È morto di coronavirus a 91 anni. Da Eisenhower a Obama, ha trascorso più di mezzo secolo a Pennsylvania Avenue. “Di lui mi colpiva sempre la grande dignità”, ha scritto Michelle nella sua autobiografia

Iniziò lucidando pavimenti e stoviglie d’argento per Dwight Eisenhower nel 1957. Servì il caffé a John Fitzgerald Kennedy, promosso al rango di butler, maggiordomo, grazie all’aiuto di Jackie che lo aveva preso in gran simpatia. Preparò le valige di Ronald Reagan prima di ogni viaggio. E poi, diventato il cameriere più intimo di George W. Bush, s’intrattenne spesso con lui nelle lunghe notti insonni del presidente appena assurto al suo nuovo ruolo di leader mondiale, aiutandolo a ritrovare il sonno raccontandogli aneddoti della sua gioventù. L’ultima immagine di Wilson Roosevelt Jerman, il più longevo membro dello staff della Casa Bianca, ucciso dal coronavirus martedì, a 91 anni, è invece quella dove sorride, in ascensore, al fianco degli Obama. Uno scatto dell’allora fotografo ufficiale di Pennsylvania Avenue, Pete Souza, così simbolico – il servitore nero nella sua inappuntabile livrea con alle spalle la prima coppia presidenziale afroamericana – da essere stato scelto da Michelle Obama fra le immagini più significative della sua vita, quelle inserite nella sua autobiografia Becoming diventata un bestseller globale.

“Era un uomo gentile. La prima persona che vedevamo al mattino, l’ultima prima di coricarci. Per noi aveva sempre un sorriso e una leccornia”: George W. Bush lo ricorda così in un messaggio di cordoglio firmato insieme alla moglie Laura, recapitato a Nbc News. Perché Jerman, 55 anni alla Casa Bianca al servizio di 11 presidenti, era davvero benvoluto da tutti. E purtroppo, in tempi di coronavirus, nemmeno il fedelissimo di così tanti leader potrà avere il funerale che forse aveva sempre sognato.

Nato poverissimo in Virginia nel 1929, l’anno della grande crisi, sposatosi a 19 anni e padre di cinque figli, nonno di 12 nipoti e 18 bisnipoti, Jerman dovrà accontentarsi di un addio virtuale. Con forse più di un presidente ad asciugarsi le lacrime dietro lo schermo, collegato in diretta su Zoom. Ma intanto, a ricordarlo al mondo, ci pensa la nipote, Jamila Garrett, intervistata da Fox: “Era un uomo sincero, sempre al servizio degli altri. Non contava chi tu fossi, presidente o bambino, celebre o sconosciuto. Né cosa facessi o di che cosa avessi bisogno. Si è sempre prodigato per aiutare tutti, in qualunque modo gli fosse possibile”.

Un nonno davvero straordinario quello evocato da Jamila, sforzandosi di sorridere fra le lacrime: “Ci ha insegnato che per riuscire nella vita bisogna essere autentici. Gli ostacoli non cessano mai, ma bisogna farsi forza e superarli. Ed è quel che faremo. Porteremo avanti il suo insegnamento, sarà la nostra eredità più preziosa”. Insieme a quegli indimenticabili aneddoti, naturalmente. Perché pure se Wilson Roosevelt Jerman non è quel “butler”, il maggiordomo della Casa Bianca immortalato da Hollywood nel film di Lee Daniels (The Butler, appunto, con Forest Whitaker: ispirato invece alla vita di Eugene Allen – collega e per un certo periodo superiore di Jerman, arrivato a Pennsylvania Avenue come lavapiatti nel 1952 e rimastoci fino al 1987), i suoi aneddoti non sono certo da meno.

Fino a quell’onore, quando ormai era già molto anziano, di servire gli Obama, sia pure lavorando part-time. “Di lui mi colpiva sempre la grande dignità”, scrive Michelle nell’autobiografia. “La stessa, d’altronde, che rende così speciali e diversi tutto coloro che lavorano alla residenza privata del presidente”. Da Eisenhower a Obama: un uomo che ha contribuito, a suo modo, alla Storia. Lustrando argenteria e servendo il caffè.

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