Nelle cose non sempre esiste il grigio. Esiste il bianco e il nero. I buoni e i cattivi.

Questa è una di quelle storie.

Parliamo di Silvia, giovane donna magistrato di 39 anni distaccata alla procura di Taranto che, praticamente da sola, ha scardinato un presunto sistema di potere basato su intimidazione, corruzione ed un velenoso, radicato, mondo patriarcale.

Si è trovata a fronteggiare da sola  questo mondo..

Per tanto tempo  Silvia ha dovuto fingere un atteggiamento remissivo, trovandosi a fronteggiare ogni  occasione di prevaricazione e di tentativi di sottomissione e condizionamenti.

Per tanto tempo e’ stata oggetto di ogni genere di commenti, avance e apprezzamenti, a volte ripugnanti, a volte mortificanti.

A iniziare dal suo capo, l’attuale procuratore di Taranto Carlo Maria Crapisto.

Ogni giorno il capo della procura  le diceva: “Non fare mai il passo più lungo della tua gamba.

Ricordati che sei solo una bambina”. “Ricordati che ti devi adeguare al clima e agli usi di questa procura perché a me sta bene cosi’.” “E perché sei e sarai sempre la mia bambina”.

E la cosa che Silvia reputava più ripugnante  era che lui si rivolgesse a lei sempre apostrofandola con quel mortificante”bambina mia”.

“Bambina mia” .

Silvia,, una PM  senza macchia e senza paura, che aveva  firmato indagini su mafie, criminalità organizzata e aveva trattato con risolutezza e determinazione  alcuni dei casi più duri e complessi degli ultimi anni.

E lui la trattava e considerava alla stregua di una sua  bambolina .

Prigioniera di un mondo e di un clima dominato da  quel falso senso di superiorità inculcato da remore di congetture patriarcali e prevaricanti del cosiddetto “sesso forte”.

E lui forte di queste false sicurezze era convinto  di poterla guidare e contenere.

Quanto si sbagliava.

Silvia  ha sempre incassato, sopportato,apparentemente subìto, dando  a tutti la fallace  sensazione di essersi in qualche modo integrata e adeguata a quel sistema di potere.

È rimasta sempre in silenzio, in disparte.

Con aria apparentemente innocua.

Apparentemente, appunto. Solo apparentemente.

Perché nella realtà Silvia prendeva meticolosamente nota di tutto: i fatti e le parole; i commenti e i tentativi di sottomissione e condizionamento.

E quando ha reputato di avere raccolto abbastanza prove, tutte inequivocabili e schiaccianti nella loro evidenza, ha denunciato, facendo saltare in aria quel sistema di potere, con un effetto domino che ha portato giù con sé, oltre al capo della sua procura, ora agli arresti domiciliari, anche un altro suo collega magistrato, un poliziotto e tre imprenditori.

Tutti figure maschili, pessimi rappresentanti del  cosiddetto sesso forte .

Tutte persone  di potere e abituate a dominare e comandare le cose.

Questa è la storia di Silvia, un magistrato con la M maiuscola, la storia di  una donna, di una servitrice dello Stato che ha onorato fino in fondo e col massimo delle sue forze  il suo giuramento di fedeltà alle istituzioni democratiche.

E lo ha fatto senza timore o paura, nonostante fosse conscia di rischiare  molto  nel combattere quel mondo.

Questa è la storia di un Magistrato  dei nostri giorni, la storia di una vera  donna del sud, una vera rappresentante  della  Giustizia con la “G” maiuscola.

Una donna forte, libera e coraggiosa.

La storia di uno straordinario Magistrato che mai  ha piegato la schiena e la testa, mai ha contrapposto il potere alla giustizia..

Questa è la storia di una grande donna, una donna al  cui prospetto inchinarsi.

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