Un nuovo studio, condotto dall’Università degli Studi di Milano Statale e pubblicato sulle pagine della rivista specializzata Clinical Infectious Diseases, indica che questi sintomi sono piuttosto frequenti tra le persone con Covid-19

Tra i sintomi legati al coronavirus vi sono anche la perdita del gusto ma soprattutto dell’olfatto.  Un meccanismo poco noto su cui gli scienziati di tutto il mondo stanno lavorando. Adesso, un team di ricercatori della Harvard Medical School ritiene di aver scoperto perché ciò accade.

Una precedente indagine condotta dalla British Association of Otorhinolaryngology (ENT UK) dopo aver analizzato i dati forniti dalla Corea del Sud, dalla Cina e dall’Italia, aveva scoperto che un terzo delle persone contagiate dal coronavirus aveva presentato anche una perdita dell’olfatto (anosmia o iposmia), anche in assenza di altri sintomi.

Incuriositi da questo sintomo, i ricercatori del Dipartimento di Neurobiologia della Harvard Medical School hanno studiato un set di dati genetici per identificare i tipi di cellule del tessuto olfattivo che avrebbero potuto consentire al coronavirus di inibire la percezione dei profumi.

Hanno così scoperto che i neuroni sensoriali olfattivi non esprimono due geni chiave (ACE2 e TMPRSS2) che consentono al coronavirus di infettare le cellule. Al contrario, le cellule staminali presenti nel tessuto olfattivo esprimono entrambi questi geni. Questi ultimi, trovati nelle cellule del tessuto respiratorio nasale, sono il principale obiettivo e sito di moltiplicazione virale del nuovo coronavirus.

“Nel loro insieme, questi risultati suggeriscono possibili meccanismi attraverso i quali l’infezione da CoV-2 potrebbe portare ad anosmia o altre forme di disfunzione olfattiva” spiegano i ricercatori di Harvard in uno studio in attesa di pubblicazione su biorvix.

La ricerca però ha dei limiti. Non è stata sottoposta a revisione e i risultati non sono stati convalidati da esperimenti. Tuttavia può essere considerata una base di partenza per spiegare il meccanismo biologico di questo comune sintomo del COVID-19.

A fornire un’altra spiegazione  è il Prof. Vincenzo Silani, Professore Ordinario di Neurologia e Direttore della Scuola di Specializzazione in Neurologia dell’Università degli Studi di Milano, Direttore dell’Unità Operativa di Neurologia e Stroke Unit di Auxologico.

“La percezione olfattiva viaggia attraverso recettori specifici all’interno della cavità nasale situati su specifiche cellule: da qui parte una via nervosa che raggiunge il bulbo olfattorio, e quindi va verso varie aree dell’encefalo in cui sono localizzati diversi centri regolatori tra cui anche quelli del respiro. L’accesso del virus potrebbe avvenire, in questo caso, secondo modalità non ancora bene definite (si parla di un trasporto assonale retrogrado, in pratica una sorta di “risalita” lungo le cellule nervose) verso queste zone”.

Già nell’epidemia di SARS infatti, vi erano  state segnalazioni di disturbi comportamentali e dell’umore, probabilmente collegate a questa via d’accesso al sistema nervoso. Precisa inoltre il prof. Silani in un documento scientifico che l’Ace2, uno dei recettori oggetto di studio degli scienziati di Harvard, particolarmente sensibile al coronavirus, è presente anche nell’encefalo, in aree coinvolte nella regolazione del sistema nervoso autonomo e della respirazione.

Saranno necessari altri studi per far luce su questo meccanismo ma sembra ormai accertato che i virus a RNA, famiglia a cui appartiene anche il coronavirus, sono in grado di raggiungere il sistema nervoso centrale, provocando anche un calo nella percezione dei sapori e degli odori.

 

Fonte: GreenMe

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