Blocco degli sfratti: il nuovo provvedimento del Governo per venire in soccorso degli inquilini con contratti di locazione abitativa o commerciale.

L’emergenza Coronavirus sta riscrivendo tutti principi giuridici del nostro ordinamento. Come quelli in materia di affitto a uso abitativo e commerciale. 

Le norme sull’equo canone non consentono di bloccare il pagamento dell’affitto, neanche per ragioni di grave crisi economica come quella che stiamo vivendo ora a causa dell’emergenza sanitaria. Tutt’al più, è possibile comunicare il recesso per giusta causa. Proprio, perciò, il Governo è corso ai ripari e, per venire in soccorso degli inquilini, ha decretato un salvagente. Tra le novità dell’ultima ora viene definita la proroga degli sfratti, abitativi e non, fino al 30 giugno. Che cosa significa? Che chi non ha pagato l’affitto la farà franca? Non proprio. Anzi, il provvedimento sembra essere scritto in modo da favorire non già chi si trova senza stipendio a causa del Covid-19 ma i morosi “precedenti”.

Il decreto legge, già in vigore perché appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale, stabilisce solo che le procedure di sfratto non potranno essere portate a termine fino al 30 giugno. Il che significa che chi ha già in mano un’ordinanza del tribunale con cui si ingiunge al debitore il pagamento del canone arretrato e lo sgombero dei locali, non potrà ottenere l’esecuzione coattiva del provvedimento: non potrà cioè recarsi con l’ufficiale giudiziario e il fabbro per riprendersi la propria casa. La morosità chiaramente resta e per l’esecuzione forzata è tutto rinviato a luglio.

Invece, il provvedimento nulla dice per chi non paga l’affitto in questi mesi. I “morosi da Coronavirus” non saranno ugualmente giustificati e, quando i tribunali riapriranno, potranno essere sfrattati senza alcun limite. Insomma, la norma è stata scritta per chi già era in arretrato prima dell’emergenza e non per chi lo è divenuto a causa di questa. Nessuno stop al pagamento degli affitti, dunque. Almeno per ora. Ma, come detto all’inizio, in questo periodo i principi giuridici del nostro ordinamento vengono riscritti giorno per giorno.

Novità interessanti, invece, riguardano gli affitti a uso commerciale e il nuovo bonus. Il decreto legge «Cura Italia», approvato dal Consiglio dei Ministri nella giornata di ieri, 16 marzo 2020, e recante misure di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19 ha previsto uno specifico bonus chiamato «credito d’imposta per botteghe e negozi» per i soggetti esercenti attività d’impresa. L’agevolazione è concessa sotto forma di un credito d’imposta nella misura del 60% dell’ammontare del canone di locazione, relativo al mese di marzo 2020, di immobili rientranti nella categoria catastale C/1 (e cioè negozi e botteghe). Tale credito sarà utilizzabile in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.

Il bonus non è concesso in maniera massiva ma esclude di fatto le attività che, in conformità con le disposizioni contenute negli allegati 1 e 2 del dpcm dell’11 marzo 2020, sono rimaste aperte perché identificate come essenziali tra cui farmacie, parafarmacie e punti vendita di generi alimentari di prima necessità.

La norma, dunque, non indica nessun modo che il godimento del credito d’imposta è vincolato al pagamento del canone ma ne circoscrive unicamente l’ambito applicativo identificando i soggetti fruitori e la tipologia di immobile che dà diritto al bonus.

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