Negli anni 90 i giornali nazionali riportarono notizie che si riveleranno bufale clamorose: i riti satanici nel viterbese, la tragica morte dell’artista Darko Maver durante la guerra dei Balcani, la scomparsa di Harry Kipper nelle campagne friulane cercato anche dalla trasmissione Chi l’ha visto?

Autentiche beffe organizzate per minare la credibilità dei giornali. Ripercorriamo la storia delle messe nere nel viterbese.

Tutto cominciò nel febbraio 1996 quando sui muri di Viterbo apparvero delle strane scritte, frasi sataniche inneggianti il diavolo, firmate L.B.

Nei giorni successivi uno studente, Stefano Molinari, inviò una lettera ai giornali in cui si dichiarava sconvolto dalla “malefica cappa nera” che avvolgeva la città.

Ma chi si nascondeva dietro le iniziali L. B.? E come faceva questo studente a essere così informato?

L.B. sta per Luther Blissett, al momento dei fatti non si sapeva ancora chi fosse, si trattava di un gruppo geniale, un collettivo di destabilizzatori dietro il quale si nascondevano un numero imprecisato di artisti, scrittori e informatici. Volevano dimostrare la vulnerabilità dei mezzi d’informazione, inventando notizie false che finivano sulla stampa e in televisione spacciate come vere. In un certo senso sono stati gli anticipatori delle bufale condivise sui social.

Qualcuno ipotizza che dietro Luther Blissett potesse esserci anche Umberto Eco, lo scrittore ha sempre smentito, anche se il suo romanzo più cupo, “Il cimitero di Praga”, è incentrato proprio sulla manipolazione delle notizie, sui falsari di informazioni capaci di modificare radicalmente il corso della storia umana.

Inizialmente le scritte sui muri e la lettera del fantomatico studente passarono quasi inosservate, trafiletti nelle ultime pagine. Finché, nella notte tra sabato 4 e domenica 5 maggio 1996, il gruppo inscena una messa satanica nella pineta dei Monti Cimini. Due candele nere poste ai lati di un tavolo da picnic, un pentacolo disegnato col gesso, lumini da cimitero, una ciotola contenente foto bruciacchiate trafitte da spilloni, unghie e peli, una quantità abbondante di fango del Bagnaccio.

La notizia fu sbattuta in prima pagina. “Fatture a morte”, titolarono i giornali locali che si sbizzarrirono nei particolari. L’innocuo fango termale diventò prima “calce” e poi addirittura “cemento”.

I moccolotti, parzialmente consumati a causa del vento, diventarano il segnale di una brusca interruzione della cerimonia. Secondo i giornali il rito era stato effettuato da veri e propri operatori dell’occulto, persone esperte con tecnica precisa, senza alcun dubbio professionisti.

Il notissimo “mago del Brasile” (esperto di macumba e cucina pakistana), tal Enrico Perelli, intervistato per l’occasione, confermò la fatture a morte: «Il cemento rappresenta la forza della terra e viene usato nel rafforzamento della fattura che è stata effettuata nel bosco».

A quel punto la notizia è troppo ghiotta per non essere rilanciata anche dai quotidiani nazionali, entra in azione il Comitato per la salvaguardia della morale (un’altra invenzione di Luther Blissett). Si scopre che il Comitato già un mese prima aveva avvertito del pericolo il sindaco, la stampa e le forze dell’ordine, ma nessun giornale aveva pubblicato una riga.

Ben altra accoglienza riceve la lettera successiva al ritrovamento in pineta, in cui il Comitato rivela di aver sventato un nuovo rito, disperdendo nella notte “un gruppetto di adoratori dell’occulto nerovestiti”. Tutti i giornali ne parlano, il panico comincia a diffondersi.

Le risposte dei cronisti locali non tardano ad arrivare «Che é ‘sta robba, qui semo gente civile e nun ce piaceno quelli che credono al diavolo. Li negri giù pe’ l’Africa fanno ancora ‘ste cose, e lo fanno perché so’ incivili, ‘gnoranti e senza riliggione».

Un secondo ritrovamento di candele e pentacoli avviene nei dintorni del lago di Vico, tra la gente cresce la paura, il vescovo di Viterbo si vede costretto a parlare della diffusione del satanismo in città. I giornali locali riempiono le pagine di lettere, articoli e scoop. Addirittura qualcuno lancia il sospetto che i satanisti abbiano agganci con la giunta comunale.

