gennaio 2020 sono partiti i controlli sui conti correnti dichiarati dai contribuenti. Nello specifico, il mirino dello Stato è puntato su saldo e giacenza media di conti, libretti postali e depositi.

Spiega Virginia Magi, commercialista: “In questo clima di incertezza per le sorti dell’economia nazionale e non solo, il governo italiano si appresta a emanare i regolamenti attuativi per le novità introdotte con il decreto fiscale 2019 e con l’adozione dello spesometro. Non si conoscono ancora le modalità con cui verranno condotte le indagini, ma appare evidente che in nome del nemico numero uno, la lotta all’evasione, si stanno minando le basi della libertà personale, della privacy e dell’economia di mercato. Il sistema sembra essere farraginoso e complesso, l’onere della prova rimane in capo ai cittadini, che potrebbero essere chiamati a giustificare movimenti effettuati anni prima, di cui forse non ricordano più neanche l’esistenza”.

La pandemia ha fatto aumentare i depositi in banca. Con il rischio che, la riluttanza dei consumatori a spendere, ritardi la ripresa economica una volta terminata la crisi sanitaria. Un blocco psicologico che potrebbe essere acuito dal comportamento invasivo del governo. Questo andamento è, infatti, sotto la lente attenta delle Entrate. In Italia i risparmiatori hanno messo da parte 16,8 miliardi di euro, rispetto a una media mensile di 3,4 miliardi.

Quando lo sciopero fiscale è rivoluzionario

La tassazione reale nel nostro Paese supera il 60%. Tasse sul reddito, tasse dirette e indirette, Inps. Evadere in uno Stato simile per molti è un dovere etico a tutela della libertà. Uno slancio critico di rivolta civile. Non un crimine da punire. Per Mario, imprenditore con nome di fantasia, quella messa in piedi dallo Stato è solo una brutale, crudele, disumana, mostruosa campagna di denigrazione nei confronti di chi produce. Il carico fiscale nel Belpaese è insopportabile. Siamo fra i popoli più tartassati al mondo. E il pagamento delle tasse non si traduce in servizi pubblici all’altezza di questo nome. Qualcosa che inibisce la crescita (anni di stagnazione economica lo dimostrano) e che ha il sapore dell’usura. Un’usura di Stato.

“Se il governo è costretto a fare nuove leggi e regolamenti per spremere più soldi ai suoi cittadini, potrebbe anche fermarsi a considerare che la pressione fiscale è troppo alta”, sottolinea Paolo Caira anche lui commercialista. “Maggiore è il tasso di imposta, maggiore è l’incentivo a evadere le tasse. Aliquote fiscali più basse riducono gli incentivi a evadere la tassazione. I governi con una bassa tassazione che spendono saggiamente i soldi dei loro lavoratori, raramente si trovano ad abusare della privacy dei propri cittadini per raccogliere le tasse”, aggiunge.

È meglio, quindi, avere aliquote fiscali basse piuttosto che alte. Come ricorda Norquist in un’intervista a un network statunitense: “Un’ampia tassazione di base, come ad esempio la flat tax, riduce al minimo la perdita secca imposta all’economia. I politici tendono a pensare che un’economia debole sia un pretesto per aumentare le tasse sui cittadini. Forse la debole crescita economica, i salari più bassi, la disoccupazione rampante, dovrebbero essere segnali per ridurre la pressione fiscale”. In Italia, invece, si sta tentando di attuare una forte politica contro l’evasione, anche attraverso una nuova modalità di incrociare dati fino a poco tempo fa protetti. Bene, questa è la ricetta per un sicuro fallimento.

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