Questa storia del Covid-19 continua a non convincere molti né per quanto riguarda i numeri, ovvero l’incidenza e la mortalità del virus rispetto agli anni passati, né per quanto concerne il metodo che è stato posto in essere per contenere la pandemia, sempre che di pandemia si tratti visto che, per dichiararla tale appunto, i numeri dovrebbero essere, almeno secondo alcuni osservatori, ben altri.

Così assistiamo senza fiatare e tra l’altro senza avvertire alcun pericolo alla letterale messa al bando di notiziari e blog giornalistici che si muovono in controtendenza rispetto ai mass media ufficiali ed a volte ci accaloriamo nel sostenere una tesi invece che un’altra spaziando dalla cospirazione, alla spregiudicata o superficiale sperimentazione permessa in qualche fantomatico laboratorio segreto, fino a discutere sulla valenza della vitamina C, della vitamina D oppure sulla efficacia delle terapie adottate, magari senza averne nessuna competenza.

Intanto il vero problema sul quale nessuno si sofferma, e che a tutti gli effetti costituisce un dato di fatto ineludibile essendo sotto gli occhi di tutti, viene completamente ignorato sottovalutandone la gravità e le temibili conseguenze.

A prescindere da dove sia derivato il Covid-19, da come si debelli il virus e dalle responsabilità che ovviamente mai saranno totalmente chiarite, una cosa è certa: le conseguenze.

In virtù infatti della diffusione a livello mondiale del virus venuto forse dalla Cina – o forse no – tutto il mondo ha dovuto o sta facendo i conti con il lock down ovvero la chiusura di tutte le attività produttive per consentire il distanziamento sociale ed impedire il diffondersi di una influenza letale e rischiosissima.

Come conseguenza, questo ha prodotto una crisi economica senza precedenti con effetti immediati devastanti e danni futuri assolutamente non calcolabili. Intere filiere produttive probabilmente si estingueranno ed attività commerciali centenarie verranno definitivamente seppellite e dimenticate e c’è chi sostiene, senza mezzi termini, che il mondo, facendo riferimento al nostro modo di vivere, non sarà mai più lo stesso.

Senza cadere in futili catastrofismi, di cui già la vita è sufficientemente ingombra, bisogna ammettere che il nostro modo di vivere è già radicalmente cambiato ed il sistema produttivo di molte nazioni ne ha risentito in maniera determinante.

Per non far morire l’economia e per farla ripartire il più velocemente possibile ogni nazione ha adottato una sua strategia ma a guardar bene la questione, non è difficile accorgersi che, quasi tutti gli Stati colpiti pesantemente dalla pandemia, hanno adottato provvedimenti del tutto simili riassumibili in buona sostanza in una richiesta massiva di denaro.

I soldi si sa, sono materia del sistema bancario e quindi la distribuzione del pecunio è stata affidata, come è avvenuto per esempio nel nostro paese, agli istituti di credito, i quali si stanno avvalendo, proprio per concedere i prestiti ad una platea più ampia possibile, di garanzie da parte dello Stato. Ricordo infatti che in quasi tutti gli stati occidentali le banche sono Istituzioni private pertanto, prima di elargire somme a destra ed a manca per sopperire alle necessità scaturite dal blocco dell’economia, hanno bisogno di garantirsi in modo che se un domani i debitori non potessero restituire i prestiti, comunque le Istituzione creditizie ne uscirebbero illese o perlomeno in grado di continuare a sopravvivere. E quale migliore garanzia può essere fornita ad una banca se non lo scudo fornito dalla nazione ove la banca stessa opera?

Il sistema sembra funzionare egregiamente ed i denari, a partire dalle piccole attività a finire alle grandi aziende – la FCA ad esempio ha chiesto ed otterrà 6,3 miliardi di euro – cominciano ad arrivare. E’ vero che le discussioni e le polemiche in merito, relative ai ritardi, alla burocrazia ed alle varie lavorazioni in corso sono subito scoppiate e ci accompagneranno per lungo tempo ma non bisogna farsi distogliere da questo, ripeto: i soldi e tanti stanno arrivando e continueranno ad arrivare.

Ma ricordiamo anche, onde la questione sia chiara a tutti: trattasi di prestiti agevolati, con poche spese ed a tassi bassi, prestiti concessi ai privati ed alle aziende fino ad arrivare agli Stati, attraverso il recovery Fund, se lo faranno, il MES oppure coronaBond o attraverso altri veicoli finanziari, ma sempre di prestiti si tratta che sia chiaro!

