“Il mistero c’è, è in noi. Basta non dimenticarcene” scrive Giuseppe Ungaretti, per il quale la parola può illuminare, con la sua piccola lucerna, “l’inesauribile segreto” che ci circonda, senza però arrivare a scalfirne il mistero. “La parola è impotente, la parola non riuscirà mai a dare il segreto che è in noi, mai. Lo avvicina”.

Sovente la poesia si avvale della memoria, o di ciò che ne resta, rielaborata dalla nostra sensibilità e dall’inconscio, nei luoghi, nelle cose e nei desideri. La poesia ci rimanda alla realtà, ma diventa anche uno scavo nella memoria, personale e collettiva, non crogiolandosi in essa, ma elaborando una continua riflessione sul nostro divenire, un ammonimento, un segreto disvelato.

Il 1° giugno del 1970 a Milano, all’età di 82 anni, morì, a causa di una broncopolmonite, Giuseppe Ungaretti, uno dei poeti più importanti della letteratura italiana. Precursore dell’ermetismo, tra le sue opere più note ncordiamo Soldati, scritta nel 1918.

Per onorare il grande poeta nella ricorrenza dei 50 anni dalla morte, consiglio di leggere il bellissimo libro scritto in suo onore “UNGARETTIANA”, che l’Associazione Internazionale dei Critici Letterari ha pubblicato nella Collana Saggi della Nemapress Edizioni a  cui hanno collaborato 19 soci dell’ AICL provenienti  dall’Albania, Argentina, Francia, Spagna, Romania, Venezuela e dalle città italiane di Genova, Padova, Roma, Taranto, Pozzallo, Nuoro, Bari.

Neria De Giovanni ha curato e delineato, con slancio e competenza, il testo.

Nel dettaglio hanno collaborato:

– Pierfranco Bruni, vicepresidente del Sindacato Libero Scrittori Italiani, Presidente del Centro Studi e Ricerche Francesco Grisi, poeta, scrittore e saggista, di Taranto, inquadra la poesia di Ungaretti nell’ambito della cultura del Mediterraneo;

– Josefa Contijoch, scrittrice di Barcellona, offre un personale omaggio in catalano alla poesia di Ungaretti;

– Stefan Damian vicepresidente dell’AICL, già italianista dell’Università di Cluj in Romania, relaziona sulla presenza di Ungaretti nel suo Paese;

– Neria De Giovanni, presidente dell’Associazione Internazionale dei Critici Letterari, oltre a firmare l’introduzione al volume, nel suo saggio restituisce un episodio poco noto della vita di Ungaretti, il suo incontro nell’agosto del 1935 a Cervia con il Premio Nobel Grazia Deledda;

– Grazia Dormiente, studiosa lapiriana e di tradizioni popolari di Pozzallo, analizza l’aspetto spirituale della poesia ungarettiana incrociando anche Giorgio La Pira;

– Manuel Ángel Morales Escudero, critico letterario e scrittore di Castiglia e Leon in Spagna, auspica una ripresa della lettura di Ungaretti superando anche barriere ideologiche che ne hanno rallentato la fruizione;

– Rosa Elisa Giangoia, scrittrice e latinista di Genova, affronta il rapporto biografico e culturale di Ungaretti con i pittori da lui conosciuti in varie città della sua vita;

– Arjan Kallço, scrittore e studioso dell’Università di Karce in Albania, relaziona sulla importanza della poesia ungarettiana tra gli scrittori albanesi e nella sua stessa formazione;

– Francisco Morales Lomas dell’Università di Malaga in Andalusia in Spagna, concentra la propria attenzione sul poemetto “Il dolore” così importante anche ai nostri giorni;

– Anna Manna, poeta e critico letterario di Roma, presidente del premio “Europa e cultura”, affronta il legame poetico e sentimentale di Ungaretti ottantenne con la poeta Bruna Bianco;

– Antonio Maria Masia, poeta e scrittore, presidente dell’associazione culturale “Il Gremio dei sardi” di Roma, partendo da una esperienza personale poetica e umana, rielabora la poesia di Ungaretti tra dolore personale e dolore universale;

– Antonio Mendoza, critico e poeta, rappresentante del Venezuela per l’Associazione Internazionale dei Critici letterari, parla dell’ungarettismo nell’America Latina anche attraverso il poeta venezuelano Monterroso;

– Valentina Piredda-Sardinia, già docente all’Università di Salisburgo, da Nuoro in Sardegna analizza il rapporto “coloristico” della poesia di Ungaretti con i grandi pittori informali, Fautrier-Pollock-JanVermeer;

– Tudorel Radu, critico e scrittore di Piatra Neamt in Romania, parla dell’alchimia dei versi ungarettiani anche in traduzione romena;

