Oggi la Giornata mondiale delle api. Quasi il 90% delle piante selvatiche da fiore ha bisogno di impollinatori per riprodursi.

Piante fondamentali per il funzionamento degli ecosistemi e la conservazione delle specie e degli habitat e in generale delle diversità biologica, che rappresenta la base della nostra esistenza e delle nostre economie.

Una specie su dieci di api e farfalle europee è minacciata di estinzione e una specie su tre vede la propria popolazione in declino. In tutta l’Unione Europea – Regno Unito compreso – 17 milioni di alveari e 600.000 apicoltori producono ogni anno circa 250.000 tonnellate di miele.

Nel Quaderno vengono forniti alcuni importanti concetti, dati e informazioni sul tema degli impollinatori e del loro declino e delle politiche e misure in atto finora e di quelle che potranno e dovranno essere messe in atto per contrastare questo grave fenomeno.

Quasi il 90% delle piante selvatiche da fiore ha bisogno di impollinatori per riprodursi: api, vespe, farfalle, coccinelle, ragni, rettili, uccelli. Queste piante sono fondamentali per il funzionamento degli ecosistemi e la conservazione delle specie e degli habitat e in generale delle diversità biologica, che rappresenta la base della nostra esistenza e delle nostre economie.

Nel processo di produzione alimentare, oltre il 75% delle principali colture agrarie beneficia dell’impollinazione, operata da decine di migliaia di specie animali (almeno 16 mila tra gli insetti) in termini di produzione, resa e qualità dei raccolti.

Le colture agrarie interessate dall’impollinazione includono cereali, frutta e verdura, essenziali per le diete animali e l’alimentazione umana, nonché combustibili, fibre come cotone e lino e materiali da costruzione.

La produzione agricola mondiale direttamente associata all’impollinazione animale rappresenta un valore economico stimato tra 235 e 577 miliardi di dollari. Secondo una rete di ricerca internazionale, coordinata dall’Istituto di apicoltura dell’Università di Berna, la morte in massa di api in Europa è un problema grave e in aumento di anno in anno. I dati disponibili evidenziano infatti un aumento dal 5% – 10% al 25% – 40% nelle morti invernali delle api e crescenti morie durante il periodo primavera-estate.

Il declino degli impollinatori è associato a una serie di fattori che spesso agiscono in sinergia tra loro: distruzione, degradazione e frammentazione degli habitat, inquinamento da agenti fisici e chimici, cambiamenti climatici e diffusione di specie aliene invasive.

Essenziali per la biodiversità, note per le comunità alveari, le api possono in realtà essere anche molto solitarie. Lo hanno scoperto i ricercatori dell’Università di Jaén, che hanno identificato 13 specie di api solitarie che nidificano in cavità sul terreno negli uliveti andalusi e dipendono dalle coperture della vegetazione per sopravvivere.

L’articolo accademico, pubblicato su Ecological Indicators, evidenzia l’importanza di questi insetti, celebrati oggi grazie alla ricorrenza del World Bee Day, la Giornata mondiale delle api.

“Ci siamo concentrati su quelle specie che non vivono negli alveari, perché possono essere bioindicatori del tipo di coltura applicata nell’oliveto e avevamo l’obiettivo di osservare questo tipo di ecosistemi, ricchi di biodiversità”, spiega Carlos Martínez-Núñez dell’Università di Jaén. “Per questa ragione abbiamo analizzato api che utilizzano cavità di nidificazione, si tratta di strutture molto affidabili per lo studio delle reti di interazione, dato che è semplice prelevare campioni da studiare in laboratorio”, prosegue il ricercatore, spiegando che dopo due anni di studio gli scienziati hanno rilevato l’esistenza di tre diverse api rilevanti e diverse piante chiave per la loro alimentazione, come la margherita Calendula arvensis, il crisantemo Glebonis coronaria, la cicoria o il dente di leone.

“La copertura arborea dell’oliveto è importante per la coltura”, sottolinea Martínez-Núñez. “Api e piante formano il nucleo delle interazioni sia per l’agricoltura intensiva che per quella ecologica. Ora stiamo studiando come il ripristino ecologico di un uliveto possa influenzare la presenza di api solitarie, non solo quelle che nidificano nelle cavità”, afferma ancora l’esperto, ricordando che lo studio è stato finanziata dal Piano nazionale di ricerca e sviluppo del Ministero della scienza e dell’innovazione e dal progetto Life dell’Unione europea.

Donazioni alla ricerca, petizioni per bandire l’uso di pesticidi e iniziative “Bee friendly” sono infatti i principali progetti volti a salvaguardare le api. Tra questi, ad esempio, Building and connecting urban bee-aware cities in Europe (BeePathNet) è stato lanciato dalla città di Lubiana e si basa su una esecuzione a due fasi: una iniziale di 6 mesi in cui l’obiettivo è quello di realizzare il Transferability Study, un documento che descriva la situazione locale delle città coinvolte, e una seconda di 24 mesi finalizzata alla creazione di un piano di azione capace di attuare strategie sostenibili per l’apicoltura urbana.

Tra i progetti di sensibilizzazione è stato invece promosso “Bee Engaged – Impegnati!”, allo scopo di ricordare a tutti l’importanza delle api e degli impollinatori nel mantenimento dell’equilibrio naturale. In occasione del World Bee Day un’iniziativa cesenate ha indetto eventi online e tour virtuali per consentire ai cittadini di scoprire il mondo delle api.

I ricercatori del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA) studiano invece da un lato come difendere questi insetti dai nuovi pericoli come patologie e parassiti, dall’altro come tutelarli e valorizzarli. “La nostra ricerca ambisce a salvaguardare le api e la loro biodiversità ed a tal fine è fondamentale guardare al futuro, puntando sulle tecnologie innovative a supporto della certificazione dei prodotti, del miglioramento genetico e sullo sviluppo del digitale, basti pensare alla digitalizzazione delle arnie e alle applicazioni di intelligenza artificiale per il riconoscimento delle sottospecie e per determinare gli impatti dei sistemi agricoli sulle api e gli apoidei selvatici”, dichiara Marcello Donatelli, direttore del CREA Agricoltura e Ambiente.

“Grazie alla loro instancabile attività, le api contribuiscono all’impollinazione del 90 per cento della flora selvatica e sono fondamentali per oltre i tre quarti dei prodotti alimentari che giungono sulle nostre tavole”, afferma Donatelli.

FONTE: agi.it

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