Costretti in casa da un virus sconosciuto, stiamo vivendo una realtà che mai ci saremmo immaginati ma quando quest’incubo sarà passato ritornerà il piacere delle belle passeggiate, in Italia abbiamo la fortuna d’avere tanti borghi che racchiudono piccole meraviglie.

Vetralla è uno di questi, un piccolo centro che sembra senza importanza e, invece, nasconde molta più storia di quanto possiamo immaginare.
Il nome stesso della cittadina pare derivi dal latino Vetus Aula (luogo antico). E che fosse un luogo abitato da tempo è un dato risaputo, la zona in epoca etrusca si trovava sulla strada che conduceva a città più importanti e più conosciute. Essendo una vallata fertile, vista la vicinanza con vari corsi d’acqua, è presumibile che gli etruschi avessero impiantato la coltivazione della vite e dell’olivo, ancora oggi vanto e ricchezza del territorio, una sorta di testimonianza agricola tramandata nei secoli.
Con il passaggio all’impero romano arrivarono le grandi strade consolari, la Clodia e la Cassia. E proprio su quest’ultima nacque il Foro Cassio, inizialmente una semplice stazione di posta, nient’altro che un luogo dove far riposare i cavalli e mangiare un boccone, ma col passare del tempo acquisì una tale importanza da diventare un vero e proprio centro abitato. Fu solo nei primi secoli del Medioevo, al tempo delle invasioni barbariche, che gli abitanti per meglio difendersi si spostarono sull’adiacente sperone roccioso dando vita al primo nucleo di Vetralla.
Il Forum Cassii continuò ad esistere, immaginiamo che potessero esserci ancora delle case e delle fattorie, al posto della antica locanda era sorta una chiesetta che prestava assistenza ai pellegrini della via Francigena. Anche in questo caso notiamo un passaggio di testimone, luoghi che restano nella memoria con uno scopo pressoché identico.
E fu proprio qui che nell’anno 990 trovò riparo Sigerico, nel suo lungo viaggio da Roma a Canterbury. Nel suo diario l’arcivescovo inglese annotò tutte le tappe del suo cammino e utilizzò Furcari per indicare il luogo. La vecchia denominazione latina storpiata dal nuovo linguaggio di uso comune.
Oggigiorno, poco prima di giungere a Vetralla, s’incontra la chiesetta medievale di Santa Maria di Forcassi (ancora una volta il nome nasconde e ricorda un sito più antico). La chiesetta è l’ultimo baluardo di una storia antichissima andata perduta.
Qualcuno ipotizza che sia stato anche un insediamento templare, all’interno ci sono affreschi del XII secolo recentemente restaurati.
Sotto la chiesa ci sarebbe l’area archeologica romana, ancora tutta da scoprire. L’Italia delle meraviglie che non sa prendersi cura della sua grande bellezza.

