Se ne è andato in una triste e malinconica giornata  di metà maggio morto Ezio Bosso.

Il noto pianista conviveva ormai dal 2011 con una malattia neurodegenerativa.

Era nato a Torino 48 anni fa, londinese e bolognese per residenza recente, Bosso fermò e commosse letteralmente l’Italia quando apparve al Festival di Sanremo del 2016, quando parlò del significato della bellezza e della musica nella sua esperienza di uomo e fece ascoltare al pianoforte la sua composizione”Following a Bird”

Una pagina di musica memorabile che resterà nella storia delle esibizioni che hanno emozionato  nella kermesse sanremiana.

Colpito dalla sindrome autoimmune nel 2011, quando dovette anche subire un intervento per l’asportazione di una neoplasia, Bosso è riuscito con feroce determinazione a riconquistare la capacità di fare musica, coronando il sogno di salire sul podio delle più importanti orchestre mondiali e nei principali teatri  storici.

Da quanto si apprende, i familiari e la sua famiglia professionale, chiedono a tutti il massimo rispetto per la sua privacy in questo momento sommamente personale e intimo. Le esequie si svolgeranno in forma strettamente privata.

Ezio  Bosso era nato a Torino il 13 settembre 1971, si avvicina alla musica all’età di quattro anni, grazie a una prozia pianista e al fratello musicista. Bosso a 16 anni esordisce come solista in Francia e incomincia a girare le orchestre europee.

La svolta arriva poco dopo quando approda all’Accademia di Vienna.

Poi quel nefasto 2011 con  la scoperta della malattia.

Dopo una pausa forzata Bosso ricomincia una più intensa attività concertistica fino a quella che verrà considerata la tournè di musica classica più importante della storia italiana, e che lo vede reduce da una lunga serie di trionfi alla testa di alcune delle migliori orchestre italiane e internazionali nella riconquistata veste di direttore d’orchestra.

Compositore, pianista e direttore d’orchestra, Bosso è un attore protagonista e di primo ordine  della musica classica. E non solo.

Riceve due nomination al David di Donatello per le musiche di “Io non ho paura” (2004) e “Il ragazzo invisibile” (nel 2015).

Indimenticabile, e rimarrà come una delle pagine più esaltanti e coinvolgenti della musica di ogni genere e ogni tempo, la sua interpretazione di “Following a bird” sul palco di  Sanremo  nel 2016.

Ed in una giornata triste ci ha salutato.

Stroncato a 48 anni nella sua casa di Bologna dalla malattia neurodegenerativa contro la quale aveva lottato con le unghie e con i denti e che, col tempo, gli ha rubato quello che più amava: la musica.

Il pianista e direttore d’orchestra, che conviveva con la patologia dal 2011, ha continuato a suonare nonostante l’handicap acquisito dimostrando un coraggio e un talento che hanno commosso l’Italia intera, e non solo.

Nel settembre del 2019, in occasione della 83esima Fiera del Levante di Bari, Bosso  emozionò e commosse  tutto il mondo  ammettendo  pubblicamente  di non essere più in grado di  suonare esortando tutti a non chiedergli più di farlo.

“Se mi volete bene, smettete di chiedermi di mettermi al pianoforte e suonare. Non sapete la sofferenza che mi provoca questo, perché la musica è la mia vita e la mia passione, ma ho due dita che non rispondono più bene e non posso dare alla musica abbastanza. E quando saprò di non riuscire più a gestire un’orchestra, smetterò anche di dirigere”.

Un grande musicista. Un grande uomo.

Beati gli angeli che da oggi potranno godere delle tue dolcissime e inimitabili note.

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