Conte avvisa: “Gli italiani hanno tanti risparmi..”

Per far fronte al maggiore deficit (atteso già entro quest’anno) a causa dell’emergenza da Covid-19, l’Italia avrà bisogno di oltre 100 miliardi di euro.

L’indebitamento crescente del debito pubblico e i meno introiti del periodo di lockdown, hanno permesso a parte della politica, di ripensare all’odiosissima PATRIMONIALE. Per chi non lo sapesse, si tratta di un’imposta che colpisce il patrimonio, sia mobile che immobile: denaro, case, azioni, valori preziosi, obbligazioni. Può colpire sia le persone fisiche che quelle giuridiche. In poche parole potrebbe trattarsi di un prelievo forzato dai risparmi depositati in banca o posta, di tutti noi Italiani. Ma c’è davvero d’allarmarsi?…

Ad oggi non c’è ancora nulla di certo, ma il presidente Giuseppe Conte, fino a poco tempo fa assolutamente contrario, nell’ultima conferenza stampa in TV, ha dichiarato: “Siamo tutti consapevoli che in Italia c’è un grande risparmio privato, e sicuramente questa è una delle ragioni di forza della nostra economia. Ci sono tanti progetti, vedremo a tempo debito”. Dichiarazione che ha spaventato e preoccupato gli italiani, e visti i suoi cambi repentini d’Idea, non possiamo escludere che la PATRIMONIALE ARRIVI.

Una consapevolezza che ha spinto il Partito Democratico a chiedere già alla camera dei deputati la COVID TAX, un’imposta proprio sui risparmi di tutti noi. Il tutto spacciato per “contributo di solidarietà” per gli anni 2020 e 2021 a carico dei redditi maggiormente elevati a partire dagli 80.000 euro annui e lordi. Il testo della COVID TAX prevede delle aliquote variabili dal 4% oltre 80mila euro all’8% oltre il milione per un valore di 1,25 miliardi di euro e per un totale di 803.741 contribuenti (che corrispondono all’1,95% del totale contribuenti Irpef che sono circa 41,2 milioni). Questa proposta è piaciuta all’on. Pierferdinando Casini e alla senatrice del Movimento 5 stelle Paola Nugnes. Due politici che a reddito non sono messi per nulla male. Casini con un reddito annuale di 122.688 euro e la Nugnes con un reddito di 81.056 euro annuo.

E pensare che Giuseppe Conte intervistato i primi di maggio, dal quotidiano “La stampa di Torino” aveva dichiarato: “Si, escludo una patrimoniale. Il nostro debito rimane sostenibile, nel quadro di un risparmio privato molto cospicuo e di una resilienza particolarmente spiccata del nostro intero sistema economico”. Una sicurezza crollata dopo sole poche settimane.

Come al solito per risanare i conti del paese devono essere i cittadini a farlo con i loro risparmi di una vita. Non si riesce mai a pensare a far elargire seri contributi di solidarietà a quei politici che guadagnano migliaia di euro al giorno? Non si pensa mai ad abolire gli stipendi dei senatori a vita?… Il “senatore a vita” potrebbe rimanere solo un cavalierato ad honorem?…

Sapete quanto ci costano i senatori a vita? Circa 276.639 euro all’anno per ciascuno e vengono anche supportati da assistenti parlamentari per i quali si spendono rispettivamente circa 3.000 euro al mese. Aggiungiamo poi RC auto, autisti, viaggi pagati, hotel, ristoranti, bar etc… All Inclusive.

Un esempio eloquente fu quello di Francesco Cossiga, che con i suoi 18 anni di attività, ha permesso di incassare ai famigliari 901.818,23 euro. La liquidazione di Cossiga fu l’unica ad essere inserita nel bilancio pubblico del Senato nel 2010 – anno in cui è deceduto, con la voce: “pagamento agli eredi di persona deceduta“.

Somme che in molti di noi non vedranno mai, nemmeno se vivessimo due volte, ma che non sempre corrispondono ad una reale attività politica. Come esempio possiamo fare quello di Renzo Piano, nominato Senatore a vita da Giorgio Napolitano nel 2013. In 5 anni, l’architetto conosciuto in tutto il mondo, ha partecipato ad appena 8 votazioni; considerando che un senatore guadagna circa 120mila euro netti all’anno è molto probabile che il signor Piano abbia guadagnato la cifra record di 75mila euro netti per ogni volta che ha votato.

Più che prelevare dai risparmi degli italiani, guardate a tutto questo…

Nicola Scillitani Per InVeritas Press

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