Questa rubrica parla d’amore, ma noi donne lo sappiamo bene che ne esistono di più tipi e che quello fra noi ed il nostro partner non è neanche degno di nota se paragonato a quello per i nostri figli.In questo periodo, questo amore è stato senza dubbio quello vissuto più intensamente, quello che ha monopolizzato più di sempre ogni nostra energia: senza pause, senza tregua, nel bene e nel male ogni singolo istante delle nostre giornate.

Ed a proposito di questo, diciamolo mamme: la didattica a distanza ci ha sconfitte.

Il nostro essere donne presuppone che noi siamo in grado di essere multi tasking, di provvedere a più cose contemporaneamente, di ricoprire più ruoli.
Ma questa cosa è stata superiore ad ogni umana capacità conosciuta.

Siamo partite un po’ curiose, un po’ elettrizzate ed un po’ forse troppo convinte che con i nostri sistemi avremmo fatto piangere la Montessori, messo in ginocchio i metodi di insegnanti e professori che spesso non abbiamo ritenuto adeguati per i nostri bambini, per quelle angeliche creature che nascondono geni incompresi che sono i nostri figli, per quei giovanotti ricchi di potenziale inespresso che avevano solo bisogno della giusta fiducia e della giusta riconoscenza.

E invece no: non sono angeli, sono Bestie di Satana celate sotto un bel completino di Original Marines, hanno la stessa propensione allo studio che abbiamo noi per stirare: non è bello, non è divertente e non abbiamo voglia di farlo. Lo facciamo perché dobbiamo.

Ed è lo stesso per loro con la scuola. La differenza è che prima i supervisor di questa attività, di questa parte della loro vita erano tutti in quel luogo che amiamo tanto criticare ma che in realtà neanche conosciamo: la scuola.

E’ così: maestri, professori, orari, didattica, comprensione del testo, ottine, novine, verbi irregolari, inglese, francese e lavoretti erano un po’ come i pinguini che vediamo allo zoo: sappiamo che esistono ma in realtà non fanno parte della nostra vita, non ci toccano come se ci riguardassero veramente. Quindi è stato sempre molto semplice esprimere pareri, dare giudizi, avanzare critiche e proporre soluzioni.

Questo fino a che non siamo state costrette a correre per cartolerie per stampare schede, a colorare dentro le righe, ad imparare cos’è un regolo, ad avere il telefono intasato da formule matematiche e progetti di scienze che neanche dovessero i nostri figli trovare il vaccino per il Covid, ad ammettere che l’inglese che pensavamo di conoscere è più di “the cat is on the table” con qualche erre sapientemente silenziata.

E’ stato terrificante, ha messo in ginocchio tutte le nostre certezze.

Ci ha fatto riabilitare ogni insegnante, anche quello di educazione fisica, ogni provvedimento, ogni rimprovero, ogni virgola sul registro elettronico, il bidello addirittura.
Ci ha fatto dubitare di noi stesse come mamme, come donne, come educatrici, come esseri pensanti.

Abbiamo imposto ai bambini un ritmo così serrato di studio che neanche la Nazionale Italiana del 2006 in ritiro a Duisburg.
Siamo state severe, impietose e poi per i sensi di colpa ci siamo rinchiuse a piangere in bagno.

Quindi, tirando le somme, a due settimane dalla fine della scuola due cose sono chiare: la prima è che dovremmo sicuramente più rispetto e riconoscenza per chi svolge l’atroce lavoro, o tortura che dir si voglia, di dare un’educazione ai nostri riluttanti figlioli.

La seconda è che per nessun uomo, compagno, marito o amante avremmo mai potuto compiere quest’epica impresa.
Perché aiutarli nella didattica a distanza è stato il più immenso gesto d’amore che ognuna di noi ragazze, nelle sue possibilità spinte al limite potesse in assoluto fare.

Vi amiamo bambini, siete “Còre de mamma”

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