Con questa locuzione latina, pronunciata durante un processo dall’integerrimo Lucio Cassio Longino Ravilla verso il 125 a.C., si chiedeva agli astanti quale fosse il vero beneficiario di un’azione imputata ad una certa persona.

Usando la stessa metrica e provando ad esprimere la stessa saggezza non c’è momento più appropriato che quello attuale per chiederci: “a chi giova?”, la crisi pandemica che sta sconvolgendo gli equilibri del mondo?

Disponibile ad essere tacciato di cinismo ritengo che sacrificare la ricerca della verità per abbandonarci a falsi buonismi non aiuta certo nella costruzione di una sana opinione, piuttosto induce gli individui a perdere contatto con la realtà ed a delegare la propria libertà.

A perdere contatto con buona parte della realtà ci hanno già pensato le norme poste a protezione dei cittadini di tutto il mondo le quali, come tutte le protezioni, pur essendo necessarie a garantire l’incolumità non limitano di fatto solo le nostre azioni ma rimodellano i nostri schemi mentali inducendo ad accantonare degli schemi ritenuti fino ad un certo momento logici e naturali a fronte dell’accettazione di nuovi stream cerebrali.

La rivitalizzazione o la creazione ex-novo di questi nuovi percorsi produce inevitabilmente nuovi comportamenti ed un nuovo modo di affrontare gli stessi problemi di sempre anche quelli che eravamo abituati a risolvere attraverso metodi consolidati, che oramai rischiano di essere dimenticati.

Una guerra, come quella che stiamo vivendo, produce danni diretti ed inevitabili danni collaterali.

Tra i danni diretti è intuitivo annoverare i morti e le perdite economiche irreversibili che incidono direttamente sullo stato sociale.

Tra i danni indiretti, allo stesso modo, ci sono ancora i morti, ovvero coloro che non dovevano morire ma che hanno subito per sbaglio l’avverso destino ed ancora, i pregiudizi economico-sociali subiti da coloro che pur sopravvissuti dovranno cambiare forzosamente il loro status sociale.

Ma andiamo ad analizzare chi potrebbe trarne un profitto ben sapendo che l’esposizione di queste evidenze può suscitare scalpore e forte disappunto se non addirittura ilarità od aperta condanna ma, come dicevo, mettere la testa a riposo per non scontrarci con la realtà non giova certo alla ricerca della verità.

Innanzi tutto dobbiamo prendere coscienza di tutti gli individui che ci hanno definitivamente lasciato. La prematura dipartita delle persone anziane e di quelli con malattie pregresse rappresenta una selezione naturale a favore di coloro che costituiscono la parte più produttiva della società con un alleggerimento degli oneri sociali non più necessari.

Dura realtà ma, nel corso della storia, se facciamo una attenta ricerca, più volte è stata tentata e con successo questa strada. Nel mondo occidentale ci viene comodo ricordare Hitler con il suo progetto T4 e con la successiva eliminazione degli Ebrei ma dovremmo, ad onor del vero, anche enumerare lo sterminio degli Incas, degli indiani e la deportazione degli africani, eventi contrassegnati dalla morte prematura dei più deboli.

Certo, opporre una precisa volontà umana ad un virus spontaneo, sempre ammesso e non concesso che di spontaneità si tratti, sembra e forse lo è una aberrazione. Ma non è anche una aberrazione, dopo esperienze passate come la spagnola, ove optassimo per l’evento casuale, aver ridotto per decenni le spese sanitarie in virtù e per ottenere una quadratura di bilancio, ovvero l’interposizione puntuale di una serie di numeri su un pezzo di carta?

Facciamo un altro step.

L’umanità nella sua totalità è diretta verso la digitalizzazione e praticamente oggi possiamo sopperire a quasi tutte le necessità attraverso il canale telematico. E’ pur vero che una buona fetta del genere umano è recalcitrante a questo approccio non avendo nessuna intenzione di risolvere i propri problemi attraverso l’uso della tecnologia. Si dà anche il caso poi che la medesima fascia di popolazione, in virtù proprio della esperienza generazionale, sia la più risparmiosa, anche se in modo frammentato, e la meno propensa a distribuire le risorse centellinate nel tempo tendendo piuttosto a congelarle ed a sottrarle ai mercati.

E quale soluzione migliore si potrebbe prospettare se non quella di sfoltire questa schiera con il duplice obiettivo anche di convincere e praticamente obbligare i sopravvissuti ad adeguarsi prontamente abbandonando ogni futile remora?

Terzo punto.

Per definire la personalità di un essere umano è necessario raccogliere il maggior numero di informazioni: da quelle più semplici, dove vive, che lavoro fa, cosa mangia, quali patologie ha, alle più complesse, ovvero quali patologie potrebbe sviluppare, quali gusti sessuali manifesta, come risponde agli istinti primari e secondari e come si approccia ai problemi, da quelli semplici a quelli più complessi. Non c’è alcun bisogno che io mi soffermi sulla utilità di conoscere queste cose ed i possibili numerosi campi di applicazione.

Con l’avvento dei big data, oramai di uso comune anche a livello industriale, una volta classificate tutte le caratteristiche di un essere umano praticamente si ha in mano la sua personalità, passata, presente e futura.

E quale occasione migliore che quella di chiudere tutti a casa in modo che, non avendo altre alternative per soddisfare i propri bisogni, diventi naturale avvalersi dello strumento tecnologico a disposizione h24 e così raccogliere massivamente un totalizzante volume di informazioni per ottenere le quali, in tempi normali, ci vorrebbero anni?

Eppure un bel segnale è stato sempre ed impudentemente posto dinanzi a noi, solo che non ce ne siamo mai accorti.

Sin dal 1985 il parsimonioso e ricchissimo Bill Gates in modo tanto progressivo quanto continuativo ci ha concesso l’uso del sistema Windows, il software di sistema più diffuso al mondo. E tanto per non essere proprio sfacciati, chi non è stato soddisfatto dalle funzionalità di questo software non ha avuto altra alternativa valida che beccarsi quello nato l’anno dopo dalle mani di Steve Jobs, se facciamo finta di dimenticare altri due sistemucci usati praticamente da quattro barboni insignificanti.

Scusandomi con i quattro barboni che comunque per parlare con il resto del mondo hanno dovuto loro malgrado costruirsi delle laboriose interfacce che di fatto li hanno riportati nel perimetro dei due più diffusi sistemi operativi del mondo, non bisogna sottovalutare lo scopo ultimo di Windows, che nel 2019 copriva oltre l’86% delle utenze mondiali (Mac oltre il 10% ed i resto era Linux).

Windows significa in inglese finestra ovvero, da casa tua, seduto sul tuo comodo divano, puoi aprire una finestra sul mondo e viaggiare ovunque beneficiando in tempo reale di tutte le informazioni che desideri. Ma attenzione! Quando, a casa tua apri la finestra, tu è certo che vedi cosa accade fuori, ma è altrettanto scontato che chi sta fuori è in grado di osservare ciò che accade dentro casa tua!

Inutile dire poi che con i sistemi portatili gestiti da Android e IOS, nelle funzionalità fotocopie dei due fratelli maggiori, dedicati ai Tablet ed ai cellulari il controllo si estende anche quando sei fuori casa apparentemente a farti gli affari tuoi.

Quarto.

Con l’avvento del covid-19 quasi tutte le attività economiche e culturali sono state forzatamente interrotte, e non si poteva fare altrimenti, fatta eccezione per le borse valori che non solo sono state tenute scientemente aperte, ma addirittura per alcune settimane, con la possibilità di poter acquistare allo scoperto, ovvero opzionare grandi quantità di titoli spendendo molto poco.

Così mentre la totalità del parco buoi è serrata dentro le proprie abitazioni ad ascoltare con tremore una sequela di telegiornali che snocciolano dati catastrofici chi ha programmato di diventare ancora più ricco ha completa mano libera, confidando che nessuno traccerà il percorso delle transazioni poste in essere per acquistare a sconto le aziende strategiche, indispensabili e migliori e che seppur qualcuno osasse avere l’ardire di farlo, ciò sarà impedito dalla pletora di regole, regolette e paradisi fiscali precostituiti e già operativi dove è impossibile entrare. Li le finestre sono state chiuse da tempo e definitivamente murate.

Quinto.

Non c’è forza coercitiva migliore che il senso di colpa. Chi più e chi meno ne siamo tutti vittima e là ove qualcuno tentasse di sfuggire all’infame morsa ci penserà la religione oppure l’etica a ricordarci che siamo solo polvere di stelle e pertanto è nostro preciso dovere comportarci in modo adeguato. Per i più recalcitranti poi c’è sempre l’emarginazione, la confisca, la prigione e per ultimo perché no l’eliminazione forzosa o spontanea.

E non è proprio il senso di colpa che lega indissolubilmente e crea l’ambiente adatto tra il creditore ed il debitore? Già, ma non tutti sono disponibili ad accettare credito, specialmente coloro che non ne hanno bisogno oppure quelli che non vogliono sentirsi in alcun modo vincolati.

Per il bisogno non c’è alcun problema: ci ha sufficientemente pensato il covid-19. Quando si interrompono quasi tutte le filiere produttive il bisogno di risorse economiche cresce spontaneamente in maniera esponenziale. E per coloro che invece non avendo bisogno di credito si rintanano in casa potendo vivere qualche generazione solamente sfruttando i propri affezionati risparmi? Non c’è alcun problema: si trasformano in debitori senza che lo sappiano. Si indebitano per loro conto gli Stati di appartenenza. Per cui non vivendo sulla Luna, ognuno bellamente nel suo staterello di residenza contrae a sua insaputa, ma seppur ne venisse a conoscenza sarebbe lo stesso, un debito che in ultima analisi dovrà comunque essere restituito.

Sesto.

Creata la necessità del debito, tale necessità va comunque soddisfatta attraverso un flusso di denaro che in ultima analisi la rappresenta.

Arrivano gli stanziamenti plurimiliardari. Dopo pochi giorni dal progredire della pandemia c’è stata quasi una gara tra i presidenti degli stati e delle banche centrali a chi la sparava più grossa: 500, 750, 1200 e 2000, miliardi ovviamente. Ma questa massa monetaria non dovrebbe essere vincolata a qualche valore reale? Oh! basta sceglierne uno, va bene anche il debito pubblico. Ma attenzione, se è così facile aumentare i debiti delle nazioni immettendo valuta fresca, allora perché non lo facciamo sempre, alla prima necessità? Quando serve moneta è sufficiente stamparla, ed il gioco è fatto, che ci vuole?

Allora le cose sono due: o quando sentiamo parlare di rigore e pareggio di bilancio ci stanno prendendo per il culo, oppure lo stanno facendo ora con ugual impegno ma facendoci provare molto meno dolore!

Settimo ed ultimo.

Rapporti umani e globalizzazione. E’ evidente a chiunque che dopo questo disastro planetario, paventato o reale che sia non ha alcuna importanza, i nostri comportamenti cambieranno drasticamente. Il trauma subito rimarrà molto a lungo nelle nostre coscienze ed inciderà pesantemente sui nostri comportamenti. Come?

Sicuramente in molti modi attualmente sconosciuti. Ma almeno un paio possiamo ipotizzarli.

Le distanze interpersonali diventeranno più ampie e la libertà di ridurle sulla base del naturale istinto di branco sarà sostituta probabilmente dalla nostra confidenza con la rete che non è altro la strada più breve per consegnare la nostra vita nelle capienti mani delle grandi Corporation. Con la scomparsa della piccola impresa la capacità delle grandi società mondiali di fornire prodotti e servizi andrà di pari passo con la possibilità di finalizzare sempre la produzione puntuale promuovendo a livello planetario la costruzione delle necessità basata esclusivamente sulla capacità di creare e percepire le informazioni che al momento sono più opportune.

Non solo. I gestori della rete avranno, e questo è già passato, la capacità di selezionare, far sopravvivere oppure eliminare non solo quelli che insistono a non connettersi, i quali si estingueranno autonomamente ed in modo fisiologico,  ma anche coloro che dopo essersi sottomessi alle regole imposte dal ranking decidano di ribellarsi o deviare, non avendo la consapevolezza che la chiave del contatore dell’acqua non è in loro mani.

Non lasceremo un buon mondo ai posteri?

A volte il caos ed il caso si incontrano facendo prevalere il fattore X.

Ma questo è un altro discorso, e non è detto che saremo in grado di farlo.

Ad Majora.

Lorca Corsini.

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