Da Roma a Orte (Lazio), l’A1 corre per 2 km sul suolo ternano. Per andare da Cremona a Pavia si passa dall’Emilia. Da Genova a … Genova c’è il rischio di finire in Piemonte, persino a piedi. Dodici casi di “sconfinamento” che possono sfuggire persino ai residenti. E di sicuro, sono sfuggiti agli estensori di normative e Faq

Un weekend nella Tuscia Viterbese da Roma? Attenzione, non sei ancora a Orte che già hai sconfinato in Umbria. E non te ne accorgi. Per andare da Cremona a Pavia, in autostrada, si attraversa Piacenza. Ed è la strada più breve, la stessa consigliata da Google Maps e da qualunque navigatore satellitare. Ancora, una camminata tra Genova e Genova, nell’entroterra ma a soli 5-6 chilometri dal mare, rischia di farvi entrare in Piemonte, senza saperlo (e molti liguri non lo sanno o non ci pensano di default).

Il primo weekend di libertà parziale è in arrivo. Pur nella giungla delle difformità tra le ordinanze locali, si può dire che torneremo a fare shopping, a frequentare lungomare e parchi, che potremo visitare un borgo che non ammiriamo da tempo e naturalmente andare a fare trekking o mountain bike – benché questo ci fosse consentito già da qualche settimana anche a relativa distanza da casa. Per la prima volta diopo oltre tre mesi, potremo muoverci a piacere e non dovremo giustificare il nostro semplice esserci fatti sorprendere mentre oziamo all’aperto. A una condizione (divieto d’assembramento a parte): non sconfinare da una regione all’altra. GUARDA LA MAPPA

Facile a dirsi. Non proprio scontato da realizzare. La geografia del Belpaese non è esattamente quella delle illimitate lande americane, dove tracci una linea e hai risolto il problema. Qui, a parte i luoghi dove esistono discontinuità geografiche evidenti – crinali, fiumi, grandi laghi – il limite tra le sfere di competenza di un governatore e l’altro non è necessariamente contrassegnato, né tantomeno individuabile e percettibile. Che fare? Ad oggi, giovedì mattina, una Faq dedicata non esiste: al ministero degli Affari regionali promettono che ne sarà creata presto una, di concerto con la presidenza del Consiglio. E rimandano all’autocertificazione. Senonché quella serve se sai di dover sconfinare, e per i noti motivi: comprovate esigenze di lavoro, assoluta urgenza, motivi di salute e ritorno al luogo di residenza. Quando invece pensi di non cambiare regione, magari neanche la porti… E già ti trovi in difetto. Se poi sull’altro fronte, trovi un rappresentante delle forze dell’ordine zelante – o uno cui l’amministrazione locale che rappresenta chiede pressantemente di fare cassa – l’esito dell’incontro potrebbe essere di quelli che rovinano un weekend. Soprattutto se a monte, manca un chiarimento da parte del legislatore.

Partendo dalla sorpresa del piccolo lembo di territorio umbro che già si insinua sotto l’autostrada Roma-Firenze per un paio di chilometri tra Magliano Sabina e Orte – quindi a sud dello svincolo che interseca la superstrada umbro-laziale Viterbo-Orte, e non subito a Nord come si è abituati a pensare – una piccola esplorazione su Google Maps ha consentito di individuare una dozzina di queste “trappole”, non vere e proprie enclavi-exclavi (esclusa una) ma comunque aree dove le regioni si incuneano l’una dentro l’altra senza preavviso. A proposito di Mountain View: tracciare su “Maps” un itinerario da A a B è diventata forse la più rapida ed efficace soluzione per progammare un viaggio. Purtroppo, tra le tante indicazioni complementari che appaiono attorno alla mappa (“strada a pedaggio”; “attraversamento di confine nazionale”, per non parlare delle strade chiuse, dell’eventualità di imbarco su un traghetto e persino degli ingorghi in tempo reale, non c’è un’indicazione tipo “attraversamento regionale”. In realtà il confine, ingrandendo la mappa, si palesa chiaramente e si può monitorare. Implementare una simile aggiunta – spiegano dall’ufficio stampa di Google – non è una cosa semplice e rapida. Oltretutto, rischia di diventare superflua fra pochi giorni.

