Storia della BANDIERA ITALIANA (Seconda Parte) a cura di Rosanna De Marchi

link della PRIMA PARTE

Tricolori italiani sventolarono, sfidando le autorità, che ne avevano decretato il divieto, anche in occasione della commemorazione della rivolta del quartiere genovese di Portoria contro gli occupanti asburgici durante la guerra di  successione austriaca. Nel corso di tale manifestazione, che avvenne il 10 dicembre 1847 a Genova sul piazzale del santuario della Nostra Signora di Loreto del quartiere di Oregina, debuttò, eseguito dalla Filarmonica Sestrese, Il Canto degli Italiani di Goffredo Mameli e Michele  Novaro, inno nazionale italiano dal 1946. Il Canto degli Italiani, in una strofa, cita la bandiera italiana:

 

Dall’Unità d’Italia alla prima guerra mondiale

Cartolina dei Carabinieri Reali spedita dalla colonia eritrea nel 1907 e raffigurante un’aquila che porta in volo una bandiera italiana

Dopo l’Unità d’Italia l’uso del tricolore si diffuse sempre di più tra la popolazione : la bandiera, e i suoi colori, cominciarono a essere riportati sulle etichette dei prodotti commerciali, sui quaderni scolastici, sulle prime automobili, sulle confezioni di sigari, ecc. Anche tra gli aristocratici ebbe successo: le famiglie più importanti facevano sovente installare sulla facciata principale dei loro palazzi signorili un portabandiera dove collocavano il tricolore italiano. Iniziò poi a comparire fuori dagli edifici pubblici, dalle scuole, dagli uffici giudiziari e dagli uffici postali. È di questo periodo l’introduzione dell’uso della fascia tricolore per i sindaci e per i giurati delle corti di assise.

 

L’unica città dove l’attaccamento alla bandiera non era sentito da tutta la popolazione era Roma: nella capitale era infatti presente un buon numero di cittadini ancora fedele al papato. A Roma il clero era ostile al neonato stato italiano in modo molto marcato, tanto da rifiutarsi di benedire il tricolore e da impedire alle bandiere italiane di entrare nelle chiese anche in occasione di funerali o di cerimonie pubbliche.

 

Le due guerre mondiali e il periodo interbellico

Bandiera italiana risalente alla prima guerra mondiale

Bandiera italiana risalente alla prima guerra mondiale

Nel 1915 l’Italia entrò nella prima guerra mondiale: per gli storiografi questo conflitto corrisponde alla quarta guerra d’indipendenza italiana, dato che lo scopo fu quello di completare l’unità nazionale con l’annessione delle ultime terre irredente. A questo obiettivo mancavano infatti il Trentino-Alto Adige e la Venezia Giulia, tant’è che lo slogan più diffuso all’epoca era “W Trento e Trieste italiane!”.

 

Protagonista assoluta, sia nelle trincee e che in ambito civile, fu la bandiera tricolore. I colori verde, bianco e rosso vennero utilizzati diffusamente come stimolo alla mobilitazione generale e al sostentamento morale della popolazione civile, che si stava inerpicando in un percorso che l’avrebbe portata in una situazione assai difficile, caratterizzata da moltissime privazioni. In altre parole, nelle trincee il tricolore era un simbolo fondamentale per spronare i soldati, mentre nel fronte interno era importantissimo per compattare e corroborare la società civile.

 

A questo scopo, re Vittorio Emanuele III comparve su una copertina de La Domenica del Corriere affacciato dal balcone del Palazzo del Quirinale mentre sventolava il tricolore gridando “Viva l’Italia”. Il re fece poi un proclama ufficiale, poco prima di partire per il fronte di guerra, che recitava, nella sua parte finale:

«[…] A noi la gloria di piantare il tricolore d’Italia sui termini sacri che la natura pose ai confini della patria nostra […]»

(Vittorio Emanuele III di Savoia)

Volantino lanciato su Vienna da Gabriele D’Annunzio durante la prima guerra mondiale.

