“La patrimoniale non è altro che un patto di solidarietà, si potrebbe chiamare prestito di solidarietà. Andrebbe chiesto a tutti l’1%”. Mattia Santori, leader delle Sardine, ritiene necessaria l’introduzione di una patrimoniale, da battezzare ‘patto di solidarietà’, per superare l’emergenza coronavirus.

Esaurito il compito con le elezioni a Bologna, il banco di pesciolini azzurri è finito nella salamoia degli utensili di propaganda destituiti di fondamento popolare. Lo hanno dimostrato i ripetuti fiaschi dopo il teatrino costruito ad arte per il voto anti-Salvini in Emilia. La quarantena del Coronavirus è giunta per loro sospirata, copertura della loro fine politica, stupendo alibi per mimetizzare il loro nulla. Come una reliquia egizia, ecco però che Lilli, la cacciatrice di mummie, l’ ha tratto dal vasetto di formalina la faraona delle Sardine e l’ ha trasferita nell’amato acquario di Otto e mezzo, su La7, l’ organo di casa Conte.

Mattia Santoro è stato perfetto per il lavoro da sirenetto di Conte: fungere da voce innocente che domanda al governo quello che i ministri non osano intestarsi per non farsi asfaltare dal pueblo. Tocca alla Sardina fare da pesce pilota dello squalo giallo-rosso che ci spolperà prestissimo. Chiede, vuole esige che cosa dal suo mandante neanche tanto occulto? La tassa patrimoniale! Ne specifica anche l’ entità. L’ uno per cento. Giuliano Amato nel 1992 si accontentò di prelevare nottetempo dai conti correnti dei cittadini italiani lo 0,2. Santori auspica che Giuseppe Conte, che lui chiama «buon padre di famiglia», ne espropri cinque volte tanto. O pelosa innocenza ma con chi crede di averci a che fare?

Brutto suono, Tassa patrimoniale, ha però un brutto suono. Questo nome fa accapponare la pelle alla brava gente, specialmente a chi ha poco, e ha fatto una fatica boia a mettere da parte un piccolo gruzzolo per i tempi grami, Mattia traveste la sanguisuga camuffandola con i panni del politicamente corretto, mettendogli insomma la minigonna, o se preferite un tanga. Che figona che è la patrimoniale se la si traveste da «prestito di solidarietà». Oppure la si chiama «patrimoniale civica». Civica che cosa? Prima porti via il portafogli con la pistola di un decreto, e poi chiami civica la grassazione? E per fare che cosa poi? Lo sappiamo: piegarsi ai diktat europei, che vogliono certezze sugli interessi dei prestiti che ci imporranno a tassi della malora.

Attacco alle famiglie E allora al diavolo. Al diavolo le sardine con questo nome nuovo di un furto antico come le gabelle dei feudatari. Un nome giovanile consono a questi tempi dove i vecchi sono trattati con condiscendenza, salvo essere guardati come carne da cremazione, e caso mai sopravvivessero almeno poter rodere i loro risparmi con l’ aria di aiutarli a compiere un’ opera di bene. Non la beviamo. Altro che spontaneità di ragazzi dai vasti pensieri.

Questi vogliono pescare nelle tasche delle famiglie già provate da una situazione economica pazzesca, togliendogli ogni certezza, persino sulla loro casa di proprietà, sul conticino presso la Cassa rurale o la Posta. Non sono gente che può contare su azioni di società anonime, casse di sicurezza gonfie di titoli forestieri. Le sardine mantengono il vezzo rosso di considerare la piccola o grande ricchezza come qualcosa che non è degno di essere tutelato dal diritto. Prima della persona e della famiglia, viene lo Stato con le sue manone. Le tasse consuete hanno già spremuto il limone? Ma no, una raspatina al fondo là si vuol dare ancora, aggirando la gente per bene con gli slogan. Ma non sono mica tutti cretini come pensano questi qui, gli italiani.

Il trucco verbale non regge. I prestiti per definizione o sono volontari o sono forzosi. E se sono obbligatori si chiamano prelievo. Gli italiani non accetteranno mai questo salasso. Se un governo serio dicesse: siamo in guerra, l’ Europa ci sta fottendo, usciamo dall’euro e per questo preleviamo un tot dai conti correnti, e li spenderemo per ripartire, a patti chiari; allora ci si potrebbe ragionare. Ma questa volta la beffa sarebbe doppia, la rapina al quadrato. I denari che Conte e Gualtieri vorrebbero prelevarci sono una pura cattiveria, un modo per ricordarci che siamo sudditi di una Europa matrigna nostra e gran madre di tutte le sardine rosse e gialle, e pure andate a male.

Fonte: https://www.liberoquotidiano.it/news/politica/21817728/sardine_mattia_santori_patrimoniale_uno_per_cento_europa_coronavirus.html

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