Ignobile tentativo del Pd di inserire nel “Cura Italia” un emendamento per rendere impunibili i politici responsabili del tragico esito dell’emergenza Covid-19.

Uno “scudo penale” per coprire le responsabilità politiche e porre il governo al riparo dalle denunce – anche penali – che stanno cominciando a essere presentate in tutta Italia. È questa “l’urgenza” che la maggioranza intende far approvare, inserendola fraudolentemente, nel decreto “Cura Italia”. La scusa, poi, è vergognosa… “proteggere medici e infermieri” estendendo poi l’immunità a ospedali, case di riposo pubbliche e private e aziende per arrivare – ecco il punto – agli amministratori e ai politici.

Niente galera per Sala e Gori che con le loro belle uscite (tipo #milanononsiferma) hanno fatto galoppare il virus. Niente galera per Conte che con i suoi decreti di mezzanotte ha favorito il dilagare del contagio al Sud. Niente galera per Borrelli e Arcuri per i mancati approvvigionamenti e gli acquisiti incauti.

L’emendamento- truffa è stato presentato dal capogruppo dei senatori del Pd, Andrea Marcucci, e ha già incassato lo scontato parere favorevole del governo.
È il terzo comma quello che allarga il campo della protezione legale ai politici, laddove prevede «per tutti gli eventi avversi che si siano verificati o abbiano trovato causa durante l’emergenza epidemiologica COVID-19 di cui alla delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, la punibilità penale è limitata ai soli casi di colpa grave».

Emendamento che ha già provocato proteste ed è destinato a provocarne ancora, ma che con il passare del tempo sembra più che necessario, addirittura urgente, per Conte e sodali che sanno benissimo che non è vero (come spudoratamente dichiarato da Conte) che “non abbiamo sottovalutato nulla”.

È vero esattamente l’opposto e, dopo le polemiche, le accuse e le denunce sul web, seguite da rari approfondimenti giornalistici, sono arrivati anche gli annunci di richiesta di una Commissione parlamentare d’inchiesta da istituire fatte sia da parte dei renziani, sia del centrodestra.

Da giorni è la volta delle denunce da presentare all’autorità giudiziaria (quando riapriranno i tribunali). Le prime due iniziative portano la firma di altrettanti illustri penalisti: l’avvocato Carlo Taormina, già parlamentare, e il professor Augusto Sinagra, già docente universitario, noto per essere riuscito a far processare i partigiani comunisti slavi responsabili delle foibe.

L’accusa a Conte e compagni non è solo quella di aver sottovalutato l’emergenza e di non aver agito in modo tempestivo “omettendo nei tempi e nei modi necessari ogni misura di contenimento e di prevenzione” ma, soprattutto, di aver favorito la “enorme diffusione” del virus con “l’impressionante numero avutosi di contagiati e di deceduti”. Il che potrebbe portare a una imputazione per strage.

Cinque i passaggi dell’attività di governo che hanno destato maggiormente l’attenzione dei penalisti. Il primo è relativo al 31 gennaio, quando il governo dichiarò lo stato di emergenza senza poi porre in atto alcuna misura tra quelle previste: nessun piano preventivo, nessun potenziamento delle strutture sanitarie e – cosa più grave – nessuna provvista di mascherine, tute, guanti che ancora mancano in tutta Italia e hanno provocato più di 10 mila contagiati e 70 vittime tra i medici e sanitari.

Il secondo è il rifiuto opposto alla richiesta dei governatori delle Regioni del nord di porre a quarantena di 15 giorni tutti coloro che rientravano dalla Cina.

Terzo: il 26 febbraio, quando Conte, come titola l’Ansa: «cambia strategia e smorza allarme» e intervenendo in tv a L’Aria che tira affermando: «La vita deve continuare in Italia. Dobbiamo mantenerci flessibili». Quindi, a parte le zone rosse di Codogno e Vò, si possono riprendere le attività con il ministro Franceschini che il giorno dopo si reca a Milano per riaprire i musei, con il sindaco Sala che rilancia cene, Zingaretti che prende l’aperitivo (e il virus) sui Navigli e Gori che li imita lanciando #bergamononsiferma. I bergamaschi se ne ricorderanno…

Il quarto punto della denuncia riguarda il no del governo alla zona rossa nella bergamasca, richiesta ai primi di marzo dall’Istituto Superiore di Sanità e dall’assessore Gallera, perché Alzano e Nembro avevano già superato il numero di casi di Codogno. Inoltre, come mostrato nella puntata di mercoledì di Chi l’ha visto? c’è il mistero del contingente di carabinieri trasferito e ospitato in un grande albergo della zona, proprio per essere impiegato e che, invece, dopo un paio di giorni, è stato richiamato. Che ne dice il ministro della Difesa (a patto di ricordarci chi sia…)?

Infine, il quinto punto è il ritardo nell’emanare il decreto di chiusura della Lombardia preceduto però dalla “fuga” di notizie, per cui la sera del 7 marzo i treni verso il Sud vennero presi d’assalto e anche successivamente non venne fermato l’esodo verso le regioni meridionali.

Come abbiamo visto le prove d’accusa non sono poche (e altre si stanno accumulando) ed è ovvio che “l’avvocato del popolo” (come si definiva Conte) farà di tutto per evitare ogni rischio giudiziario. Ma non potrà sottrarsi al giudizio finale, proprio quello del popolo.

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