E come è evidente e del tutto ovvio, per quanto costi poco e sia agevolato la caratteristica intrinseca di un prestito affinché rimanga tale è che dovrà prima o poi essere restituito. Se non lo restituiranno i singoli debitori, lo Stato dovrà farsi carico di provvedere al ristoro trasferendo la medesima incombenza ai propri cittadini. Gli Stati dovranno restituire i soldi ai fondi europei e/o alla BCE oppure a qualche altro creditore, ovvero i cittadini dovranno rifondere alla fine anche questi debiti contratti dai singoli per il benessere della collettività ma a spese di tutti gli appartenenti alla collettività stessa.

Ora comincia ad essere più chiara la vera trappola che si cela dietro il Covid-19? Dopo il passaggio del coronavirus i debiti di ognuno di noi, i debiti delle piccole aziende che sono state costrette a chiudere, i debiti delle città, delle regioni, delle grandi società ed i debiti degli Stati cresceranno ed aumenteranno immancabilmente. Il debito del mondo aumenterà, ed è piuttosto evidente che dove c’è un debito esiste un debitore e dove esiste un debitore esiste un creditore che avendo prestato pretenderà la restituzione del mal tolto.

E’ inevitabile: la soluzione ad un problema ritenuto letale diventerà e si trasformerà in un problema di altra natura ma non meno grave del primo: per la maggioranza in un caporetto economico e per una sparuta minoranza in una grande vittoria.

Praticamente, per riassumere, il debito è il vero problema e le carte sono state calate per farlo diventare una pandemia mondiale incurabile e permanente.

Ma qualche ben pensante potrebbe obiettare: ‘d’accordo, ma di fronte ad un problema serio come quello legato alla diffusione di un virus letale quale altra soluzione si sarebbe potuta adottare se non quella di sospendere l’economia e successivamente risarcire chi è collassato nel bisogno?’

E’ vero le soluzioni non sono molte ed il lock down è stato una delle soluzioni più ovvie e persino scontate. Ma mentre il distanziamento sociale ed il blocco sostanziale dell’economia potrebbero essere state la cura ed il male minore, siamo del tutto convinti che per far ripartire il sistema la soluzione sia da ritrovarsi nei prestiti e nel conseguente incremento dei debiti?

La risposta a questa domanda ha dell’incredibile e sebbene l’umanità dovrebbe aver imparato a risolvere il dilemma già da diverse decine di secoli  ci ritroviamo in una anacronistica situazione dove la vera risposta ci viene prospettata come utopistica, illusoria e talmente de-correlata dalla realtà da essere scientemente ignorata oppure relegata a pura fregnaccia.

A cosa mi riferisco nello specifico? All’azzeramento o cancellazione del debito o per meglio dire ai prestiti a fondo perduto.

Se pianificate di concedere del credito ad una attività già in grave difficoltà è piuttosto evidente che state caricando sulla stessa maggiore spesa e che probabilmente questo produrrà nel tempo maggiore difficoltà. Sotto il peso dei debiti crescenti anche nell’ottimistica prospettiva di mantenere gli stessi ricavi sarà naturale e scontata l’induzione in un vortice ed in una spirale dalla quale non potrà uscire niente di buono, se non il fallimento della attività medesima e la conseguente riassegnazione delle risorse in altre attività senza meno a più basso contenuto finanziario e magari appena sufficienti ad assicurare la sopravvivenza dei prestatori d’opera. Con questo sistema verranno trasferite in pratica risorse economiche da chi già ne aveva poche a coloro che possedendo un surplus si sono potuti permettere il lusso di prestarle.

E qui economisti di fama mondiale e mega laureati alla Bocconi ed alla Luis sobbalzeranno dalla sedia inveendo contro simili boatte oppure ignorando questi ragionamenti, definendoli puerili e di basso profilo.

Se non fosse, come dicevamo, che il problema della cancellazione del debito è già stato brillantemente affrontato e risolto circa tremilacinquecento anni fa ed ancora oggi non solo permane trascritto nero su bianco ma costituisce la parte integrante e mai sconfessata di una Legge che è alla base della vita socio economica di un popolo che comunque è sopravvissuto a periodi drammatici e terribili.

