Guido Silvestri fa un decalogo di quello che abbiamo appreso da questi mesi di grave emergenza. Perché l’ottimismo di cui parla è quello che viene dalla conoscenza.

La ritirata di COVID-19 dall’Italia continua imperterrita. Siamo al TRENTAQUATTRESIMO giorno consecutivo in cui cala il numero totale dei ricoveri in terapia intensiva per COVID-19 in Italia (da 808 a 775, quindi di 33 unità), e siamo ormai al 19% del valore di picco. E continua a scendere anche il numero dei ricoveri ospedalieri totali (ieri da 10.792 a 10.400, quindi di altre 392 unità). Infine, ieri il numero dei morti (153) è stato il più basso da oltre due mesi, edanche questa è una bella notizia. Quindi, per ora NESSUN segno del temuto aumento dei malati che sarebbe seguito alla riapertura del 4 maggio.

Naturalmente, qualcuno dirà che 13 giorni sono pochi, che bisogna aspettare un’altra settimana, o un mese, o tre mesi, e poi tranquilli che arriverà la catastrofe. Io dico solo, basandomi sui dati, che se il 97,5% dei casi di COVID-19 sviluppa la malattia entro 11,5 giorni dal contagio, si sarebbe già dovuto osservare un certo cambiamento della curva. Comunque, vedremo nei prossimi giorni, sperando che si discuta di dati e non di fantasie.

Le dieci lezioni che, a mio avviso, bisogna prendere da questa crisi

1) Investiamo nella scienza, a tutti i livelli, e proteggiamola dai cialtroni

Niente se non la scienza può salvarci da una pandemia. E sappiamo bene che questa non è la prima né sarà l’ultima. Quindi, ricordiamoci di supportare e proteggere la scienza non solo quando ce la facciamo addosso per un nuovo virus, ma anche quando tutto sembra andare bene.

2) Sosteniamo l’educazione alla scienza e alla cultura in generale, a partire dalle scuole

Perché la scienza va insegnata, spiegata, divulgata a tutti, grandi e piccini, ma soprattutto a partire dalla scuola, elementare, media e superiore, investendo le dovute risorse e sviluppando sempre di più una classe insegnante all’altezza di questo compito importantissimo.

3) Sosteniamo la sanità pubblica, negli ospedali e nel territorio, e ridiamo dignità agli operatori della salute

L’altro pilastro contro una pandemia sono gli operatori sanitari: medici, infermieri, biologi, tecnici di laboratorio, e tutti quanti. Ricordiamoci di loro e ringraziamoli dei tanti sacrifici di questi mesi. E investiamo le risorse necessarie affinché la sanità pubblica italiana non perda la sua eccellenza.

4) Ricordiamoci delle malattie infettive, che presentano sfide uniche alla sanità pubblica

Le malattie infettive pongono delle sfide uniche al servizio sanitari per due caratteristiche fondamentali: arrivano a ondate (creando il funesto “sovraccarico ospedaliero”) e contagiano il personale. Per questo richiedono un’infrastruttura specifica e dedicata, che va create e mantenuta.

5) Prepariamo fin da adesso ospedali e Rsa a una possibile seconda ondata
Dobbiamo essere pronti a una nuova ondata di COVID-19. Per questo occorre una struttura sanitaria strategica di riserva che consenta – se necessario e in tempi rapidissimi – di attivare nel territorio fino a 10.000 posti letto di terapia intensiva in isolamento (2.5 volte il picco di ricoveri in terapia intensive per COVID-19 nel marzo scorso), con immediata disponibilità di personale, apparecchiature, ecc…

6) Facciamo monitoraggio dell’immunità, dei nuovi casi e contact tracing

Il monitoraggio virologico e sierologico della popolazione (a campione e ripetuto ad intervalli regolari) è l’equivalente del radar nella nostra navigazione attorno al grande scoglio di COVID-19. Senza monitoraggio le chances di andare a sbattere di nuovo aumenteranno moltissimo.

7) Coordiniamo la risposta a livello nazionale e internazionale

Parlo di coordinazione tra Regioni (in Italia) e tra Stati (in Europa e nel Mondo), senza stupide gare a chi è il più bravo. Vuol dire collaborare nel gestire la pandemia, a livello di dati, screening, procedure, ecc… con leader che si aiutano, anziché bisticciarsi, e un’Organizzazione Mondiale della Sanità che serve da guida scientifica e sanitaria.

8) Ricordiamoci dell’igiene personale, che conta più di mille guanti e mascherine

Perché tante piccole norme di igiene personale, dal lavarsi o disinfettarsi le mani di frequente, all’evitare di tossire e starnutire en plein air, o di leccarsi le dita mentre si mangia o quando si sfoglia un giornale (cose peraltro abbastanza schifosette anche prima della pandemia) davvero non costano nulla.

9) Facciamo informazione seria senza catastrofismi e sensazionalismi
Questa non ha bisogno di spiegazioni. Di panico quotidiano ce ne siamo occupati fin troppo, ora basta.

10) Apprezziamo quello che abbiamo (salute, famiglia, amici, lavoro, ecc…)

Perché questa è sempre la lezione più importante di tutte.

BonusSe di un argomento sappiamo poco, ascoltiamo in silenzio

Perché nessuno ci obbliga a dire la nostra sempre e su tutto. Lo so che è una battaglia persa in partenza, ma ci provo lo stesso.

Fonte: https://www.medicalfacts.it/2020/05/17/coronavirus-pillole-ottimismo-dieci-cose-imparato-crisi/
Lauer SA, et al. The Incubation Period of COVID-19 From Publicly Reported Confirmed Cases: Estimation and Application. Ann Intern Med 2020)

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