Accostare Silvia Romano ad uno dei più celebrati allievi di Platone parrebbe una aberrazione imperdonabile, ed infatti lo è a tutti gli effetti e non c’è bisogno che nessuno ci ricami sopra.

Ma in considerazione del bailamme mediatico scatenato dall’avvento dell’eroina di Africa Milele, la onlus di Fano per la quale lavorava, che spazia dall’osanna nei cieli, al pari della Madonna o dell’apparizione di Fatima, a bottiglie che volano ed atti di puro odio razziale, attraversando il cuore delle istituzioni fino a ferire ed interferire malamente nei sentimenti all’interno di una normale famiglia milanese, è ragionevole portare un minimo di ordine.

E visto che la verità, al pari di altri misfatti ben più gravi, non la conosceremo mai, vale la pena di ipotizzare cosa davvero sia accaduto, basandoci appunto sul ragionamento sillogistico che prevedeva, attraverso lo studio metodico della storia, di arrivare alla costruzione degli accadimenti semplicemente partendo da semplici presupposti ritenuti però attendibili ed inconfutabili.

Andiamo ora ad enumerare quali sono questi presupposti.

  • La Onlus denominata Africa Milele, che nella lingua swahili significa Africa per sempre, ha sede a Fano ed è presieduta dalla sig.ra Lilian Sora che tre anni dopo il viaggio di nozze con Luca Lombardo nel 2009 dissipato proprio nel continente africano, decide di fondare una associazione per assistere i bambini della zona di Chakama in Kenya, poco distante da Malindi.
  • In seguito ad uno dei suoi frequenti viaggi nel paese africano, la sig.ra Lilian Sora si innamora di un aitante Masai di nome Joseph e per questo molla subitaneamente il Lombardo.
  • La sig.ra in questione raccoglie attraverso la sua associazione, almeno dalle ultime rendicontazioni conosciute, circa poco più di 50.000 euro che presumibilmente noi speriamo essere stati spesi per pagare i generi di prima necessità e le rette ai bambini posti in assistenza, gli stessi ragazzi per aiutare i quali Silvia ha aderito alla mission della onlus.
  • La Onlus Africa Milele si avvale spesso della collaborazione del noto ristorante-pizzeria Karen Blixen di Malindi sia per ragioni commerciali che come vero e proprio punto di riferimento per far pervenire medicinali, derrate e beni di prima necessità nonché per organizzare i viaggi dei volontari. La contitolare della pizzeria sig.ra Mariangela Beltrame è infatti persona conosciuta dalla Presidente della onlus in quanto vista collaborare nella distribuzione dei pacchi e dei regali, recandosi nello stesso posto ove Silvia presterà la propria opera e dove presumibilmente poi verrà rapita.
  • Mariangela Beltrame è contitolare insieme a Roberto Ciavolella della attività di ristorazione, condividendo con lo stesso pure alcune denunce in quanto entrambi risultano indagati dalla Procura di Latina per danni allo Stato e per truffa verso alcuni risparmiatori. A dirla tutta, il Ciavolella è indagato anche per bigamia in quanto, pur essendo formalmente sposato in Italia, ha pensato bene di risposarsi in Kenya, manco a dirlo con la signora di cui è socio. Non trascurabili appaiano le cifre relative agli investimenti che una decina di solerti risparmiatori hanno visto volatilizzarsi dopo averli consegnati all’ex promotore finanziario e che, fidando di alimentare i propri risparmi nella banca per la quale il Ciavolella prestava consulenza, hanno semplicemente e presumibilmente cambiato solo di tasca, non essendo mai arrivati nelle casse dell’istituto di credito. Si mormora, negli ambienti della Procura di Latina che trattasi di importi a sei zeri e se è vero che nei confronti dell’italico fisco l’ammanco è stato stimato in 2,3 milioni di euro, non è difficile ipotizzare il buco a carico dei risparmiatori orientativamente minimo sempre a sei zeri.
  • E’ evidente il giro di conoscenze, collaborazioni a vario titolo ed amicizie che devono essersi create in loco, e che hanno creato l’humus ideale dal quale si è originato il rapimento, tra Lilian Sora dicevamo, Mariangela Beltrame e consorte e, per finire alcuni Masai del posto.
  • Infatti sappiamo per certo che ad alcuni Masai sarebbe stata affidata la sicurezza di Silvia Romano che però, guarda caso, al momento del rapimento non erano presenti oppure, come talune agenzie di stampa affermano erano banalmente distratti lasciando da sola la povera ragazza.
  • Dietro al rapimento durato due anni e non due settimane si celerebbe niente po’ po’ dimeno che Al Shabaab un nome che evoca le gesta di Al Qaida ma che di fatto non centra un fico secco con la più temuta organizzazione terroristica, essendo semplicemente un ‘partito dei giovani’, questo è il significato in lingua Somala, un movimento spontaneo nato dalla ribellione verso il governo di transizione e solo successivamente decaduto in bande armate, composte prevalentemente da cani sciolti, dedite a rapimenti, sequestri e pirateria in genere.
  • Silvia Romano ricompare dopo due anni di prigionia scendendo bellamente da un aereo di Stato, ovvero a spese dei risparmiatori italiani, accolta a braccia aperte dal nostro magnanimo presidente del consiglio Giuseppe Conte e dall’ineffabile Ministro degli esteri Luigino di Maio controfirmando, ove ce ne fosse bisogno, un chiaro intervento delle istituzioni nell’opera di ‘moral suasion’ verso la delinquenza Somala.
  • Silvia, che ora essendosi convertita all’Islam preferisce farsi chiamare Aisha, dopo un breve saluto presso la procura di Roma, finalmente torna tra le braccia della sua amata famiglia ma senza mai abbandonare il suo jilbab verde, il classico mantello indossato dalle donne islamiche. Mentre il suo sorriso ci ammalia, provocando ovviamente una serie di inveterate reazioni, non può sfuggirci che il suo aspetto fisico è ottimo, suffragando la sua stessa dichiarazione pubblica di essere stata trattata molto bene dai suoi rapitori senza dimenticare di salutare i suoi ultimi correligionari con un: “ciao fratelli, che Allah vi benedica”.