Mi riferisco senza girarci intorno alla Legge che troviamo nelle nostre Bibbie e, per essere ancora più esatti, a quella parte denominata a torto Vecchio Testamento e che gli Ebrei conoscono e rispettano come Torah.

Nella Torà è scritto:

“Ogni sette anni saranno condonati tutti i debiti. 2Si procederà in questo modo: quando sarà stato proclamato, in onore del Signore, l’anno per il condono dei debiti, chi avrà fatto un prestito ad un altro, non costringerà il suo prossimo, un suo connazionale, a rimborsare il debito. 3Si potrà esigere da uno straniero il pagamento dei debiti; ma quelli che avrete con un connazionale saranno condonati.” (Bibbia TILC Deuteronomio cap. 15)

Deuteronomio è il quinto libro della Torah ed uno dei significati del nome del libro è proprio ripetizione della Legge, con un chiaro riferimento alla Legge data ad Israele al tempo di Mosè.

Due principi devono essere valutati nello scritto riportato e che meritano una attenta riflessione.

Primo: i debiti possono essere condonati a tempo fissato secondo quanto precedentemente e legalmente stabilito.

Secondo: i debiti verso i connazionali avrebbero dovuto essere condonati, ma non quelli nei confronti degli stranieri ovvero verso coloro che per genia non appartenevano al popolo della Legge.

Senza entrare nel merito ma scalfendo solo la superficie dell’enunciato possiamo dedurre che: affinché un sistema finanziario funzioni, facendo riferimento ad un sistema economico chiuso, si deve prevedere che i debiti contratti da coloro che sussistono all’interno del sistema stesso prima o poi dovranno essere cancellati, sempre che si voglia farlo funzionare.

Altro principio esposto sempre nello stesso libro al cap. 23: “20 Non farai al tuo fratello prestiti a interesse, né di denaro, né di viveri, né di qualunque cosa che si presta a interesse. 21 Allo straniero potrai prestare a interesse, ma non al tuo fratello…..”

Abolito il tasso di interesse, ovvero tasso zero. In questo caso viene chiaramente sancito un altro principio di sopravvivenza economica all’interno di un sistema finanziario chiuso qualora qualcuno si trovi in difficoltà ed a corto di risorse economiche. All’interno del sistema economico retto dalla Legge non si poteva prestare denaro pretendendo un interesse. Si poteva esigere invece un interesse verso coloro che non appartenevano alla ‘famiglia’ intendendo con il termine il diritto di discendenza e l’appartenenza ad una determinata stirpe.

Perché? La risposta è sempre riportata nelle medesima Legge e finalmente ci avviciniamo al succo della questione intravedendo l’indispensabilità di produrre e far contrarre un debito crescente e persistente.

Deuteronomio cap. 15:

6Il Signore tuo Dio ti benedirà come ti ha promesso e tu farai prestiti a molte nazioni e non prenderai nulla in prestito; dominerai molte nazioni mentre esse non ti domineranno.

Ora conosciamo non solo la finalità e lo scopo ultimo degli stimoli all’indebitamento ma ne conosciamo anche l’origine e perché no chi in questo specifico campo ha anche una cultura, una preparazione ed una esperienza millenaria e che ha costruito evidentemente un intero modo di vivere strutturato e basato su questi principi.

La valenza di questi principi millenari è sotto gli occhi di tutti ed è o dovrebbe essere talmente evidente da far rivoltare anche i morti nelle tombe ma, evidentemente, alla maggioranza dell’umanità che ha abbandonato, rinunciato o mai posseduto il corretto modo di ragionare questo andazzo alla fine sta bene e fatto salvo qualche sparuto rigurgito finito con l’ammazzamento di diversi milioni di persone ma poi dissoltosi in un nulla di fatto, tutto prosegue in una ben delineata e precisa direzione.

Non è necessario puntare il dito contro nessuno in particolare, ciò procurerebbe solo inutili dibattiti e sterili polemiche che oltre a non portare a nulla verrebbero facilmente tacitate da coloro che gestendo il potere economico possono direttamente intervenire sui mass media ufficiali, dei quali ovviamente sono anche azionisti indiretti. Bisogna invece riformare le coscienze tramite una diffusione di una cultura che purtroppo tendenzialmente invece si sta estinguendo, lottando con tutte le nostre forze affinché questo non avvenga anzi, tentando di invertirne il declino.

Il mio è solo un piccolo contributo in tal senso.

Ad majora!

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