Senza andare a caccia del termine o del meccanismo più consono, cosa alla quale stanno già pensando dalle parti di Bruxelles stuole di blasonati burocrati, mantenuti anche con le nostre tasse, visto che i lettori hanno pieno diritto ad una informazione quanto più completa e dettagliata torno volentieri sull’argomento.

E non me ne vorrà se per rendere più razionale la disamina prendo a modello la falsariga proposta nell’articolo “L’eterno conflitto europeo (e degli eurobond)” di Alessio Fumarola.

Concordo pienamente con lo spirito proposto nella spiega che condivido dal punto di vista macro, in quanto ovviamente la condivisione a livello Europeo del debito pubblico Italiano non è cosa da ritenersi equa né tanto meno corretta, della serie: chi li ha fatti i debiti, se li paga!

Ma al di là appunto, lo ribadisco, dell’esatta attribuzione di responsabilità derivante da comportamenti assolutamente censurabili dei governi italiani degli ultimi 50 anni che hanno permesso la formazione di una spaventosa voragine debitoria, bisogna un pochino entrare nel merito.

Ed alla fine magari decidere, ognuno di noi personalmente, qual’è il governo e lo Stato al quale è meglio appartenere.

Innanzi tutto non è vero che l’Unione Europea si forma nel 1999, caso mai nel 1999 ed esattamente il primo Gennaio di quell’anno viene adottata la moneta unica europea denominata Euro. L’Unione Europea nasce come Comunità economica europea con il trattato di Roma del 25 marzo 1957, dove comincia un lungo processo di integrazione, tra l’altro non ancora concluso, modulato da una serie di trattati intermedi tra i quali il trattato di Maastricht del 1992 e l’Unione economica e monetaria con la valuta unica nel 2002 ed infine, con buona approssimazione, assumendo la denominazione e la struttura attuale, con il trattato di Lisbona del 2007.

Proprio il trattato di Maastricht all’art. 3 capoverso o) recita uno degli obiettivi portanti della Comunità: “…un contributo al conseguimento di un elevato livello di protezione della salute” e all’articolo 129 capoverso 1 decanta: “La Comunità contribuisce a garantire un livello elevato di protezione della salute umana, incoraggiando la cooperazione tra gli Stati membri e, se necessario, sostenendone l’azione” e nello stesso articolo al 129 A continua: “1. La Comunità contribuisce al conseguimento di un livello elevato di protezione dei consumatori mediante: b) azioni specifiche di sostegno e di integrazione della politica svolta dagli Stati membri al fine di tutelare la salute, la sicurezza e gli interessi economici dei consumatori e di garantire loro un’informazione adeguata”.

Ora dal momento che, almeno credo, nessuno ha puntato una pistola alla testa del redattore né tanto meno a coloro che hanno votato il testo, tutti i cittadini europei, italiani compresi, si aspettano una puntuale applicazione di quanto enunciato.

Se non vado errato, ma potrei essere smentito, mi pare che i primi aiuti arrivati in Italia in quanto a mascherine, supporti medicali, ventilatori polmonari e personale medico sono arrivati dalla Cina, poi dalla Russia, da Cuba e persino dall’Albania. Non mi pare che grande sostegno sia stato dato dai nostri amici e partner europei, che hanno in primis ben pensato di trattenersi loro quanto necessario, pur non sapendo ancora quali fossero i reali bisogni ai quali sarebbero eventualmente andati incontro.

Piuttosto tardiva appare in questo contesto l’iniziativa della Germania che solo nella terza decade di marzo ha espresso l’intenzione di offrire assistenza e ricoveri ai pazienti italiani della Lombardia, quando ormai il sistema sanitario della regione superato il rischio collasso era nella condizione di farcela con le proprie forze.

Non solo non c’è stato alcun coordinamento a livello europeo, come sarebbe stato auspicabile e doveroso, circa l’organizzazione dei supporti pratici e medicali ma addirittura non c’è stato nemmeno un accordo chiaro su come rendicontare e quindi studiare i dati numerici circa l’evoluzione della pandemia: una vera vergogna! Ogni stato membro se la canta e se la suona a suo insindacabile giudizio!

Che l’Euro in quanto moneta unica ci abbia messo al riparo da bufere valutarie e da speculatori senza scrupoli è cosa nota, ma è altrettanto noto che tale protezione della quale dovremmo essere tutti grati, l’abbiamo ben pagata, e di che tinta! Ed ancorché dovremmo tutti inginocchiarsi sui ceci e recitare un mea culpa, poiché gran parte della responsabilità della fluttuazione dei prezzi all’interno dei nostri confini che ha permesso, solo per fare un esempio, di portare il caffè da 900 lire a 1936 lire con un incremento di oltre il 100% è responsabilità del governo italiano, ci chiediamo: ma non sarebbe stata anche responsabilità della BCE o di qualche altro ufficio dell’UE vigilare affinché non avvenissero queste aberrazioni? Non rientrava nel loro mandato? Non hanno identificato la location dove riunire la commissione del momento? Difficile da giustificare con l’asserzione comunitaria circa il benessere economico e sociale sbandierata nei trattati a firma di tutti gli appartenenti!

Prima di procedere con qualche fatto concreto voglio soffermarmi anche su un fattore estetico che a mio modesto parere non deve essere sottovalutato.

Nell’articolo citato si parla dei PIGS. PIGS è l’acronimo nato nella City di Londra negli anni ‘90 per indicare quattro paesi dell’Europa meridionalePortogalloItaliaGrecia e Spagna ai quali dal 2010 è stata aggiunta l’Irlanda diventando PIIGS, ovvero quei paesi in difficoltà economica proprio per problemi legati al debito ed al bilancio.

Ora, a parte il fatto che il termine proviene da quell’isoletta sperduta nell’Atlantico (per citare una frase di Putin) che credendo ancora di essere a capo delle colonie di mezzo mondo si permette un alto tenore di vita solo perché è sostenuta dagli USA. Altrimenti, chiusa o trasferita la borsa di Londra, unica altra risorsa della Regina, i sudditi di sua Maestà dovrebbero mettere giù i remi e, per poter continuare ad avere una vita decente, dirigersi almeno dove batte un po’ più di sole.

Ma il termine PIGS che ricordo è un acronimo ed in inglese vuol dire maiali (e non è un caso) è un termine dispregiativo e neanche velatamente sottinteso. Ricordo che se c’è un popolo affine alla specie citata quelli non siamo sicuramente noi: dalle nostre parti oltre all’uso di lavandini decenti nei quali ci si possono lavare persino le ascelle esistono anche dei comodi e confortevoli bidè adibiti per lavarsi le terga. Sarebbe saggio, prima di inventare ed usare un termine a dispregio di qualcuno o di qualche popolo, farsi un esamino di coscienza e guardare bene e attentamente a casa propria.

Tornando a bomba.

Per carità! Non mi sogno nemmeno di fare un paragone tra gli italici Btp ed i teutonici Bond, a questo già ci pensa lo spread, come è stato più che evidente qualche giorno fa quando il presiedente della BCE Christine La Garde se ne è uscita con una frase infelice facendolo schizzare a 300 bps! dimenticando o confidando che per la sua posizione nessun magistrato l’avrebbe potuta perseguire per almeno due violazioni del codice civile ed almeno un altro paio del codice penale.

Ora a parte il fatto che non credo rientri nel mandato della gentil signora destabilizzare i mercati, ma siamo davvero sicuri che per valutare la solidità patrimoniale di uno stato è sufficiente guardare unicamente allo spread?

Facciamo due conti, due di numero.

Quello che spaventa i mercati in considerazione dello spread è il rapporto PIL/Debito pubblico. Più è alto questo rapporto, più risulta difficile per un paese pagarsi il debito pubblico.

Allora mettiamo giù qualche numero.

Rapporto PIL/debito pubblico Italia = 134,8%

Rapporto PIL/debito pubblico Germania = 59%

Praticamente mentre noi siamo alla bancarotta, la Germania centra in pieno l’obiettivo proposto a Maastricht, ovvero portare questo rapporto sotto il 60%.

Ma chi si limita ad esaminare questi dati dimostra solo una visione estremamente semplicistica dei bilanci nazionali e delle analisi di bilancio in generale. Un campanello di allarme, ad indicare che l’analisi proposta non è per nulla esaustiva, si dovrebbe attivare se analizziamo il rapporto PIL/debito del virtuosissimo Giappone, perché potremmo accorgerci che è al 237% ed a nessuno è venuto in mente di classificare l’impero del sol levante tra i PIIGGS, forse anche perché l’acronimo sarebbe diventato impronunciabile perdendo definitivamente il suo significato.

Evidentemente il quadro e le considerazioni sono leggermente più complesse e dovrebbero includere una serie di altri parametri aggiuntivi quali per esempio: il reddito netto pro-capite, il patrimonio immobiliare e la capacità di risparmio. Tutti valori che attualmente dimostrano un gap a favore del bel paese rispetto ai virtuosismi d’oltre alpe. Per non parlare del patrimonio storico (il 70% di quello mondiale è in Italia) e paesaggistico legato al clima ed agli oltre 7.000 km di coste marittime, praticamente quasi tutte praticabili e da mettere a rendita.

Un ulteriore peccato poi sarebbe non ricordare che in Italia ci sono quasi il 6% dei siti classificati dall’Unesco patrimoni dell’umanità, il dato più alto in Europa, 7.000 specie di vegetali e 58.000 specie animali, in modo più assoluto un altro primato all’interno del continente europeo.

