Testo che, nonostante avverta in copertina d’essere “Storia coincisa della città”, appagherà le curiosità di tutti coloro che vogliono approfondire il passato orvietano.

Questa edizione Intermedia, nonostante il prezzo abbordabile (12 euro), si contraddistingue per la particolare morbidezza e manegevolezza dei materiali e della rilegatura.

Il testo è suddiviso in capitoli, con un particolare rilievo ai secoli tra Medioevo e Umanesimo, che occupano buona parte dell’opera.

Un’opera non facile nella sua redazione, costata evidentemente mesi di ricerche magari dilazionate negli anni del passato dell’Autore, ma che sono nell’insieme un piccolo tesoretto per tutti coloro che nella stessa area geografica tra Toscana, Umbria e Lazio per ragioni tra loro diverse fanno attività di ricerca.

Libro maneggevole ma pesante, la grammatura della carta è importante, 328 pagine racchiuse da una copertina flessibile e serica al tatto. Numerosissime le fotografie, ahimé in b/n.

L’indice dei 26 capitoli è posto inizialmente, preceduto da una pagina di avvertenze per la fruizione del testo, che si sviluppa oltre la narrazione in 7 appendici, i cui documenti riportati sono indicizzati a loro volta prima della finale bibliografia.

Lo stile non ha nulla di particolare. Descrittivo, a volte necessiterebbe di una migliore organizzazione testuale, perché narrando di periodi non felicissimi della storia patria (il Seicento, il Settecento…) riguardanti una particolare realtà di provincia, può risultare labirintico a una lettura distratta da parte di un momentaneo curioso residente altrove e che Orvieto conosce a malapena per sentito dire.

A voler pensar male, come ormai è la mente di un lettore incallito, sorge in diversi punti, proprio per questa sua farraginosità, il sospetto che si siano parafrasati altri testi. Non v’è trasporto, gli eventi sono elencati come scolasticamente, e dunque si assiste a una sorta di compito eseguito, senza anima, senza sentimento.

Per chi invece conosce bene Orvieto, e vuole inoltrarsi in particolari aspetti, risulterà un ottimo volume da consultare, e non sorprenderà che lo si perda, perché sarà spesso “in trasferta”, fuori dall’alveo dello scaffale che dovrebbe conservarlo. Dovrà tuttavia fermarsi all’Ottocento, perché l’Autore non si è voluto avventurare oltre.

In conclusione è un libro irrinunciabile per il cittadino orvietano, senese, tuderte, e per chi ama in generale legger d’Etruria, parte storica d’Italia che nonostante l’attuale divisione amministrativa dimostra ancora una sua attualità, una sua vivacità culturale e commerciale, una sua identità intestina.

 

 

 

 

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