Dalla Nuova Zelanda parte un nuovo modo per intrattenere i bambini, migliaia di orsacchiotti spuntano dietro le finestre. Un omaggio a Michael Rosen, l’autore inglese di “A caccia dell’orso” ricoverato in terapia intensiva

Anche la Nuova Zelanda è in quarantena, tutto fermo per un mese e per distrarre i più piccoli, qualcuno si è inventato la caccia all’orsacchiotto.
Purtroppo tra i contagiati di questo spietato virus c’è anche un autore molto amato dai bambini, Michael Rosen, ricoverato da un paio di giorni in terapia intensiva.  Appena appressa la notizia, qualcuno ha collocato un orsacchiotto di peluche sul davanzale delle finestre di casa.
Ai bambini deve essere piaciuta molto l’idea, così centinaia di finestre si sono animate con orsetti di peluche che scrutano con attenzione le strade vuote, un modo per essere vicini al loro autore preferito e al magico mondo delle sue storie. Un messaggio d’amore di una tenerezza disarmante.
Anche il primo ministro del Paese, madre di una bimba, ha aderito con entusiasmo all’iniziativa.

La caccia all’orsetto è piaciuta così tanto che molti adulti si sono lasciati coinvolgere e hanno creato divertenti ambientazioni e fantastiche scenografie dove collocare gli orsetti. Dalla Nuova Zelanda l’iniziativa si è rapidamente diffusa in altri paesi, Australia, Regno Unito e Stati Uniti sono tra i primi in cui il fenomeno è rimbalzato. E sui social già impazza l’hashtag #bearhunt

Dopo gli arcobaleni colorati, mettere un orsetto dietro i vetri delle finestre è un modo semplice per far vivere, ai più piccoli, questo momento come un gioco. E sappiamo tutti che per un bambino non c’è nulla di più consolatorio del suo orsetto di peluche.

Con un po’ di fantasia sarà possibile comunicare al bimbo di dormire sereno, perché il suo peluche preferito fa la guardia alla finestra. E nessun virus avrebbe mai il coraggio di entrare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *