Sono iniziati alle 11 presso la Chiesa evangelica di Traversa Scippa a Secondigliano i funerali di Pasquale Apicella, l’agente scelto morto tragicamente dieci giorni fa in uno scontro con una banda di rapinatori su Calata Capodichino.

La funzione religiosa viene trasmessa in diretta via Facebook sulla pagina Ministero Cristiano Secondigliano e su quella della Polizia di Stato. In chiesa la moglie abbraccia la bara bardata col Tricolore: Lino lascia due figli piccoli e un grande vuoto tra parenti e amici.  Presenti il Ministro degli Interni Luciana Lamorgese, il governatore Vincenzo De Luca, il capo della polizia prefetto Franco Gabrielli, il sindaco Luigi De Magistris e il questore di Napoli Alessandro Giuliano che ha voluto ricordare Lino citando Giovanni Falcone e ricordando alla moglie Giuliana il coraggio e la solarità dell’agente scelto, uno di quelli che la divisa la ‘sentiva’ come seconda pelle:

«Nulla potrà compensarvi per questa perdita, ma non sarete mai soli e spero ci considererete come la vostra famiglia. Non conoscevo Lino ma ho ascoltato le parole di chi gli ha voluto bene. Mi hanno parlato del suo passato di atleta e del suo amore per il lavoro di poliziotto. Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola. Questa frase, attribuita a Giovanni Falcone, Lino se l’era fatta scrivere sulla pelle, tanta era la sua passione. Se vostro figlio è avvolto nel Tricolore è perchè voi due avete fatto un buon lavoro. Siate orgogliosi di voi stessi oltre che di lui. Carissima Giuliana, non esiste una parola che possa consolarti in questo momento e purtroppo dovrai essere tu a spiegare perché hanno subito questa gravissima ingiustizia. Ma quando saranno più grandi raccontagli che il papà era felice. Dì loro che il papà contribuiva a rendere questo mondo migliore. Dì loro che sono figli di un eroe». Un pensiero ai genitori di Apicella che siedono in prima fila e si tengono per mano. Tra i momenti più intensi la lettera delle sorelle di Lino, Luisa e Lella:

«Hai sempre detto che noi tre insieme eravamo una forza, che nulla ci sarebbe stato impossibile. Eri molto critico, ma solo perché volevi che tutto fosse perfetto. Non possedevamo grandi ricchezze, ma la vera ricchezza era nel nostro animo e nei sorrisi. Sempre insieme, come un unico sorriso, sia nell’anima sia nel cuore. Sei stato la testimonianza dell’amore di Dio nel mondo. Un antico proverbio dice che la mela non cade troppo lontano dall’albero ed è vero, hai saputo coltivare quell’amore che è parte della nostra famiglia. Il nostro non è un addio ma un arriverderci perchè sappiamo che ci aspetterai con il tuo sorriso e torneremo ad essere la quercia che siamo sempre stati».

Toccante anche il ricordo di don Ciro Russo, parroco della chiesa San Ludovico d’Angiò di Marano frequentata dalla famiglia Apicella:
«Io ti ringrazio, carissima Giuliana, che mi hai voluto in questa chiesa per condividere questi pensieri. Ho incontrato in questi anni una persona molto bella, perché la sua vita era una vocazione all’amore verso i genitori, verso di te, i figli, la divisa e la Patria. Ringrazio il Signore per questo dono».

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