In questi giorni si susseguono come se fosse una novità, i ringraziamenti destinati ai medici e agli infermieri.

Andando indietro nel tempo, forse ci è sfuggito che queste persone sono gli stessi medici e gli stessi infermieri che non molto tempo fa, venivano aggrediti, gli stessi che venivano considerati, a volte, nullafacenti, gli stessi che venivano oltraggiati nei pronto soccorso, gli stessi che per fare notizia, i giornalisti mettevano sulla prima pagina dei giornali, gli stessi a cui sono state distrutte le ambulanze, gli stessi medici di famiglia che venivano anche uccisi davanti al proprio ambulatorio.

Questi se avete avuto esperienze di malattia e sofferenza, sono gli stessi medici e gli stessi infermieri che giornalmente hanno lavorato facendo notti in bianco, seguite da riposi troppo brevi, prima di un nuovo turno in corsia.

Da soli a seguire decine di pazienti, con la responsabilità della salute e della vita dei malati.

Una condizione, causa, specialmente tra i medici ospedalieri, oltre che una profonda insoddisfazione lavorativa, anche una vera sindrome da esaurimento che è risultata maggiore rispetto ad altre categorie.

A questa categoria di persone “Eroi non solo di questo momento ma di tutti i giorni” è demandata la salute pubblica e tantissime responsabilità.

Li abbiamo visti nei reparti lavorare senza sosta anche con dispositivi di protezione inadeguati, mettendo a repentaglio la propria vita per salvare quella degli altri.

Allora quando si spegneranno i riflettori e calerà il sipario su questa tragica sventura, forse sarebbe il caso di riconsiderare il valore e le priorità delle cose, per poter dare il dovuto rispetto a chi nella quotidianità, col il suo lavoro lontano dal clamore e dalle luci della ribalta, con professionalità contribuisce all’eccellenza del nostro Servizio Sanitario Nazionale.

Adesso non servono tutti questi ringraziamenti ma solamente il rispetto e la gratitudine.

Perché questi angeli ti sono stati e ti saranno sempre vicino e ti hanno sostenuto e continueranno a farlo sempre, e soprattutto, quando le tue condizioni fisiche disperate e dolorose, richiederanno una parola di conforto che sarà necessaria a non farti perdere la speranza nella vita.

Franco Piccerillo

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