Tutto questo non vuol dire che dovremmo essere fieri del nostro debito pubblico e gongolarci su quello che madre natura ci ha immeritevolmente concesso, ma perché quando si redige un bilancio di una azienda si è molto attenti a classificarne la liquidità di cassa e le scorte di magazzino invece quando si parla del rating dell’Italia tutti sembrano dimenticarsi di analizzare criteri analoghi concentrando invece l’attenzione quasi esclusivamente sullo spread e sul debito pubblico?

Ma a parte i dati socio-economici per i quali come è evidente si dovrebbe aprire una attenta ed approfondita analisi prima di sparar sentenze, vogliamo un attimo vedere come di fronte alla pandemia in corso hanno reagito i Leader mondiali?

Macron in piena pandemia decide di mandare 40 milioni di francesi alle urne il primo turno il 15 marzo e poi il 22. Una follia fatta presidente.

La Merkel prima si dichiara disponibile a considerare l’utilizzo dei coronabond (https://www.investireoggi.it/obbligazioni/coronavirus-bond-frau-merkel-apre-allipotesi-dellitalia-ecco-come-funzionerebbero/) e poi dopo aver parlato con il suo ministro delle finanze smentisce se stessa facendoci dubitare se l’inossidabile cancelliere abbia veramente le idee chiare sul da farsi e sappia veramente cos’è una obbligazione.

Boris Johnson come primo approccio dichiara che gli inglesi dovranno abituarsi a seppellire molti morti confidando nell’immunità di gregge e poi quando si accorge che il suo stesso consigliere scientifico sir Patrick Vallance, fautore dell’immane boatta, scappa e si fa pure riprendere per le via adiacenti a Downing street, cambia idea, chiude tutto ed ai primi sintomi si fa ricoverare. Facendo i migliori auguri al primo ministro Inglese per una pronta guarigione vorrei però che non si dimenticasse Luca di Nicola, il ragazzo diciannovenne di Nereto emigrato a Londra per lavoro, morto per o con il corona-virus e curato a suon di telefonate, secondo il modello anglosassone, nella sua dimora. Usando sempre il condizionale, probabilmente a Nereto non sarebbe stato curato nella sua casa e non sarebbe morto.

L’Austria che ha un numero di abitanti pari all’area metropolitana di Roma in barba al trattato di Schengen chiude i confini e colonne di camion si formano al valico del Brennero, battendo sul tempo persino la Svizzera

che invece intelligentemente permette l’ingresso delle derrate delle quali ha bisogno.

In Olanda di primo acchito tutti in giro per le strade, come se la terra dei mulini a vento aspettasse l’arrivo di Donchisciotte, salvo cambiare repentinamente idea non appena l’OMS dichiara la pandemia e soprattutto non appena la cancelliera tedesca sancisce la scelta di chiudere tutte le attività produttive sul modello Italia.

E che dire di ‘Trumpone’, l’ineffabile cow boy d’oltre oceano, che a parte perdersi ogni tanto una portaerei in giro per il mondo, non perde occasione per dimostrare tutta la sua volubilità: dapprima schernisce il problema covid-19 e poi dopo due giorni cambia idea, impone chiusure a pioggia e stanzia 2.000 mld di dollari annunciando alla nazione che moriranno migliaia di americani! Tra l’altro una previsione non difficile dal momento che la sanità USA è a pagamento e che quindi chi non ha un cent in tasca può già previdentemente scavarsi la fossa!

E c’è qualcuno che critica Conte!

Ora è piuttosto evidente che chiunque di fronte ad una crisi come quella che stiamo vivendo commetta degli errori, è naturale ed è umano, ma ripeto la domanda: in quale stato vorresti trovarti ora per essere curato?

Altrettanto lapalissiano dovrebbe essere l’approccio finanziario a supporto della crisi economica scatenata da una imprevedibile pandemia mondiale, di cui tra l’altro non abbiamo ancora piena coscienza delle conseguenze. Essendo classificato come evento aleatorio chi intenda portare soluzioni economiche simmetriche, ovvero chi intenda usare strumenti già esistenti concepiti per affrontare altre tipologie di crisi o è un deficiente oppure un criminale oppure è in flagrante malafede.

Essendo l’evento covid-19 asimmetrico per definizione, stocastico dal punto di vista accademico, globale ma con una incidenza imprevedibile a livello delle singole aree, ovviamente deve essere affrontato utilizzando strumenti finanziari innovativi ed adatti allo scopo, sempre che si voglia veramente risolvere il problema.

Insomma scusate la banalità, ma quando J. P. Thompson inventò le viti a croce non pretese certo che si continuassero a svitare ed ad avvitare con il cacciavite spaccato: sarebbe stato un folle!

Evidentemente c’è chi ancora non ha capito appieno il problema.

Ad Majora.

Lorca Corsini.

 

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