Era la notte tra il 7 e l’8 aprile del 1300, quando Dante si ritrovò improvvisamente smarrito nella selva oscura?

Il viaggio nell’aldilà di Dante, raccontato nella Divina Commedia, ha una durata di sette giorni e avviene nell’anno 1300.

Sappiamo con certezza che la settimana in questione si svolge in primavera, ma ci sono diverse interpretazioni sulla sua data di inizio. Secondo la ricostruzione di Natalino Sapegno, critico letterario tra i maggiori studiosi del Trecento, Dante avrebbe iniziato la sua discesa agli inferi l’8 aprile, primo giorno della settimana Santa. Il viaggio si sarebbe così concluso il 15 aprile 1300.

Si tratta di un anno dalla forte valenza simbolica, perché corrisponde al primo Giubileo indetto da papa Bonifacio VIII: Dante quindi associa a questo evento l’auspicio di un rinnovamento della Chiesa, speranza alla base del suo pensiero letterario, più volte ripresa nella stessa Commedia.

Il viaggio nell’aldilà ha la funzione di illustrare al lettore la condizione delle anime post mortem, come Dante stesso chiarisce nell’Epistola XIII a Cangrande della Scala, e si svolge nella settimana santa dell’anno in cui papa Bonifacio VIII indisse il primo Giubileo della Chiesa cristiana, cioè dall’8 al 14 aprile del 1300 (oppure dal 25 al 31 marzo, a seconda che l’inizio del viaggio coincida con l’anniversario della morte di Cristo, 25 marzo appunto, oppure con il venerdì santo del 1300, cioè l’8 aprile).

Qualunque sia la data d’inizio, quello descritto da Dante fu un viaggio incredibile, unico e affascinante, che forse ogni uomo vorrebbe fare. Non è concesso a nessuno scoprire cosa c’è nell’aldilà, mentre si è in vita. A Dante Alighieri sì. Forse fu concesso, visto che è meravigliosamente perfetta la descrizione che regalò ai lettori.

Un viaggio in 100 canti. Il primo canto della Divina Commedia funziona da proemio; i successivi 99, ripartiti in 3 cantiche (Inferno, Purgatorio e Paradiso), ognuna delle quali formata da 140 versi endecasillabi e divisa in 33 canti (33+1 la prima). Il totale dei versi è 14.223. Un’ opera meravigliosa, patrimonio della nostra letteratura.

Ma chi era Dante?
Ecco un suo identikit.
Nome: Dante
Cognome: Alighieri
Nato il 29 maggio 1265 a Firenze.
Segno zodiacale: Gemelli.

Morte: Settembre 1321, Ravenna

Sepoltura: 1321, Basilica di San Francesco, Ravenna

Coniuge: Gemma Donati (s. 1285–1321)

Opere più Celebri: La Vita Nova; Divina Commedia; De Vulgari Eloquentia; De Monarchia

Un uomo, un letterato, un linguista, un filosofo, un politico, un genio.

Perduto nel mezzo del cammin della sua vita nella foresta oscura del peccato, Dante riuscì ad entrare da vivo nell’altro mondo, guidato prima all’Inferno e in Purgatorio da Virgilio (il grande poeta romano che simboleggia la ragione umana) e poi in Paradiso da Beatrice (che simboleggia la Teologia) e infine da San Bernardo (la libertà).

La Commedia  ha un significato letterale e un altro allegorico. Il significato letterale è quello del viaggio di un uomo, Dante, che la notte del 7 aprile (o 25 marzo) dell’anno 1300 si smarrisce in una selva, dove incontra alcune belve feroci e viene poi soccorso dall’anima del poeta Virgilio, che lo conduce attraverso i tre regni dell’Oltretomba.

Il viaggio ha però anche un significato allegorico, ovvero quello di un percorso di purificazione di carattere morale e religioso che ogni uomo può e deve compiere in questa vita per ottenere la salvezza eterna. In questa luce i vari personaggi del poema possono avere un doppio significato, letterale (o storico) e allegorico: Dante è ad esempio il poeta fiorentino nato nel 1265 e autore della Vita nuova (senso letterale), ma è anche ogni uomo (senso allegorico); Virgilio è il poeta latino autore dell’Eneide, ma anche la ragione naturale degli antichi filosofi in grado di condurre ogni uomo alla felicità terrena; Beatrice è la donna amata da Dante e morta a Firenze nel 1290, ma è anche la teologia rivelata e la grazia divina in grado di condurre ogni uomo alla felicità eterna.

È allora evidente che Virgilio, allegoria della ragione umana, può guidare Dante solo fino al Paradiso Terrestre posto in vetta al monte del Purgatorio, che è a sua volta allegoria della felicità terrena e del possesso delle virtù cardinali (prudenza, fortezza, temperanza e giustizia), mentre sarà Beatrice a guidare Dante fino al Paradiso Celeste, allegoria della felicità eterna e del possesso delle virtù teologali (fede, speranza e carità).

Questa interpretazione è stata definita da Auerbach «figurale».

Dante Alighieri, o Alighiero, battezzato Durante di Alighiero degli Alighieri e anche noto con il solo nome Dante, della famiglia Alighieri è un’eccellenza che ha fatto grande la storia e la letteratura italiana.

Le sua vita fu strettamente legata alle vicende politiche della città in cui visse Nel 1250 l’ordine aristocratico era infatti stato sovvertito da un governo comunale di estrazione borghese, aprendo le strade a decenni di dure lotte tra la fazione guelfa, sostenitrice dell’autorità temporale papale, e quella ghibellina, fedele al primato politico dell’imperatore.

Dopo una dominazione ghibellina durata più di sei anni, nel 1266, Firenze rientrò sotto l’autorità guelfa, che si divise però ben presto tra fazione bianca e nera.

Stando alle notizie contenute nella Vita Nova, il prosimetro autobiografico composto tra il 1292 e il 1293, Dante conobbe Beatrice nel 1274 all’età di nove anni, salvo poi rincontrarla solo nove anni dopo e perderla per sempre nel 1290. La Vita Nova, oltre a dare testimonianza della vicinanza alla poetica dello stilnovo, fornisce indicazioni importanti circa l’influenza della filosofia aristotelica e tomistica della sua formazione.

La sua carriera politica raggiunse l’apice nel 1300 quando Dante, guelfo di parte bianca, viene eletto priore (la carica più importante del comune fiorentino).
Poi il clima politico fiorentino cambiò.

Mentre Dante si trovava a Roma come ambasciatore del comune di Firenze presso il Pontefice, Corso Donati e i Neri conquistarono, con uccisioni e violenze, il potere.

Condannato alla confisca dei beni, al rogo degli immobili e a morte qualora fosse rientrato su suolo fiorentino, Dante si trova all’improvviso a vivere la condizione di esule. Seguirono lunghissimi anni di peregrinazioni, di speranze e di vette artistiche che lo conducono a Forlì, Bologna, Padova, nella Trevigiana, nella Lunigiana, nel Casentino, a Lucca, Parigi, Verona e, infine, a Ravenna, dove morì per malaria nel 1321.

Dal 2020, il 25 marzo sarà per tutti gli italiani il Dantedì, giornata in cui si ricorda il grande genio fiorentino.
Nella realtà della pandemia attuale, ci si augura che possano essere di buon auspicio i suoi versi “e quindi uscimmo a riveder le stelle”.

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