L’apice lo si raggiunge quando il Comitato per la salvaguardia della morale rivela d’aver filmato di nascosto una raccapricciante messa nera, durante la quale è stato commesso lo stupro di una vergine.

In realtà il video fu girato da Luther Blissett, nella notte tra il 14 e il 15 luglio, in un casale abbandonato a Castel d’Asso. L’azione ha impegnato sei attori, un operatore e un palo.

Le immagini diffuse sono di scarsissima qualità: non si vede proprio niente se non una tenue fiammella attraverso la grata di una finestra. L’audio, in compenso, è ottimo. Si sentono i cori dei satanisti che invocano Lucifero e Lucibello, si sentono distintamente le invocazioni latine del sacerdote, per concludersi con le raccapriccianti urla di una donna.

Ovviamente Luther Blissett si è premurato di lasciare i resti della messinscena (lumini, pentacolo in terra, le scritte sui muri con i nomi delle entità invocate).

Cominciano i servizi Tv: il Tg3 annuncia di avere tra le mani un video agghiacciante, che però decide di non trasmettere pubblicamente (per forza, non si vede un accidente).
Studio Aperto, invece, lo mostra in prima serata e per parlare del caso utilizza immagini di una targa stradale quanto mai propizia: Ponte del diavolo.

Il clamore aumenta quando arriva la falsa lettera di una ragazza che sostiene di riconoscersi nella fanciulla sacrificata. Alcuni giornali pubblicano integralmente la testimonianza della ragazza, una giovane studentessa, che racconta dell’intensa storia d’amore con un ragazzo benestante di Viterbo. Il perfido fidanzato le avrebbe proposto l’esperienza di uno scambio di coppia. Lei sulle prime aveva rifiutato, per poi accettare.

Così una sera, insieme a un’altra coppia si dirigono in macchina verso una casa di campagna. Durante il tragitto le viene offerto del vino. La ragazza si ritrova presto in uno stato di semincoscienza e da quel momento avrà difficoltà a capire cosa le stia accadendo. Di fatto si ritrova in una stanza poco illuminata dove un numero imprecisato di persone abusa di lei, tra strane litanie e lamenti cantilenanti.

Dopo la violenza viene riportata in città e scaricata dal fidanzato davanti alla casa dove alloggia.

Il ragazzo le intima di non fare parola dell’accaduto, minacciandola di rivelare ai suoi genitori dello scambio di coppia. Con tono sprezzante la informa anche d’avere amici molto potenti, che metteranno a tacere ogni possibile tentativo di denuncia.

Ovviamente questo racconto strappalacrime viene sbattuto sui giornali con titoli cubitali, “Così mi hanno sacrificata a Satana”. Altre prime pagine. Spuntano i testimoni che telefonano alle redazioni affermando di aver sentito urla femminili, da questo momento è difficile capire quanto sia stato orchestrato da Luther Blissett e quanto sia frutto di isteria collettiva. La Digos intanto indaga. E la chiesa mette in campo un esorcista.

Gli articoli si sprecano, sui giornali non si parla d’altro, la Tuscia diventa un covo di satanisti, qualsiasi episodio di cronaca viene collegato ai fatti, si fanno ipotesi sull’identità dei partecipanti ai riti e fioccano interviste ai parroci.

La truffa viene svelata solo il 2 marzo 1997, su Tv7, il settimanale del TG1, Gianluca Nicoletti mostra il famoso filmato in versione integrale. Buio, fiammelle, cantilena, urla di donna. La telecamera si avvicina sempre di più, fino ad entrare in una piccola costruzione: all’interno ci sono alcune figure incappucciate intorno a un fuoco. D’un tratto si tolgono i cappucci e si esibiscono in una allegra tarantella, mostrando un poster di Luther Blissett.

Una truffa che per un anno ha coinvolto la stampa su un tema mediaticamente ghiotto come il satanismo e che è culminata nella confezione di un video con falsa messa nera e falsa vergine sacrificata a un Belzebù da sceneggiata napoletana.

La beffa di Viterbo ha dimostrato che un qualsiasi mitomane, un egocentrico a caccia di pubblicità, un semplice burlone può offrire agli organi di informazione, attraverso i meccanismi con cui si diffondono le notizie sensazionalistiche, materiale sufficiente per trasformare una leggenda metropolitana in emergenza sociale.

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