Le ragazze come me sono cresciute agli albori della telecomunicazione. Il telefono era il grande totem da adorare e bramare nei pomeriggi interminabili di chiacchierate con l’amica del cuore.

Erano gli anni in cui il telefono aveva un filo che mamma poteva staccare dal muro per troncare la comunicazione e punirti per quello che avevi fatto e per quello che avevi anche solo pensato di fare.

Più tardi sono arrivati i cellulari, delle dimensioni del senso di colpa che avevi per i soldi spesi per comprarlo e del peso specifico di un accappatoio appena ripescato da un tuffo in uno stagno. Inoltre erano senza internet. Solo messaggi. Ogni messaggio costava come una bottiglia d’acqua della Ferragni ed avevi uno spazio limitato che eri costretta ad abolire spazi e vocali per evitare di sconfinare in un successivo messaggio che ti avrebbe costretto a chiedere alla banca di bloccarti il mutuo.

E allora ti centellinavi le parole come ora ti centellini quell’ingrato quadratino di cioccolata da 0,05 grammi che ti ha concesso la nutrizionista una volta ogni tre mesi, sperando in discorsi poco interessanti a cui potevi evitare di rispondere.

Ti organizzavi le telefonate e la messaggistica valutando destinatari e contenuti con un piano strategico economico che avrebbe fatto vergognare Mario Draghi in una trasmissione di economia domestica in seconda serata dopo i Menù di Benedetta.

Poi all’improvviso la rivoluzione tecnologica. Tutti catapultati in un mondo dove gli sms sono rimasti principalmente uno specchietto per le allodole, abbiamo affidati i nostri sentimenti ad una messaggistica istantanea diversa: whatsapp, telegram, messenger, instagram, gif, meme, vocali e chi più ne ha più ne metta.

Tutto gratis, sembrerebbe.

In realtà abbiamo pagato cara questa evoluzione digitale.

Il male assoluto sta tutto lì, in quelle due maledette stanghette che diventano blu quando l’altro legge.

Legge.

E non risponde.

Perché è chiaro che non rispondere quando quelle due malefiche stanghette sono blu sia una precisa scelta, una presunta strategia amorosa che Mata Hari scansate!

Perché di consueto ci sentiamo in obbligo di rispondere, come se non farlo ci butti direttamente nel girone dantesco dei traditori.

Ed ecco quindi che le “spunte blu” diventano una mancanza di conferma, un inequivocabile segnale da analizzare, sviscerare fino a notte fonda con l’amica malcapitata di turno, un valido motivo per mettere in discussione tutta una serie di comportamenti ed avvenimenti che sono sostanzialmente la storia stessa.

Sì perché noi ragazze dobbiamo sempre interpretare i segnali, leggere tra le righe, analizzare gli sguardi, dar voce ai silenzi, cogliere i significati.

Tutto questo senza capire che, se il tuo uomo ti siede a fianco e non ti parla o ha lo sguardo corrucciato, l’ipotesi più plausibile per quello che noi percepiamo come malumore o scontento nei nostri confronti, è che probabilmente quel giorno non ha fatto la cacca!

Questa cosa di whatsapp dunque è fuori discussione che sia fuorviante e che gli stiamo dando un potere ed un importanza che non merita.

Abbiamo perso il controllo, dovremmo tornare al momento in cui non c’erano i giochetti del “visualizzo ma non rispondo”, al momento in cui il nostro sentimento per l’altro non fosse così scontato da poter essere spiegato in un vocale, al momento in cui una spunta blu senza risposta non preannunciasse necessariamente una catastrofe di dimensioni epocali.

O più semplicemente, la spunta blu non dovrebbe mai farci dubitare del bene dell’altro perché molto probabilmente se non risponde in un nanosecondo, sta solo finalmente facendo la cacca, così forse, tornerà il buon umore sul suo viso corrucciato!

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