Desumere, ipotizzando cosa sia successo, dai fatti così esposti forse ora è un tantinello più chiaro di prima e, trattandosi appunto di mere e presumibili congetture che non hanno nessuna pretesa di trasformarsi in certezze, andiamo a riassumere.

Abbiamo a che fare con una onlus, la cui organizzazione definirla approssimativa appare un eufemismo, composta da una presidente e da un gruppetto di volontari, che per ragioni legali spesso si spacciano per turisti e che quindi si recano in un zona rischiosa in un paese pericoloso senza alcuna tutela internazionale. I collaboranti, sebbene fino a prova contraria sembrano animati da buoni propositi, non paiono avere nessuna preparazione né professionale né personale né tanto meno sembrano rendersi conto del ginepraio nel quale alla fine si vanno a cacciare.

Questo colorato ensemble si avvale della collaborazione di due personaggi che ad essere ottimisti nella loro terra natia diciamo che non godono di una grande reputazione, sottolineo innocenti fino al terzo grado di giudizio, con un evidente trascorso che li precede ed un vissuto che li insegue non proprio specchiato e tranquillo, dediti sembrerebbe a consumare strani affari anche in commistione con atti di generosità della cui consistenza economica e finalità non si ha fino ad ora assolutamente chiarezza.

L’ambiente di incontro, scontro e rapimento in cui si intrecciano le storie personali di codesti individui è quello subito sotto al corno d’Africa, una terra di nessuno nella quale non esistono regole, leggi e tutele e dove vige la legge dei pirati.

Alla base girano somme tra riffe e raffe di diversi milioni che qualcuno spera di recuperare, qualcun altro giustamente pretende e che taluni abbisognano invece per continuare a campare.

Insomma è la solita storia. Nulla di nuovo sotto il sole. E’ tutto chiaro, limpido e recoaro e come sempre se da una parte qualcuno perde denaro da qualche altra parte un altro lo guadagna. I risparmiatori di Latina probabilmente, ma questo lo appurerà la procura, hanno perso svariati soldi, lo Stato Italiano per solidarietà ne ha persi altrettanti, i cittadini italiani hanno perso quel poco di dignità e prestigio che ci erano rimaste e chi sollazzava continua a farlo in barba alle Leggi ed alle regole, e non è nemmeno escluso che qualche altro ignaro cittadino italiano, tra qualche tempo, ci rimetta pure la pelle, magari saltando per aria su qualche bomba artigianale costruita e pagata con i suoi stessi soldi.

Un applauso a Silvia che ha ritrovato la sua famiglia e persino una nuova fede. Un applauso all’ex promotore finanziario e consorte per essersi rifatti una vita lontano da un sistema approssimativo ed inefficiente. Un ben fatto alla onlus Africa Milele per la abnegazione dimostrata nell’aiutare i bisognosi nella assoluta consapevolezza che non avrà nessuna conseguenza, anzi ne ricaverà al massimo tanta buona e produttiva pubblicità. Un applauso al nostro governo per la bellissima figura di fronte a tutto il mondo. Un augurio ai Masai ed ai pirati Somali che possano continuare nella loro opera meritoria che sarà senza meno ricca di risultati e soddisfazioni e visti i recenti successi costellata di utile notorietà.

Per ultimo un ben fatto ed un grazie di cuore al popolo italiano che dimentico del debito che sta accumulando, e che sicuramente prima o poi qualcuno pretenderà indietro con gli interessi, non ha minimamente vacillato e badato a spese, riportando a casa una disagiata connazionale ed aprendosi addirittura al nuovo, accettando di buon grado e nel totale rispetto la cultura musulmana e dando grande dimostrazione di tolleranza e liberalità.

E poi ci meravigliamo quando in Europa e nel resto del mondo al massimo ci considerano spaghettari, pizzettari e mandolinari non dandoci un soldo di fiducia!

Ad Majora.

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