Sono i dati delle temperature rilevati nei principali scali ferroviari della Puglia: qui 23mila fuorisede hanno dichiarato di essere tornati da Lombardia e Veneto. Ora questa scelta rischia di mettere al collasso gli ospedali

C’è un dato che allarma in queste ore gli esperti della Protezione civile. Un numero che racconta come alcune preoccupazioni, rimbalzate nei giorni scorsi tra i governatori del Sud, non fossero esagerate. Il Mezzogiorno rischia il picco di contagi per il Coronavirus dopo il rientro indiscriminato di lavoratori e studenti da Lombardia e Veneto. Soltanto nell’ultimo fine settimana, circa il 15 per cento delle persone controllate nelle principali stazioni pugliesi avevano febbre o comunque sintomi influenzali. E molti dei familiari dei ragazzi rientrati dopo la chiusura delle università tre settimane fa, sono positivi al Corona.
 

Il rientro
A preoccupare è dunque il fatto che tanti, troppi, delle persone rientrate avessero sintome. Ma più in generale l’enorme numero di persone arrivate in Puglia. Le persone rientrate – soltanto quelle che si sono autodenunciate sono 23.676, di cui 16.859 dall’8 marzo e 643 soltanto ieri- rischiano di mettere in crisi il sistema sanitario pugliese. Perché possono essere loro contagiate. O perché, da asintomatici, possono infettare amici o familiari. “Stiamo curando- ha detto il primario del reparto di malattie infettive del Policlinico, Gioacchino Angarano – molti genitori dei figli tornati dal Nord”. Di più: le indagini effettuate dai Dipartimenti di prevenzione delle Asl hanno documentato che i 466 pugliesi oggi positivi hanno avuto contatti diretti o indiretti con persone passate dalla zona rossa lombarda oppure veneta. ” Non c’è – dicono – nemmeno un caso fuori catena”.
 
Il bollettino
Casi che continuano ad aumentare. Ma che registrano – prendendo per buoni i dati regionali che, nelle ultime 48 ore sono sembrati un po’ confusi per lo meno nelle modalità di rilevazione – un incremento molto più basso rispetto a quello ipotizzato. Significa che per il momento le persone positive al Covid in Puglia aumentano. Ma per fortuna il numero dei casi non è esploso. Questo perché le rigidissime misure di contenimento stanno dando ottimi frutti. ” Per questo – spiegano i tecnici – non devono essere per nessuna ragione allentate”.
 
Da ieri la rilevazione dei dati è stata allineata alla Protezione civile. Questo significa che i dati sono fermi ai tamponi effettuati ieri alle 15. Complessivamente i positivi sono 40 più di ieri. Con una percentuale di positività, molto bassa, del 6,8 per cento rispetto ai 613 tamponi effettuati. Il dato complessivo è di 478 positivi con dieci pazienti che si trovano al momento fuori regione e 2 che invece aspettano comunque una seconda analisi. La provincia più toccata diventa quella di Bari con 137 positivi. Dopo Foggia. Sale purtroppo anche il numero di morti: tre le persone decedute ieri, una a Foggia, una a Bat e una a Bari. Sono dunque 26 le vittime pugliesi del Coronavirus (si tratta di persone anziane o comunque con altre patologie) fino a questo momento.
 
Tamponi e mascherine
Il presidente Emiliano e il coordinatore della task force, l’epidemiologo di fama mondiale, il professor Luigi Lopalco, hanno spiegato in questi giorni in più occasioni la loro posizione sui tamponi. Sempre di più cittadini e personale sanitario chiedono tamponi a tappeto. ” Verranno fatti a tutti i sintomatici” hanno spiegato, ” Non ha senso fare screening di massa ma stiamo cercando di aumentare il più possibile i test su tutti i casi sospetti e i loro contatti per garantire che vengano messi in quarantena”. E’ proprio l’autoquarantena la misura su cui la Regione conta di più: i controlli da parte dei Dipartimenti di prevenzione sono alti e chi la vìola rischia la denuncia per diffusione colposa dell’epidemia. Dai territori non mancano però le polemiche sulle modalità con cui vengono effettuati i tamponi: dovevano essere sei i laboratori a regime, secondo le indicazioni date dal presidente della Regione, Michele Emiliano. Ma a Brindisi e Taranto non sono ancora partiti: ci sarebbero i macchinari ma mancano i reagenti e il kit per le analisi. E così tutto finisce all’istituto Zooprofilattico di Foggia. L’altra questione, sollevata ieri da Repubblica, riguarda i dispositivi di protezione individuale ( mascherine, tute, guanti) per i quali ci sono scorte ancora per pochi giorni. Nei prossimi giorni, però, la Protezione civile ha assicurato l’invio di 300mila mascherine.
 
Il caso Altamura
Tra i focolai che in questo momento preoccupano maggiormente gli esperti – anche in relazione a quanto accaduto in ospedale e in particolare nel Pronto soccorso – è quanto sta succedendo ad Altamura. Una dozzina di persone del personale sanitario è risultato positivo al tampone. E ieri stessa sorte a sette agenti della Polizia municipale, compreso il comandante. Il sindaco Rosa Melodia è da ieri in quarantena precauzionale in attesa di sottoporsi al tampone.

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