Prima dell’anno mille la città di Vetralla entrò a far parte dei possedimenti papali, al governo del piccolo feudo negli anni si succedettero le più importanti famiglie del tempo: gli Orsini, i Prefetti di Vico, gli Anguillara, i Borgia, i Cybo, i Farnese. E il loro passaggio è rimasto impresso nei palazzi nobiliari, negli edifici civili e nelle chiese.
Il Medioevo è un periodo turbolento, anche nella piccola Vetralla si verificano vari episodi passati alla storia, quella importante, quella che si studia nei libri di scuola.
La famosa Bolla papale con cui si bandisce ufficialmente la seconda Crociata fu emessa proprio qui. Era il 1145 e a Roma era in atto una violenta insurrezione dei cittadini contro il papato, Papa Eugenio III prudentemente aveva fatto le valigie e si era rifugiato a Viterbo. Non sappiamo se in quel dicembre fosse solo in visita alla città di Vetralla oppure, come sostiene qualcun altro, fosse ospite nella Chiesa di San Francesco.
E qui è doveroso aprire una parentesi su questa bellissima chiesa, costruita su una chiesa paleocristiana edificata tra il VII e l’VIII secolo, che a sua volta si erge sull’area di un precedente tempio pagano. Ancora una volta i luoghi si tramandano lo stesso scopo, la sacralità attribuita dagli antichi resta tale ancora oggi.
La prima chiesa paleocristiana era conosciuta come Santa Maria in valle Cajano e fu distrutta in uno degli assalti dei viterbesi, l’abbiamo accennato erano anni turbolenti e le due cittadine si contendevano il predominio del Monte Fogliano, la cima più alta dei Cimini. In qualche testo la distruzione della chiesa è indicata in un periodo incerto tra il 1110 e 1134, altri testi fissano la data al 1187.
Ciò che appare assodato è che fu ricostruita durante il pontificato di Clemente III (1187-1191).
La nuova chiesa fu edificata in stile romanico, molto simile stilisticamente a Santa Maria Nuova di Viterbo, un’architettura semplice e rigorosa, ravvivata internamente da un pavimento cosmatesco di notevole bellezza. Generalmente i Cosmati (famiglia di marmisti romani) riutilizzavano il marmo di vecchi edifici per ricavare i tasselli dei loro lavori. Niente di più facile che i marmi del pavimento provengano direttamente dal vicino Foro Cassio. Ed ecco che la storia ritorna nel punto in cui è iniziata, il primo insediamento urbano che fornisce materiale per produrre bellezza al nuovo che nasce.
La cripta sottostante fu costruita, invece, con quel che restava della chiesa paleocristiana, vi si contano ventisei colonne di varia misura e con capitelli diversi. Originariamente doveva essere tutta affrescata, perché ancora si vedono tracce di colore e disegni sbiaditi. Il particolare più interessante è la decorazione di un capitello, una coppia di delfini posizionati in modo che i musi si tocchino e le code si allarghino verso l’esterno. La forma dei loro corpi suggerisce l’idea di una coppa. Sta a noi volerci scorgere un preciso significato simbolico che esalta il femminile, oppure ammirare nei delfini uno dei simboli più usati della primitiva iconografia cristiana.
La chiesa fu dedicata a San Francesco nel XV secolo con l’arrivo di una comunità di frati francescani.
La chiesa è strettamente legata a un episodio di orgoglio locale che merita di essere raccontato, parliamo dei vespri Vetrallesi.
Era il 1493, quell’anno la cittadina era governata dal cardinale Giovanni Borgia, nipote del famoso papa Alessandro VI.
Il comportamento degli uomini del cardinale era insopportabile, prepotenti, malvisti dalla popolazione, si macchiarono di ogni genere di sopruso. Quando uno di loro mancò di rispetto a una giovane donna del paese, proprio sul sagrato della chiesa, la furia del marito, un certo Antonio Tumolo, innescò una violenta rivolta contro le milizie del governatore. La leggenda racconta che i vetrallesi si riunissero proprio tra i banchi della chiesa, fingevano di pregare e sottovoce si accordavano in segreto per liberarsi dagli arroganti uomini del cardinale.

A volte una semplice chiesa ha tante storie da raccontare, piccole storie di gente comune, storie minime che s’intessono alla storia maggiore, storie che andrebbero riscoperte quando torneremo a passeggiare nelle belle giornate che verranno. Sarà un piacere varcare la soglia di questa chiesa, perdersi nel dedalo di stradine del borgo, ammirare il panorama sulla vallata e innamorarsi dei bei palazzi nobiliari.

Scegliamo l’Italia per le vacanze future, la nostra bella Italia delle piccole province che merita di essere riscoperta, assaporata con un turismo lento, completamente diverso da ciò a cui eravamo abituati prima. Andare alla riscoperta delle usanze, delle feste patronali, delle sagre di paese, ascoltare i racconti degli anziani, lasciarsi tentare dai prodotti del territorio. Innamoriamoci di tutto il bello che il mondo ci invidia.

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