La città, dal cui wetmarket ha avuto origine la pandemia di COVID-19, ha imposto il divieto per cinque anni, seguendo la scia tracciata da Pechino, Shenzhen e Zhuhai. “Un chiaro riconoscimento di quanto sia serio il rischio per la salute pubblica”, ha commentato Peter Li della Humane Society International. L’Onu, intanto, ha chiesto la messa al bando dei “mercati umidi”

Wuhan ha vietato la caccia e il consumo di tutti gli animali selvatici per i prossimi cinque anni. La città dove ha avuto origine la pandemia di coronavirus che ha messo in ginocchio tutto il mondo segna così un importantissimo passo avanti nella difesa dei diritti degli animali e della protezione della salute pubblica: infatti è proprio dal wetmarket di Wuhan che sembra essersi diffuso all’uomo il COVID-19.

“Il divieto di Wuhan rappresenta un chiaro riconoscimento di quanto sia serio il rischio per la salute pubblica, collegato alla diffusione di malattie zoonotiche attraverso il commercio di specie selvatiche”, ha commentato Peter Li della Humane Society International. “Questo rischio che deve essere preso sul serio se vogliamo evitare future pandemie e che non sarà certo minore tra cinque anni”, ha aggiunto ancora Li. Wuhan è la quarta città cinese a imporre un simile divieto, dopo Pechino, Shenzhen e Zhuhai. Ma se in queste città lo stop è permanente, nel capoluogo dell’Hubei durerà solo cinque anni. Un passo avanti, ma non ancora abbastanza.

Noi de Le Iene ci siamo occupati spesso del tema dei mercati di animali in Cina. Poche settimane fa il nostro Gaston Zama aveva parlato con chi aveva previsto il Covid-19: insieme a Earth League International ci ha raccontato l’universo criminale legato al traffico di animali selvatici e delle loro principali piazze di spaccio, ad esempio i wet market in Cina da cui sembra sia partito il nuovo coronavirus.

E a inizio maggio il responsabile per la biodiversità delle Nazioni Unite, Elizabeth Maruma Mrema ha chiesto di mettere al bando i “mercati umidi” in tutto il mondo. “Se non ci prendiamo cura della natura, sarà la natura a prendersi cura di noi“, ha dichiarato. Una richiesta che era stata presa con soddisfazione da Animal Equality.

E sempre noi vi avevamo portato a conoscere anche un altro aspetto del mercato degli animali in Cina, questa volta non selvatici ma domestici: i cani. Abbiamo sostenuto le battaglie e le “missioni” dell’attivista Davide Acito. Lo avevamo conosciuto qualche tempo fa in un servizio, di Giulia Innocenzi e Francesca Di Stefano, sul terribile festival di Yulin, in Cina. Un festival durante il quale per strada viene venduta e comprata la carne di cane. Quello che abbiamo visto a Yulin in quei giorni è drammatico: cani uccisi davanti agli altri cani, macellati per strada e zero rispetto delle più basilari norme igieniche.

La Cina, per fortuna, ha deciso di mettere al bando la vendita di carne di animali domestici. E le notizie che arrivano da Wuhan fanno sperare in un altro grande passo avanti nei diritti degli animali e nella protezione della salute di tutti noi.

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