– Bruno Rombi, poeta, scrittore critico e traduttore, sardo ma residente a Genova,recentemente scomparso il 27 aprile, legge con strumenti di critica strutturale la famosa poesia “La Madre”;

– Carla Rugger, scrittrice e poeta di Padova, ricorda la poesia della memoria attraverso la famosa lirica “I fiumi”;

– Anna Santoliquido, poeta traduttrice e critico letterario di Bari, presidente del movimento internazionale “Donne e Poesia”, ha ricordato l’importanza dei Ungaretti nella formazione dei giovani poeti;

– Andrè Ughetto, critico letterario, traduttore e redattore capo della Rivista “Phoenix” di Marsiglia, parla della fortuna dell’opera ungarettiana in Francia;

– Carlos Vitale, poeta e traduttore argentino, pubblica alcune tra le liriche più famose di Ungaretti con la sua traduzione in spagnolo.

Del volume “Ungarettiana” la Nemapress, con la regia di Ivan Perella, ha curato anche un video di presentazione con gli interventi di: Neria De Giovanni, Pierfranco Bruni, Grazia Dormiente, Anna Manna, Antonio Mendoza, Antonio Maria Masia, Manuel Angel Morales Escudero, Francisco Morales Lomas, Josefa Contijoch.

Molto affascinante l’ incontro tra il poeta ottantenne e la giovane Bruna Bianco, di ventisei anni.

Da esso nacque il gioiello poetico LETTERE A BRUNA, che Silvio Ramat nel 2017 ha curato per Mondadori.
Un grande amore che andò oltre le rigide barriere temporali.

Nato l’8 febbraio del 1888 ad Alessandria d’Egitto, Giuseppe Ungaretti si è avvicinato alla poesia e alla scrittura durante il suo periodo scolastico. L’infanzia per il futuro poeta non fu molto semplice, vista la morte del padre, a causa di un’idropisia, quando egli aveva solo due anni.

Negli anni della scuola obbligatoria, si avvicinò molto alla letteratura francese. Decise, così, al termine del liceo, di lasciare l’Egitto e di trasferirsi a Parigi per intraprendere gli studi universitari. Nella capitale transalpina entrò in contatto con l’ambiente artistico internazionale, conoscendo gente del calibro di Pablo Picasso, Giorgio de Chirico e Guillaume Apollinaire.

La sua prima opera venne pubblicata nel 1916. Nella raccolta di versi Il porto sepolto, c’era anche la poesia In memoria, dedicata al suo amico d’infanzia Moammed Sceab, morto tre anni prima.

Ungaretti nelle opere ha riportato la sua esperienza da soldato, come per esempio nella poesia Mattina, scritta nel 1917. Le due Guerre Mondiali influenzarono molto la sua vita e la sua poesia.

Al termine delle due guerre, Ungaretti iniziò la carriera di docente universitario presso l’Università La Sapienza a Roma.

Nel 1920 Giuseppe Ungaretti conobbe Jeanne Dupoix e dopo pochi mesi la sposò. La coppia ha avuto due figli: Anna Maria (nata a febbraio del 1925) e Antonietto (nato a febbraio del 1930).

Il secondogenito, Antonietto, morì all’età di nove anni per un’appendicite a San Paolo, in Brasile.

Dopo la morte di sua moglie Jeanne, Ungaretti intraprese una relazione con l’italo-brasiliana Bruna Bianco, più giovane di lui di cinquantadue anni. A testimonianza della loro appassionante storia ci sono ben quattrocento lettere.

Tra il 1969 e il 1970 scrisse la sua ultima poesia: L’impietrito e il velluto.

Morì nella notte tra il 1° e il 2° giugno del 1970 per una broncopolmonite. Due giorni dopo si svolsero i suoi funerali, ma nessuna autorità del Governo italiano partecipò.  È sepolto nel Cimitero del Verano a Roma.

Lo ricordiamo con alcune delle sue più intense poesie.

Eterno

Tra un fiore colto e l’altro donato
l’inesprimibile nulla.

**

Fratelli

Di che reggimento siete
fratelli?

Parola tremante
nella notte

Foglia appena nata

Nell’aria spasimante
involontaria rivolta
dell’uomo presente alla sua
fragilità

Fratelli

**

Mattina

M’illumino
d’immenso.

(Santa Maria La Longa il 26 gennaio 1917)

**

San Martino del Carso

Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro

Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto

Ma nel cuore
nessuna croce manca

E’ il mio cuore
il paese più straziato

(Valloncello dell’Albero Isolato il 27 agosto 1916)

**

Soldati

Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie

(Bosco di Courton luglio 1918).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *