Le case automobilistiche tedesche prendono una posizione netta nel dibattito in atto in Europa sulle misure per superare la pandemia del coronavirus e rilanciare l’economia del Vecchio Continente.

Secondo le ricostruzioni della stampa tedesca e internazionale, i numeri uno della Volkswagen, della BMW e della Daimler, nel corso di un conference call con il cancelliere Angela Merkel, hanno lanciato un avvertimento univoco: la produzione non potrà ripartire se rimarranno fermi i fornitori italiani o spagnoli.

Il dibattito europeo. L’allarme arriva a distanza di pochi giorni da importanti appuntamenti che vedranno le cancellerie europee discutere delle misure da adottare per affrontare l’attuale fase di emergenza sanitaria. Le diplomazie sono da giorni al lavoro per risolvere lo stallo causato dalla contrapposizione tra i Paesi del Sud Europa e il cosiddetto fronte dei falchi del nord. Italia, Francia, Spagna e diverse altre nazioni chiedono massicci interventi a livello europeo, e in particolare l’emissione di titoli di debito appositamente strutturati per fronteggiare la crisi economica, come i covid-bond, mentre i Paesi del Nord Europa, guidati da Olanda e Germania, vogliono sfruttare altri strumenti come il fondo Salva-Stati per non “mutualizzare” i nuovi debiti con chi non è considerato affidabile nella gestione dei conti pubblici e del proprio indebitamento. Senza una soluzione, secondo molti esperti di politica internazionale, è a rischio l’intera impalcatura dell’Unione Europea. Negli ultimi giorni, comunque, sono emerse aperture e disponibilità, anche perché la pandemia sta iniziando a produrre conseguenze pesanti sulle economie degli stati del Nord. Conseguenze che preoccupano soprattutto i colossi dell’auto tedesca, i quali temono effetti devastanti, in particolare sulla filiera delle forniture.

Il peso dell’auto tedesca. L’allarme, tra l’altro, è stato lanciato proprio da chi rappresenta la spina dorsale del sistema economico della Germania. L’auto, con circa 5,5 milioni di veicoli prodotti ogni anno, impiega direttamente quasi 850 mila lavoratori (oltre 1,6 milioni con l’indotto), rappresenta il 16% dell’export, il 20% del fatturato industriale e il 12% del Pil. Ovviamente, il fermo produttivo di tutti gli stabilimenti ha un impatto senza precedenti per l’intera industria tedesca ed è per questo che la riunione con i massimi esponenti del governo è stata incentrata su come riavviare le attività. Purtroppo, a detta dei responsabili dei tre colossi automobilistici, non sarà facile ripartire senza un approccio paneuropeo che eviti quei colli di bottiglia nella catena degli approvvigionamenti che hanno indotto alla chiusura le fabbriche in Germania. Il messaggio rivolto alla Merkel è stato chiaro: “Non è di aiuto se un Paese fa un passo in avanti e poi tutto in Italia o in Spagna è ancora fermo”.

Problema di liquidità. All’incontro è stato discusso anche della situazione finanziaria dei fornitori e dell’attuale mancanza di liquidità, che, almeno per ora, non interessa le varie case automobilistiche. Il timore è che molte aziende, soprattutto quelle più piccole e senza accesso a canali di finanziamento bancario, non riescano a sopravvivere, creando interruzioni nella catena delle forniture e, probabilmente, una paralisi dei processi di assemblaggio delle auto Made in Germany. Il rischio, per la Germania, alla luce del peso dell’automotive, è elevato: Berlino non può permettersi un fermo prolungato della sua industria automobilistica, ma le probabilità di dover affrontare uno scenario del genere stanno aumentando di pari passo con la crescita delle probabilità di insolvenza della base dei fornitori.

Il tema, affrontato nell’ultimo numero di Quattroruote, è di importanza vitale per l’intero settore: la logica del just-in-time ha portato le filiere a essere fortemente integrate in Europa creando legami quasi indissolubili, quantomeno nell’immediato. Basti l’esempio della MTA di Codogno e dello stop alla produzione di componenti elettro-meccaniche che avrebbe messo a rischio non solo la Fiat Chrysler ma anche le francesi Renault e PSA e la tedesca BMW, solo per citare le più importanti realtà legate alla multinazionale lodigiana. Del resto, è sufficiente un ultimo dato per capire l’importanza della componentistica italiana per l’industria automobilistica tedesca: in alcuni modelli d’alta gamma prodotti in Germania si arriva fino a quasi il 20% di componenti italiane e non si tratta solo di pellami o materiali per gli interni ma anche di soluzioni meccaniche ed elettroniche altamente tecnologiche.

 

Fonte: https://www.quattroruote.it/news/industria-finanza/2020/04/06/coronavirus_le_case_auto_tedesche_senza_la_componentistica_italiana_non_si_riparte.html

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