Uno degli episodi più famosi che coinvolsero la bandiera italiana nella prima guerra mondiale fu il volo su Vienna, un volantinaggio aereo che Gabriele D’Annunzio fece sui cieli della capitale asburgica: il 9 agosto 1918 il Vate lanciò su Vienna migliaia di volantini tricolori con cui esortava il nemico ad arrendersi e a porre fine alla guerra. Le truppe italiane entrarono poi a Trieste nel novembre del 1918, in seguito alla vittoria nella battaglia di Vittorio Veneto, che concluse il conflitto con la ritirata e la sconfitta definitiva degli austriaci: il tricolore che fu issato sul campanile della cattedrale di San Giusto proveniva dal cacciatorpediniere Audace, ancorato nel porto di Trieste. La bandiera italiana fu anche protagonista dell’impresa di Fiume, capitanata da D’Annunzio, al grido: “alzate la bandiera: sventolate il tricolore!

 

La Repubblica Italiana

Lo stendardo presidenziale italiano

Con la nascita della Repubblica Italiana, grazie al decreto del presidente del Consiglio dei ministri nº1 del 19 giugno 1946, la bandiera italiana venne modificata; rispetto al vessillo monarchico, fu eliminato lo stemma sabaudo. Questa decisione fu in seguito confermata nella seduta del 24 marzo del 1947 dall’Assemblea Costituente, che decretò l’inserimento dell’articolo 12 della Costituzione della Repubblica Italiana, successivamente ratificato dal Parlamento italiano, che recita:

«La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.»

(Art. 12 della Costituzione della Repubblica Italiana)

L’articolo venne approvato dall’Assemblea Costituente senza discussioni o polemiche di sorta. Il tricolore repubblicano venne poi consegnato ufficialmente e solennemente alle corpi militari italiani il 4 novembre 1947 in occasione della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate.

Giancarlo Peris, ultimo tedoforo ai Giochi della XVII Olimpiade di Roma nel 1960, nei momenti immediatamente successivi all’accensione del braciere olimpico

Poco prima dell’ufficializzazione della bandiera nella costituzione, il 7 gennaio 1947, il tricolore compì 150 anni: il ruolo da cerimoniere che cinquant’anni prima fu di Giosuè Carducci venne adempiuto da Luigi Salvatorelli, il cui discorso, proferito durante i festeggiamenti ufficiali di Reggio nell’Emilia alla presenza di Enrico De Nicola, Capo provvisorio dello Stato, alluse alla fase delicata che stava attraversando l’Italia postbellica con particolare riferimento alle umiliazioni subite dal Paese nella seconda guerra mondiale:

«[…] Il tricolore non è abbassato, non sarà abbassato. Esso è stato ribenedetto, riconsacrato dalla insurrezione dei patrioti, dal sangue dei partigiani e dei soldati d’Italia combattenti contro il nazi-fascismo nella nuova lotta di liberazione. […]»

(Luigi Salvatorelli)

Dalla bandiera italiana è poi derivato lo stendardo presidenziale italiano, la cui ultima versione richiama, come già accennato, il vessillo della Repubblica Italiana del 1802-1805, con l’aggiunta di una bordatura di colore blu Savoia.

 

Nell’Italia repubblicana il tricolore salutò avvenimenti importanti della storia italiana. Venne issato in vetta al K2 durante la spedizione italiana del 1954, fu protagonista dei Giochi della XVII Olimpiade del 1960 a Roma, salutò le altre due vittorie ai campionati mondiali di calcio del 1982 e del 2006, che vennero festeggiate in tutta Italia con un tripudio di bandiere tricolori, e fu portato nel 2011 sulla Stazione Spaziale Internazionale dall’astronauta Roberto Vittori in occasione del 150º anniversario dell’Unità d’Italia. La bandiera tricolore fu il vessillo ufficiale dell’Amministrazione fiduciaria italiana della Somalia, che venne concessa su mandato dell’ONU dal 1950 al 1960, la prima delle missioni di pace dell’Esercito Italiano; il tricolore continua poi a rappresentare l’Italia in tutte le missioni di pacificazione a cui partecipano le forze armate italiane.

Come già accennato, il verde, nelle prime coccarde tricolori italiane, simboleggiava i diritti naturali, ovvero l’uguaglianza e la libertà.

 Dopo vari avvenimenti si giunse al 7 gennaio 1797, data dell’adozione della bandiera tricolore da parte della Repubblica Cispadana, primo Stato italiano sovrano a farne uso. Durante il periodo napoleonico, i tre colori hanno acquisito per la popolazione un significato più idealistico:

 il verde la speranza, il bianco la fede e il rosso l’amore

Rosanna De Marchi

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