L’arrivo della volontaria liberata dopo 18 mesi di sequestro in Africa è previsto per le 14 all’aeroporto di Ciampino. Poi tappa in procura a Roma per parlare coi magistrati. Alberto Vecchi, il diplomatico che l’ha accolta all’ambasciata italiana: “Era vestita come le donne somale, ma non significa che abbia abbracciato l’Islam. Giusto che ne parli lei”

Oggi alle 14 Silvia Romano rientrerà in Italia. Atterrerà a Ciampino con un aereo dell’Aise, il nostro servizio segreto per la sicurezza esterna, e come sempre avviene in questi casi sarà immediatamente accompagnata per essere ascoltata dai pm della procura di Roma che avviato un’indagine per rapimento a scopo di terrorismo.

Ma oggi è soprattutto il giorno della festa. Non sono stati mesi semplici, quelli vissuti da Silvia in Africa dal momento del rapimento: la giovane cooperante italiana non solo è stata ammalata in modo serio ma sarebbe stata anche indotta a convertirsi all’Islam. Rapita il 21 novembre del 2018 dall’orfanotrofio di Chakama, in Kenia, da un banda di 8 criminali comuni, è stata poi venduta ai terroristi somali di Al Shabaab e portata in Somalia, dove è stata liberata.

Sull’ipotesi della conversione all’islam durante la prigionia, emersa da alcune fonti secondo cui avrebbe sposato un carceriere secondo il rito islamico, il diplomatico frena: “In questi mesi vestirsi in questo modo credo sia stata un’abitudine, non ritengo possa indicare di per sè un atteggiamento spirituale e comunque su tutti gli aspetti personali è giusto che a parlare sia la giovane”.

Tre dei sequestratori – Moses Luwali Chembe, Abdalla Gababa Wario e Ibraihm Adam Omar – sono stati arrestati e sono sotto processo, anche se le udienze sono state interrotte a causa dell’epidemia di coronavirus che sta colpendo anche il Kenya. Uno dei tre, Adam Omar, in libertà su cauzione e considerato l’uomo più pericoloso dei tre, è latitante, ha fatto perdere le sue tracce.

La collaborazione tra inquirenti italiani e keniani c’è sempre stata anche se ha avuto momenti difficili, ma si è rafforzata dopo la rogatoria del pm di Roma Sergio Colaiocco. Uno scambio di documenti, ma non solo, che ha portano i carabinieri dei Ros a rafforzare la convinzione che Silvia Romano si trovasse in Somalia. In base alle analisi dei documenti messi a disposizione delle autorità keniane, gli inquirenti sono arrivati alla conclusione che la giovane italiana si trovasse in un’area del Paese, la Somalia, dove gravitano milizie locali legate al gruppo terroristico di matrice islamica, gli al Shabaab. La collaborazione dei nostri servizi con i colleghi turchi, con connessioni molti radicate nel paese e tra i miliziani islamici di Al Shabaab, ha poi portato alla liberazione.

Ad attenderla per riabbracciarla ora non c’è solo la sua famiglia. Milano, la sua città, si è riempita di striscioni di “Bentornata”, e il suo quartiere, nel Terzo municipio, sta pensando a una festa speciale compatibile con il regime di lockdown in una città ancora nella bufera per il Covid-19.

E anche Fano farà festa a Silvia: Massimo Seri, sindaco della città marchigiana dove ha sede ‘Africa Milele’, la onlus con cui collaborava la cooperante milanese, ha ricordato che “Silvia era in Africa per occuparsi degli ultimi, con passione e grande spirito di altruismo” e ha espresso anche un pensiero per la onlus fanese, che “per quasi due anni ha sopportato un peso: è una liberazione anche per loro”.

Fonte: https://www.repubblica.it/cronaca/2020/05/10/news/silvia_romano_torna_in_italia_18_mesi_durissimi_costretta_anche_a_convertirsi_all_islam-256226979/

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