Roma si preparava a celebrare i 500 anni dalla morte di Raffaello con una grande mostra alle Scuderie del Quirinale. Tutto rimandato a data da destinarsi.

La mostra di Raffaello era tra le più attese del 2020 e si preannunciava con un boom di visitatori, più di sessantamila biglietti venduti prima dell’inaugurazione, ma il decreto governativo dell’8 marzo ha rimandato tutto a data da destinarsi.
In esposizione più di duecento opere, un numero eccezionale di capolavori provenienti dalle collezioni italiane e europee. Al momento le Scuderie del Quirinale hanno aperto virtualmente le porte della mostra ed è possibile curiosare nelle varie sale cliccando qui.

Nell’attesa vi raccontiamo un segreto sulla vita di Raffaello, una storia che per molti è solo una leggenda e per altri ha riscontri storici reali.
Come tutti sapranno il grande pittore urbinate era dotato di grazia ed eccezionale talento. I biografi ci hanno tramandato l’immagine di un uomo molto bello e di animo gentile che, per le sue tante virtù era considerato, già in vita, divino.
Eppure Giorgio Vasari gli attribuisce una morte poco nobile, causata da un’esagerata pratica di piaceri sessuali.
Chi era la donna per la quale il pittore si era letteralmente strapazzato di passione?

La leggenda racconta che si trattava di Margherita Luti, figlia di un fornaio senese trasferito a Roma, nel quartiere di Trastevere.
Ed è proprio nelle stradine di Trastevere che Raffaello incontra la ragazza per la prima volta. Grazie al suo piacevole aspetto, alla sua posizione sociale e ai modi cortesi, le donne gli si concedevano molto volentieri, nel suo letto erano passate le più belle cortigiane di Roma, varie nobildonne e modelle, ma nel momento in cui conobbe la giovane trasteverina Raffaello non ebbe più occhi per nessuna. Se ne innamora pazzamente e dipinge le sue fattezze in numerosi quadri.

Raffaello era un uomo molto in vista, adorato e ricercato da nobili e cardinali. E proprio il potente cardinal Bibbiena premeva da tempo per fargli sposare la nipote: Maria Bibbiena.
In quel periodo il pittore era responsabile della fabbrica di San Pietro, non poteva rifiutare le nozze per paura di inimicarsi il cardinale e perdere l’importante incarico. Quindi accetta ma prende tempo e, intanto, vive il suo amore con la bella fornarina.
Il cardinale insiste e Raffaello fa promesse vaghe, rimanda il matrimonio di mese in mese. Finché la sventurata fanciulla muore.
Chissà se recitò la parte del fidanzato addolorato disperandosi per questa improvvisa morte. Ma per quale ragione rifiutò le nozze che gli avrebbero permesso di legarsi per sempre a una potente famiglia? In quegli anni i matrimoni erano contratti, sancivano alleanze, non avrebbe destato scandalo alcuno che un gentiluomo continuasse a frequentare la donna amata. E allora perché Raffaello prendeva tempo, perché rimandava all’infinito il matrimonio con Maria Bibbiena?
La verità, secondo alcuni, è nascosta in due famosissimi dipinti, due capolavori assoluti della storia dell’arte: la Velata e la Fornarina. Due ritratti di donna riconducili a Margherita Luti che nasconderebbero un segreto, le nozze proibite tra il pittore e la bella popolana.
La Velata fu dipinto intorno al 1516, solo l’anno prima Raffaello aveva accettato l’impegno matrimoniale con la Bibbiena.
Se osserviamo il quadro della Velata, notiamo che la modella ritratta è coperta dal velo indossato dalle donne maritate. E tra i capelli spicca una perla che, in latino, si dice margarita.  Uno stratagemma per celare il nome della donna amata.
Due anni dopo Raffaello dipinge La Fornarina, la donna è sempre la stessa, ancora una volta porta tra i capelli una perla. Ma c’è di più, questa volta esibisce al braccio un vistoso bracciale con la scritta Raphael Urbinas, quasi come volesse ribadire che quella donna è sua. Un suggello d’amore indelebile.
Ma non è tutto, sembra che al dito la donna portasse anche una vera matrimoniale, cancellata subito dopo la morte del pittore da Giulio Romano, l’allievo più promettente della sua bottega. E, a quanto pare, furono sempre i suoi allievi a porre una lapide nel Pantheon, accanto alla tomba del pittore, in ricordo della sfortunata Maria Bibbiena, diventata improvvisamente la compianta promessa sposa.
In questo modo speravano di continuare ad affrescare le Stanze Vaticane, preoccupati dal fatto che Michelangelo premeva proprio con il cardinal Bibbiena per far eseguire il lavoro al suo protetto, Sebastiano Del Piombo. Le manovre funzionarono, il cardinale non sospettò nulla e gli allievi di Raffaello continuarono il lavoro per altri quattro anni.

Che fine fece Margherita Luti?  Esiste un documento ritrovato nella chiesa di sant’Apollonia in Trastevere, nei libri del convento, il 18 agosto 1520 (quattro mesi dopo la morte del pittore) è registrata una certa Madama Margherita, vedova e figliola di Francesco Luti di Siena.

Raffaello morì il 6 Aprile 1520, un venerdì santo, dopo 15 giorni di febbre e patimenti, curati con inutili salassi.  Aveva solo 37 anni. Oggi una delle ipotesi più accreditate vuole che sia stato avvelenato, d’altronde la Roma di quei tempi era un covo di invidie, sospetti e rancori, intorbidita dalle influenze luterane. Altro che gli strapazzi amorosi di un uomo appassionato. Ma questa è un’altra storia

L’amore romanzato tra Margherita Luti e Raffaello Sanzio è raccontato nel romanzo “Guardami negli occhi” di Giovanni Montanaro, una piacevolissima lettura per questi giorni di quarantena.

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