Da Cremona al Pavese: non andate a sud del Po

Certo, c’è un confine fisico evidente: a Sud del Po sei in Emilia, a Nord in Lombardia. Purtroppo, non è uniformemente così, perché se è vero che ad est il limite corre letteralmente sul fiume, nell’ultimo (da Cremona) terzo degli 85 km che da Est a Ovest scorrono tra le due città lombarde, la demarcazione vira improvvisamente verso Sud: il che tra l’altro significa che anche chi dalla città di Mina e di Chiara Ferragni volesse andare a Broni o a Voghera avrebbe lo stesso problema. In pratica, entrati a Cremona in autostrada si varca subito il confine, si rimane in Emilia attraversando Piacenza fino a Castel San Giovanni, dove si torna definitivamente in Lombardia. C’è un altro problema: per chi abita nella parte nord-orientale della città lombarda lo svincolo cittadino è perfetto: per chi vive nella zona sud-ovest – abbiamo fatto un test sulle strade prossime al Tribunale e alla Questura, Google Maps suggerisce di puntare verso il casello successivo – in direzione Sud-Ovest, Pavia -. Peccato che Castelvetro Piacentino sia già oltreconfine. Si potrà dire che i locali (tuttora la stragrande maggioranza dei traveller) lo sanno, che l’attraversamento del Po – lì non ancora ingannevole – e il nome stesso del piccolo comune aiutano, ma la distrazione è dietro l’angolo. Senza contare che – il discorso vale in generale, non necessariamente nel caso specifico – una cosa è interagire con la polizia stradale in autostrada, un’altra potrebbe essere avere a che fare con una polizia locale costretta a rispondere a un’amministrazione a caccia di denaro facile. Esiste un’alternativa? Google la indica: 71 km contro 85, ma undici minuti in più. Si viaggia lungo una strada provinciale, che tra l’altro attraversa Casalpusterlengo dopo aver sfiorato Codogno. La zona rossa può sembrare un lontano ricordo, superato dal mal comune generale: le notizie che arrivano dalle aree che hanno subito la quarantena stretta parlano però di una difficoltà di riconquista reciproca della fiducia, sia per chi arriva dall’esterno che per chi torna a ricevere “forestieri”.

Roma-Firenze: prima di Orte c’è già un lembo d’Umbria

Da Roma, l’A1 è la via d’accesso principe per l’Umbria. Orte, importante crocevia, dove l’Autostrada del sole incrocia la Viterbo-Terni, a sua volta trampolino di lancio verso altre celebri mete della piccola regione senza sbocco marino, come Perugia o Assisi, è l’ultimo svincolo laziale, prima che anche l’A1 sconfini verso Attigliano, Orvieto, Fabro e poi in Toscana. Giocoforza, nell’opinione comune, è il punto dove finisce il Lazio e comincia l’Umbria Peccato che per un paio di chilometri l’Autosole si insinui nella provincia di Terni, già a sud dello snodo. Accade dopo Magliano Sabina, laddove il percorso sovrasta un paio di curve del Tevere. Il buon senso induce a ritenere improbabile che la polstrada istituisca posti di blocco proprio lì: il tratto umbio è veramente breve, senza caselli, né aree di servizio. Senza contare che, subito dopo lo svincolo della cittadina tusciana, l’autostrada torna sul suolo umbro, abbandonando definitivamente il Lazio: il romano che venisse fermato a nord di Orte faticherebbe molto di più a provare che la sua destinazione finale si trova nella sua stessa regione di residenza, anche se, ad esempio, al viaggiatore diretto a Bomarzo dalla Capitale, Google Maps suggerisce comunque di uscirea ad Attigliano, che è già in provincia di Terni. In generale, chi dall’estremità Nord della Capitale volesse raggiungere non solo le località citate, ma anche Vitorchiano, Bomarzo, Soriano nel Cimino, e in qualche caso la stessa Viterbo, trova nell’Autosole fino a Orte – o Attigliano – la via di comunicazione più efficiente. L’alternativa – più lenta almeno per chi non vive a Roma Ovest, ma per tutti più affascinante, si chiama Cassia.

Strada dei Parchi. A mezz’ora da Tivoli è già Abruzzo

Più complicato districarsi tra il confine laziale-abruzzese sull’A24. Procedendo da Roma l’autostrada dei parchi sconfina una prima volta in Abruzzo già a 50 km dal Gra e a 30 minuti scarsi da Tivoli; poi rientra in territorio laziale nei pressi di Castelvecchio, dopo una quindicina di chilometri, per poi tornare definitivamente abruzzese verso Torrimparte, una cinquantina di km a Nord-Est, già ben oltre il bivio con l’autostrada per Pescara. Per fare qualche esempio: sconfina obbligatoriamente chi dall’Aquila vuole raggiungere l’abruzzese Pietrasecca; o chi da Roma va a Poggiovalle o a Borgorose, nel Reatino. I caselli nelle tratte “di mezzo” sono diversi, il che accresce il rischio di essere colti “in flagranza” lontano dalla via diretta tra punto di partenza e destinazione, anche solo perché si è deciso di godersi una tratta panoramica, al posto della monotonia tutta viadotti e gallerie.

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