15 aprile: una data da non dimenticare. Nasceva, infatti, nel 1452, uno dei più grandi geni italiani: Leonardo da Vinci.

“Quando camminerete sulla terra dopo aver volato, guarderete il cielo perché là siete stati e là vorrete tornare.” (Leonardo da Vinci)

Leonardo, uno degli uomini più eruditi del Rinascimento italiano, il genio per eccellenza.

Il piccolo e grazioso borgo di Vinci, tra Empoli e Pistoia, dette i natali a Leonardo, figlio di un notaio e di Caterina, in una rustica casupola di pietra e mattoni.

Il nonno ottantenne, Antonio di Ser Piero da Vinci, notaio in ritiro, proprietario di molte terre che abitava con i familiari in una casa vicino al podere, vide il bimbo. Il figlio Ser Piero, anch’esso notaio, fu il seduttore della giovane e bella contadina, ma si rifiutò di riconoscere il bambino e sposò, nello stesso anno, una donna della buona borghesia che però non gli diede figli.

Leonardo perciò rimase figlio illegittimo, o “naturale”, come scrivono gli storici, tutta la vita.

Crebbe in quella campagna circondata da colline, accettato in qualche modo dal nonno Antonio che lo fece battezzare, sebbene non potesse mai aspirare pienamente alle eredità familiari, sia materiali sia ideali.

In seguito, dopo che la madre si fu sistemata con un matrimonio riparatore, Leonardo andò a vivere con il nonno Antonio, la nonna Lucia e lo zio Francesco.

Ma, in quanto figlio illegittimo, non ricevette una regolare forma di istruzione (che prevedeva per le famiglie borghesi fiorentine l’insegnamento della grammatica italiana, nozioni di matematica e di latino).

Probabilmente fu lo zio Francesco ad insegnargli a leggere e a scrivere. Leonardo era mancino, ma imparò a scrivere con tutte e due le mani. Si proclamò egli stesso “omo sanza lettere” ma, con la sua irrefrenabile volontà di riscatto, si cimentò in nuove forme di conoscenza e in imprese straordinarie ed ebbe intuizioni eccezionali.

Cresciuto libero dai doveri di una scuola rigida, ebbe un forte rapporto con la natura, dotato di un’ intelligenza e di una capacità di analizzare le cose straordinarie.

Amava scrivere, disegnare e annotare su fogli di carta tutto quello che lo interessava (nella casa dei notai la carta, per fortuna, non mancava mai).
Quando ebbe sedici anni, tutta la famiglia si trasferì a Firenze. La precocità artistica e l’intelligenza del ragazzo spinsero il padre a mandarlo a bottega da Andrea del Verrocchio, apprezzato pittore e scultore. Leonardo mostrò subito grande curiosità per i fenomeni naturali, attratto da tutte le disclipline artistiche.

Nel 1480 ricevette l’incarico di dipingere l’Adorazione dei Magi per la chiesa di S. Giovanni Scopeto, fuori Firenze (oggi agli Uffizi). Lasciò Firenze e si presentò al Duca di Milano Lodovico Sforza, che lo accolse con grande entusiasmo.

Ben presto creò i suoi capolavori pittorici: la Vergine delle Rocce (nelle due versioni di Parigi e di Londra), poi il modello per il monumento equestre in bronzo a Francesco Sforza. Preparò anche le decorazioni del Castello Sforzesco di Milano per le nozze di Gian Galeazzo Sforza con Isabella d’Aragona mentre, in veste di ingegnere idraulico, fu l’artefice della bonifica nella bassa lombarda.

Nel 1495 iniziò a creare il famoso affresco del Cenacolo nella chiesa Santa Maria delle Grazie, che verrà terminato nel 1498.

L’anno successivo Leonardo fuggì da Milano, invasa dal re di Francia Luigi XII, e arrivò a Mantova e poi a Venezia. Nel 1503 rientrò a Firenze per affrescare, insieme a Michelangelo, il Salone del Consiglio grande nel Palazzo della Signoria con la rappresentazione della Battaglia di Anghiari, opera scomparsa ma oggetto di continue ricerche.

Allo stesso anno è attribuita la celebre ed enigmatica Monna Lisa, detta anche Gioconda, attualmente conservata al museo del Louvre di Parigi. Nel 1513 il re di Francia Francesco I lo invitò ad Amboise, dove Leonardo si occupò di progetti per i festeggiamenti e di progetti idrologici per alcuni fiumi di Francia.

Nel 1504 morì suo padre senza legittimarlo, lasciandolo per sempre in quella posizione di rifiutato, dal quale non era servita a riscattarlo la fama, e non gli lascia alcuna eredità.

Due anni dopo lo zio Francesco, che lo aveva protetto nell’infanzia, gli lasciò una parte consistente dei suoi beni, ma il fratellastro di Leonardo, Giuliano, notaio come il padre, impugnò il testamento per espropriare Leonardo di quell’unica eredità dei Vinci.

Questa esclusione addolorò Leonardo che la visse come una persecuzione morale e ne prese nota con sdegno nei suoi appunti, che saranno poi raccolti nel Codice Atlantico.

Nel 1519 scrisse il suo testamento, e il 2 maggio 1519 il genio del Rinascimento morì e venne sepolto nella chiesa di S. Fiorentino ad Amboise.

Ecco alcune celebri frasi di Leonardo

Amor onni cosa vince.(Codice Atlantico)

Chi altri offende, sé non sicura.

Chi disputa allegando l’autorità, non adopra lo ‘ngegno, ma più tosto la memoria. (Codice Atlantico, 76)

Chi non punisce il male, comanda che si facci.

Chi non raffrena la volontà colle bestie s’accompagni.

Chi non stima la vita, non la merita. (Codice I, 15)

Chi poco pensa molto erra. (Codice H, 119)

Chi tempo ha e tempo aspetta, perde l’amico e danari non ha mai. (Codice Atlantico, 4)

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