Il governatore contro il Nord: «Atto di irresponsabilità il liberi tutti senza accorgimenti e senza tener conto delle cifre dei contagi. Loro sono ancora nella Fase 1. Noi se continuiamo così a metà maggio saremo fuori dall’emergenza». E dal 3 obbligatorio l’uso delle mascherine

«Se continuiamo così la Campania sarà fuori dall’emergenza Coronavirus a metà maggio» ma se la Lombardia e le altre regioni del Nord «pensano di riaprire con fino a mille contagi al giorno noi chiuderemo per loro i confini della Campania» dice in diretta il presidente della giunta regionale Vincenzo De Luca: «Rischiano di far affondare l’Italia intera e un altro lockdown non lo reggeremmo, non possiamo reggerlo».

«Abbiamo salvato la Campania con le nostre decisioni prese con tre settimane di anticipo rispetto al governo centrale – dice – . Con comportamenti rigorosi, con scelte difficili e col senso di responsabilità dei nostri concittadini. C’è ancora qualcuno che in Italia tenta di sporcare la nostra immagine. Sono in crisi di astinenza, non riescono ad abbandonare le vecchie abitudini. Ma in questo caso non hanno argomenti per speculare. Non perdiamo tempo con queste miserie. La verità è che abbiamo dimostrato di essere modello di capacità amministrativa e di efficienza. Se continueremo così, la Campania sarà la prima a uscire dal tunnel».

L’altolà

«E’ già cominciata la Fase 2 – dice il governatore – per tanti personaggi rimasti ai margini fino a ieri e che hanno riaperto il twettificio. Quei pochi virologi esperti seri che danno indicazioni utili ora rischiano d’essere sommersi da un chiacchierificio incredibile. Per quanto riguarda la riapertura, siamo ancora in pieno rischio contagio. In Lombardia ancora ieri ci sono stati mille nuovi contagi, 400 in Veneto, 800 nel Piemonte. Questa è la realtà. Il pericolo è che se una regione come questa accelera la riapertura rischia di rovinare l’Italia intera. Se dovessimo avere una corsa in avanti da parte di queste regioni, la Campania chiuderà i suoi confini. Non possiamo fare diversamente. Faremo una ordinanza con la quale impediremo loro gli ingressi. Il liberi tutti sarebbe atto di grande irresponsabilità».

La riapertura

De Luca punta su una riapertura graduale delle attività in Campania. «La ripresa va accompagnata da un piano di sicurezza sanitaria – dice -. Abbiamo iniziato il confronto con le categorie economiche e contemporaneamente stiamo lavorando ai protocolli di sicurezza. Nel frattempo partiamo con uno screening di massa. Abbiamo fatto test rapidi al personale sanitario, ora stiamo facendo i tamponi. Poi estenderemo tutto alle forze dell’ordine alle fasce deboli e a quelli che intendono riavviare le attività produttive».

Gli ospedali

Sul fronte ospedaliero, invece, la strategia è quella di separare (finalmente) le strutture Covid dagli ospedali «per consentire la normale ripresa delle cure per gli altri malati. «Evitiamo la promiscuità – dice De Luca, mentre crescono in Campania i focolai ospedalieri a Pozzuoli Nocera e c’è allarme anche a Battipaglia – in modo da riprendere a fine aprile la normale attività negli ospedali. Stiamo distribuendo tre milioni di mascherine perché ne sarà obbligatorio l’uso dopo il 3 maggio». Mascherine che dovrebbero essere gratuite per le fasce meno abbienti e saranno vendute «a metà del prezzo di costo» anche nei supermercati, dice De Luca.

L’Irpinia e il delivery

Sul delivery nulla di fatto. De Luca cita Lauro, Comune irpino zona rossa, dove una intera famiglia positiva riforniva di cibo a domicilio l’intero territorio. E la chiude qui. Ma cresce il malcontento in Campania, la Fipe Confcommercio ha messo insieme oltre quattromila imprese che vorrebbero riaprire almeno col cibo a domicilio. De Luca parla dell’Irpinia anche mandando una stoccata sull’ospedale di Ariano Irpino, dicendo in sostanza «se i medici preferiscono andare al Moscati» di Avellino lui non può farci nulla. Fortunatamente Ariano sta uscendo dall’emergenza.

Telefonata con Conte e critiche a ministero Sud

Il presidente della giunta regionale rivela anche di aver parlato con il premier Conte per criticare l’operato del ministero del Mezzogiorno, parlando di «ritardi sconcertanti e intollerabili per ottenere risorse dal Fondo di sviluppo e coesione per il piano sociale regionale campano – dice – non possiamo prenderci il lusso di perdere mesi per un timbro ma dobbiamo decidere ad horas, perché sono risorse vitali per le nostre aziende. Noto inoltre che quando cerchi qualcuno nelle istituzioni tutti sono in videoconferenza, che nove volte su dieci sono perdite di tempo che produrranno mutazioni genetiche. Ci troveremo ministri con la testa di tablet. Senza offesa ma mi chiedo quando lavorano».

Accolte domande dei giornalisti meno una

De Luca per la prima volta ha accolto domande dei giornalisti di varie testate, in forma scritta, via email, per rispondere in diretta ad alcune («Poi vedremo più avanti per le conferenze stampa per ora non abbiamo tempo da perdere» commenta in diretta). De Luca ne cita tre, di domande. Ma il suo ufficio stampa in una mail in cui ringrazia anche la stagista della scuola di giornalismo Vattelapesca o diversi blogger di domande pervenute ne conta 94. Testualmente: «Si comunica che sono pervenute a questo ufficio, complessivamente, 94 domande. Si ringraziano i giornalisti che hanno scritto al Presidente De Luca». Tra i ringraziamenti non figura questa testata, che pure fa la notte per aggiornare il bollettino dell’Unità di Crisi Campania. Ma non è questo, ci premeva piuttosto una risposta alla domanda che abbiamo inviato tre volte e ve la riportiamo testualmente:

Presidente buonasera Corriere del Mezzogiorno. Volevamo sapere, atteso che dalla comparsa della febbre il coronavirus – è quel che dicono Burgio,la rivista Science e molti esperti meno presenzialisti – può aggravare l’infetto in cinque giorni, debilitando non soltanto i polmoni con gravi infiammazioni ma altri organi vitali, volevamo chiederle se e quando sarebbe possibile prendere in considerazione la soluzione veneta, emiliana e ora anche fiorentina della distribuzione domiciliare di farmaci rivelatisi utili a non finire in terapia intensiva, come il Plaquenil. E a tal proposito, altra domanda, i medici di base sarebbero attrezzati? Troppi medici non usano nemmeno il cellulare e continuano a ricevere nei propri studi. Grazie presidente.

La domanda ci sorgeva spontanea dal momento che anche a Napoli, come nel resto d’Italia (a Torino per un Chiambretti guarito in pompa magna ci sono centinaia di positivi febbricitanti a casa propria) è successo, ad esempio, che alla moglie di un uomo risultato positivo al coronavirus non è stato fatto nemmeno il tampone, nemmeno quando la donna ha accompagnato il marito in ospedale, entrambi con la febbre altissima. E’ la storia della povera Anna, morta dopo cinque giorni di febbre, raccolta da Fabrizio Geremicca, che potete leggere qui.

Fonte: https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/20_aprile_17/coronavirus-de-luca-se-nord-riaprono-senza-vincoli-io-chiudo-confini-campania-85792934-80aa-11ea-86bd-3c90f4fa0182.shtml

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