Viene rabbia solo a scriverlo. Un’azienda americana ha annunciato licenziati in Italia nonostante l’espresso divieto appena prorogato fino al 17 agosto dal decreto Rilancio.

In piena emergenza, la multinazionale manda a casa i lavoratori. Padri, madri, famiglie, la loro dignità. A Marcianise, vicino Caserta, Jabil, il gruppo statunitense dell’elettronica in questione, licenzia 190 operai. E – come ricostruisce Repubblica – lo fa apparentemente in barba al Decreto Rilancio che ha prorogato fino a metà agosto la moratoria sui “licenziamenti per giustificato motivo oggettivo” prevista dal Decreto di marzo. “Mettere in mezzo alla strada tutti quei lavoratori durante una pandemia è decisione intollerabile e illegale”, attacca Rocco Palombella che è il leader dei metalmeccanici della Uil.

“Un atteggiamento irresponsabile da parte della società americana”, fanno sapere i sindacati, mentre davanti ai cancelli si forma un presidio spontaneo e Fim, Fiom, Uilm proclamano lo sciopero a oltranza. “A questo atto scellerato ci deve essere una pronta risposta del governo, altrimenti si crea un precedente pericolosissimo” aggiunge Michele Paliani, coordinatore nazionale sempre della Uilm. Dal canto suo la spietata Jabil, 120 stabilimenti e 200mila dipendenti in giro per il mondo, è “tranquillissima” perché – paradossalmente – ha la legge dalla sua. E come è possibile? Già, perché i decreti italiani parlano di “procedure pendenti avviate successivamente al 23 febbraio 2020”, mentre quelle nello stabilimento di Marcianise si sono messe in moto nel giugno dello scorso anno quando l’azienda aveva annunciato 350 esuberi.

Ecco le multinazionali come lavorano, come pensano, come agiscono. I sindacati però insistono, e le loro voci raccolte da Repubblica dicono: “Non si fermano neanche davanti al dramma della pandemia – afferma Michele Madonna, rappresentante Fiom nella Rsu -. Siamo disperati e abbiamo dovuto anche sopportare l’umiliazione dei controlli della Digos quando al presidio qui davanti ci siamo riuniti in una ventina proprio per rispettare il divieto di assembramenti”. A tutt’oggi sono stati 160 i lavoratori usciti dalla Jabil, dunque ne restano 190 che da lunedì saranno licenziati. E la data del 25 maggio coincide con la fine del periodo di Cassa integrazione Covid chiesto dall’azienda.

Lo Stato cosa farà? Dov’è il governo? “Ci si rende conto? – protesta Paliani – Una multinazionale che prima sfrutta l’ammortizzatore sociale previsto per l’emergenza sanitaria ma poi rinuncia alla proroga di cinque settimane consentita dal nuovo decreto del governo. Una vera provocazione”. Sta di fatto che da lunedì 190 famiglie si troveranno senza stipendio, senza lavoro, nella disperazione.

FONTE Il Paragone.it

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