Non è una novità, ma ha dovuto ribadirlo di fronte a interpretazioni troppo lasche e a treni troppo pieni: e ha spiegato, ancora una volta, che bisogna uscire solo per motivi «essenziali e realmente indifferibili», e che non farlo mette a rischio sé e gli altri

Di fronte a un quadro grave (21.157 casi, 1.441 morti in Italia), e mentre Paesi come Spagna Francia decidevano di seguire la via indicata da Roma per contenere i contagi da coronavirus, il governo italiano ha lanciato un nuovo appello ai cittadini per contrastare quella che ormai è ufficialmente una pandemia.

Fonti di Palazzo Chigi hanno spiegato che «gli spostamenti all’interno delle nostre città, strade e piazze vanno limitati ai soli motivi essenziali, alle sole esigenze realmente indifferibili», e cioè «per andare al lavoro, per ragioni di salute o situazioni di necessità».

«È il momento della responsabilità di tutti», continuano le fonti. «Non si possono bloccare tutti i trasporti, altrimenti non si riuscirebbero a garantire i servizi essenziali e ad evitare che il Paese si fermi totalmente. Per questo va fatto uno sforzo in più da parte di tutti».

Il governo — dopo quanto avvenuto giorni fa, quando aveva diffuso un vademecum — si spinge anche a fare esempi concreti, e non casuali: parlando a «chi lavora o studia in un’altra regione diversa dal luogo dove ha la propria famiglia o la residenza», ha ribadito l’appello a non spostarsi. «Se si vuole davvero bene ai propri cari, e per il bene di tutti, vanno evitati questi viaggi».

Il governo ha poi ufficializzato la notizia relativa al blocco dei treni notturni, «proprio al fine di contrastare e contenere l’emergenza sanitaria da coronavirus, e nell’ambito degli interventi volti alla riduzione dei treni ordinari a lunga percorrenza».

L’appello del governo non costituisce una variazione delle norme — fissate nei decreti della Presidenza del Consiglio dei ministri di domenica e di mercoledì — che impongono ai cittadini di limitare i propri spostamenti solo per motivi «comprovati», di lavoro, famiglia, salute o emergenza. Ne costituisce però l’interpretazione più recente e stringente: e recupera persino un termine — «indifferibili» — apparso nella prima bozza del decreto con il quale la Lombardia e 14 altre Province venivano definite «zone di sicurezza». Quel termine era poi stato addolcito — i motivi erano passati da «indifferibili» a «comprovati» — nella versione definitiva del decreto. Ma l’interpretazione troppo libera data da molti cittadini a quelle norme (nella sola giornata di sabato si è data notizia di treni affollati diretti verso le regioni del Sud, mentre le forze dell’ordine facevano centinaia di multe a cittadini usciti di casa per motivi tutt’altro che «comprovati») ha spinto l’esecutivo verso una nuova stretta.

Di nuovo: non viene vietata la possibilità di fare passeggiate, o di fare attività fisica all’aria aperta. Ma il governo chiede ai cittadini di evitare ogni spostamento che non sia riconducibile «ai soli motivi essenziali, alle sole esigenze realmente indifferibili».

 

Fonte: https://www.corriere.it/cronache/20_marzo_14/governo-ha-chiesto-di-nuovo-tutti-non-uscire-casa-dbacb5be-6629-11ea-a287-bbde7409af03.shtml

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *